Anno VI - Numero 15 - Ottobre  2000

I film del mese


ANIMAL FACTORY

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Steve Buscemi
Sceneggiatura: John Steppling ed Edward Bunker, sulla scorta dell’omonimo romanzo di quest’ultimo
Fotografia: Phil Parmet
Scenografia: Steven Rosenzweig
Costumi: Lisa Parmet
Musica: John Lurie
Montaggio: Kate Williams
Prodotto da: Julie Yorn, Elie Samaha, Andrew Stevens, Steve Buscemi
(USA, 2000)
Durata: 92’
Distribuzione cinematografica: Cdi

PERSONAGGI E INTERPRETI

Earl Copen: Willem Dafoe
Ron Decker: Edward Furlong
A.R.Hosspack: Steve Buscemi
Jan: Mickey Rourke
Buzzard: Eddie Bunker
Buck Rowan: Tom Arnold

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Il giovane e benestante Ron Decker viene condannato a trascorrere un periodo di detenzione per spaccio di marijuana nel penitenziario di San Quentin. Quivi giunto, viene preso sotto la protezione di Earl Copen, criminale che sta scontando una lunga pena ed è un’autorità fra i reclusi. Ciò non impedisce al ragazzo di cacciarsi nei guai, ferendo gravemente un altro carcerato che aveva cercato di aggredirlo: nel tentativo di difenderlo, anche Earl viene coinvolto nello scontro e finisce in isolamento, come Ron. Quando, poi, a quest’ultimo - nella revisione del proprio processo - vengono comminati altri anni di prigione, i due decidono di fuggire per cominciare una nuova vita...

Alla sua seconda prova nel lungometraggio, Steve Buscemi dà conferma del proprio talento registico e si dimostra cineasta duttile, passando con invidiabile sicurezza dai toni agrodolci, alla Cassavetes, di "Mosche da bar" (1996), al registro cupo e drammatico di questo "Animal factory". Adattando per lo schermo un bel libro di Edward Bunker (che è, pure, coautore della sceneggiatura), il Nostro non ha timore di misurarsi con un genere difficile da affrontare senza far ricorso a stereotipi: sotto questo aspetto, la delineazione del rapporto fra Earl e Ron - a mezza via fra l’amicale ed il parentale, con un sottotesto di attrazione fisica - rivela finezze inusitate e ben s’inserisce in una struttura corale padroneggiata con mestiere. Per contro, una certa piattezza di stampo televisivo risulta alla fine un po’ affliggente e toglie punti alla riuscita complessiva della pellicola: cui invece positivamente concorrono le valide prove recitative di Willem Dafoe, abile nel rendere le sfaccettature psicologiche d’un personaggio assai complesso, e del giovane Edward Furlong, già apprezzato in "American history X" ed ormai sulla via d’una piena maturità attorale.

Francesco Troiano


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