Come
asseriva Francis Scott Fitzgerald, "Pollicino" e "Cenerentola" sono le icone
della narrativa: l’uno è il coraggio, l’altra la forza della
bellezza. Il film in questione corrisponde al secondo requisito.
Una ragazza di provincia sogna di cantare nei locali di New York. Vuole
riuscire dove la madre ha fallito, anche se è bloccata quando
deve salire sopra un palco. Così parte alla volta della Grande Mela
dove conosce quattro ragazze bellissime e scatenate che lavorano nel
"Coyote Ugly", un bar in cui le quattro fanciulle, spronate da
una padrona dura e fascinosa, si esibiscono come baccanti sul bancone
provocando i clienti e rendendo il bar sempre pieno. La ragazza incontra
anche l’amore, un giovane cuoco che nel corso della storia sarà l’elemento
determinante affinché lei vinca il terrore del
palco…
Le
ragazze del Coyote Ugly è un film dove ogni personaggio è dotato di uno
spiccato senso dell’onore, privo di invidia: esattamente l’opposto
di quel che accadrebbe in un contesto simile nella esistenza quotidiana.
Potenza del cinema, il cui ruolo è proprio quello di illuderci di
vivere nel miglior mondo possibile.
Il regista David McNally proviene dagli spot pubblicitari e il ritmo del film lo rivela: quando
la musica si integra con le immagini il risultato visivo è vicino alla
clip musicale, eppure, nonostante la trama sia esile, superficiale –
ma il film lo dichiara onestamente dalla prima inquadratura – il ritmo
cinematografico, consequenziale, compatto, è evidente. McNally quindi se
in futuro oserà con altri soggetti potrebbe rivelare una salda mano da
regista.
Il padre della Cynderella di turno è
John Goodman ch e , come
sempre, riesce ad approfondire anche
un personaggio di sfondo. Lei è Piper Perabo, capace di assumere i
tentennamenti di una provinciale a New York. Le ragazze sono naturalmente levigate nella
Bellezza e recitano decentemente. Pressoché sconosciute – eccetto la
modella nera Tyra Banks – le rivedremo, in particolare Cammie-Izabella Miko. Polacca – ma nel film interpreta un russa –
ha curve e talento per riproporsi in ruoli dallo spessore più
rilevante.
Luigi
Senise