Anno VI - Numero 16 - Novembre 2000

I film del mese


IN THE MOOD FOR LOVE

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Wong Kar-wai
Fotografia
: Christopher Doyle, Mark Li Ping Bing
Scenografia
: William Chang Suk-ping
Musica
: Michael Galasso
Montaggio
: William Chang Suk-ping
Prodotto da
: Wong Kar-wai
(Hong Kong, 2000)

Durata
: 98’
Distribuzione cinematografica
: Lucky Red

PERSONAGGI E INTERPRETI

Su Li -Zhen: Maggie Cheung
Chow Mo-Wan: Tony Leung
Mrs.Suen: Rebecca Pan
Mr.Ho: Lai Chen
Ah-Ping: Siu Ping-lam

Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore, si chiedeva Raymond Carver. E’ la stessa domanda che pare farsi Wong Kar-Wai nel suo ultimo film, In the mood for love: lasciando agli spettatori la risposta dopo aver esposto con impagabile eleganza, superba concisione, mirabile compostezza i termini della questione. 

La storia è semplice: ad Hong Kong, nel 1962, il giornalista Chow ha appena traslocato con sua moglie in un nuovo appartamento in affitto. Nello stabile che li ospita incontra Li -Zhen, una donna giovane e assai bella che s’è da poco trasferita lì in compagnia del marito. I due trascorrono molto tempo insieme, dato che le professioni dei rispettivi coniugi li lasciano spesso soli: sino a quando non scoprono che codesti ultimi intrattengono una relazione...
Da qui in avanti, il film diviene diario minuto, attento, sottile del nascere d’un sentimento: anche se, avverte subito Li-zhen, "noi non saremo mai come loro". L’attrazione che li spinge l’uno nelle braccia dell’altra resterà, quindi, per sempre tale: ne saranno segni massimamente evidenti lo sfiorarsi delle mani, uno sguardo che appena si sofferma, un gesto di cortesia che dura un attimo in più. 

Nell’inscenare questo poema dell’incompiutezza, questo struggente elogio dell’inconcluso, Wong Kar-wai è straordinario. Alternando l’uso di interni minuscoli ad esterni oppressivi, soffocati dall’ombra, toglie aria intorno ai suoi protagonisti, quasi visualizzando l’asfissia emotiva alla quale si consegnano: nello stesso tempo, lascia esplodere quel che internamente li agita nel commento musicale dominato dalla voce di Nat King Cole, persa nei sofferti tanghi "Ojos vertes" e "Quizas, quizas, quizas". Con una operazione di segno opposto a quella condotta da Lars von Trier in "Dancer in the dark", egli prosciuga e rarefa il mélo oltre le soglie dell’immaginabile: alla sua straziata coppia di personaggi neppur concede il lenimento di svelarsi nel proprio trasporto, com’era ad esempio per Trevor Howard e Celia Johnson in "Breve incontro" (1945) di David Lean. Le prove d’abbandono dei legittimi consorti si trasformano così, poco alla volta, nella dolorosa rappresentazione della propria pena: ma nulla arriverà a mutar l’esito del rapporto, mai la volontà d’uno dei due basterà a rompere il ferreo interdetto che consegna entrambi alla solitudine. I segreti che contano, d’altro canto, possono esser raccontati solamente alla fessura d’un albero secolare, che li custodirà in eterno: Chow affida il suo allo spiraglio che s’affaccia nelle mura d’un tempio buddista. E da esso, nasce l’erba.

Francesco Troiano

Il sito ufficiale del film


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