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REGOLE
D'ONORE
(RULES OF ENGAGEMENT)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia:
William Friedkin
Sceneggiatura:
Stephen Gaghan (da una storia di James Webb)
Fotografia:
William Fraker e Nicola Pecorini
Scenografia:
Augie Hess
Costumi:
Gloria Gresham
Musica:
Mark Isham
Montaggio:
Augie Hess
Prodotto da:
Richard Zanuck e Scott Rudin
(USA, 2000)
Durata:
125'
Distribuzione
cinematografica: Eagle Pictures
PERSONAGGI E INTERPRETI
Colonnello Hodges: Tommy Lee Jones
Colonnello Childers: Samuel L. Jackson
Generale Hodges: Phlip Baker Hall
William Sokal: Bruce Greenwood
Capitano Lee: Blair Underwood
Sig.ra Mourain: Anne Archer
Ambasciatore Mourain: Ben Kingley
 
Regole d'Onore
di William Friedkin poggia sul quesito che già Francis Ford Coppola in
"Apocalypse Now" (1979) aveva proposto: in guerra, dov'è il
limite tra soldato e assassino?
Vietnam, 1968. Un uomo è solo; è un marine degli Stati Uniti. Intorno
solo morti: sono gli uomini del suo battaglione e presto anche lui
morirà sotto il tiro dell'artiglieria leggera nord-vietnamita.
Quest'uomo è l'ufficiale Hodges (Tommy Lee Jones),
ha condotto al massacro i suoi uomini e sarà salvato da un commilitone
di colore, l'ufficiale Childers (Samuel Jackson). Tornati in
patria i due subiscono diversi destini: Hodges, claudicante per via
delle ferite asiatiche diventa un avvocato militare; Childers, usciso
illeso dal conflitto vietnamita,
continuerà una gloriosa carriera nei Marines. Un giorno, durante una
dimostrazione violenta contro l'ambasciata statunitense di San'a (Yemen),
Childers spara sulla folla facendo 80 morti. Viene allora processato
dalla Corte di giustizia dei Marines. L' accusa lo ritiene colpevole di aver trucidato il popolo
inerme. L'ufficiale asserisce invece di avere risposto al fuoco nemico, che ha
provocato 3 marines morti. A difenderlo scende nell'aula della
corte marziale, con il suo ansante passo irregolare, il colonnello
Hodges,
debitore della vita all'amico ed ex-compagno di trincea.
La
trama risponde al tipico sciovinismo insito nel DNA degli Americani. Su
questo punto ogni critica suonerebbe come un refrain seriale e
vecchiotto, dal momento che oltreoceano film sull'amore degli americani per
l'America si continueranno a fare e giustamente.
Quindi, per passare a questioni moralmente più serie, il film rivela un autore
ispiratissimo nelle sequenza della guerriglia
nella giungla, dove la filigrana di queste immagini è concretata dalle
esperienze documentaristiche dell'autore. Lo stesso vale per il ritmo
tambureggiante e implacabile del processo, sebbene il Cinema abbia
riversato nelle aule di tribunali momenti topici. Il finale inneggia ad
un militarismo autentico, fatto di onore e sincerità e che potrebbe
essere scambiato da uno spirito offuscato da fumose ideologie come
reazionario. Niente di più falso invece. Il milieu militaresco
è solo una metafora sul comportamento di uomini, sinceri e coraggiosi,
che si assumono sempre le loro responsabilità.
Luigi Senise
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