: Lucky
Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Su Li -Zhen: Maggie Cheung
Chow Mo-Wan: Tony Leung
Mrs.Suen: Rebecca Pan
Mr.Ho: Lai Chen
Ah-Ping: Siu Ping-lam




Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore, si
chiedeva Raymond Carver. E’ la stessa
domanda che pare farsi Wong Kar-Wai nel suo
ultimo film, In the mood for love: lasciando agli spettatori la
risposta dopo aver esposto con impagabile eleganza, superba concisione,
mirabile compostezza i termini della questione.
La storia è semplice: ad Hong Kong, nel 1962, il
giornalista Chow ha appena traslocato con sua moglie in un nuovo
appartamento in affitto. Nello stabile che li ospita incontra Li -Zhen,
una donna giovane e assai bella che s’è da poco trasferita lì in
compagnia del marito. I due trascorrono molto tempo insieme, dato che le
professioni dei rispettivi coniugi li lasciano spesso soli: sino a
quando non scoprono che codesti ultimi intrattengono una relazione...
Da qui in avanti, il film diviene diario minuto, attento, sottile del
nascere d’un sentimento: anche se, avverte subito Li-zhen, "noi
non saremo mai come loro". L’attrazione che li spinge l’uno
nelle braccia dell’altra resterà, quindi, per sempre tale: ne saranno
segni massimamente evidenti lo sfiorarsi delle mani, uno sguardo che
appena si sofferma, un gesto di cortesia che dura un attimo in
più.
Nell’inscenare questo
poema dell’incompiutezza, questo struggente elogio dell’inconcluso,
Wong Kar-wai è straordinario. Alternando l’uso di interni
minuscoli ad esterni oppressivi, soffocati dall’ombra, toglie aria
intorno ai suoi protagonisti, quasi visualizzando l’asfissia emotiva
alla quale si consegnano: nello stesso tempo, lascia esplodere quel che
internamente li agita nel commento musicale dominato dalla voce di Nat
King Cole, persa nei sofferti tanghi "Ojos vertes" e "Quizas,
quizas, quizas". Con una operazione di segno opposto a quella
condotta da Lars von Trier in "Dancer in the dark", egli
prosciuga e rarefa il mélo oltre le soglie dell’immaginabile:
alla sua straziata coppia di personaggi neppur concede il lenimento di
svelarsi nel proprio trasporto, com’era ad esempio per Trevor Howard e
Celia Johnson in "Breve incontro" (1945) di David Lean. Le
prove d’abbandono dei legittimi consorti si trasformano così, poco
alla volta, nella dolorosa rappresentazione della propria pena: ma nulla
arriverà a mutar l’esito del rapporto, mai la volontà d’uno dei
due basterà a rompere il ferreo interdetto che consegna entrambi alla
solitudine. I segreti che contano, d’altro canto, possono esser
raccontati solamente alla fessura d’un albero secolare, che li
custodirà in eterno: Chow affida il suo allo spiraglio che s’affaccia
nelle mura d’un tempio buddista. E da esso, nasce l’erba.