Anno VI - Numero 16 - Novembre 2000

I film del mese


LE COSE CHE SO DI LEI
(THINGS YOU CAN TELL JUST BY LOOKING AT HER)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Rodrigo Garcìa
Fotografia: Emmanuel Lubezky
Scenografia: Jerry Fleming
Costumi: George Little
Musica: Ed Shearmur
Montaggio: Amy E. Duddleston
Prodotto da: Jon Avnet, Lisa Lindstrom, Marsha Oglesby
(USA, 2000)
Durata: 106'
Distribuzione cinematografica: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Elaine Keener: Glenn Close
Rebecca: Holly Hunter
Carol: Cameron Diaz
Christine: Calista Flockhart
Lilly: Valeria Golino
Rose: Kathy Baker

Se vi interessano delle storie al femminile questo film soddisfa ogni vostro desiderio, offrendovene in tutte le salse. La cosa che sorprende, come al solito, nonostante l’inconsueta varietà di ruoli offerti al gentil sesso in questo ultimo periodo, è quale sia la strana alchimia per cui a restare indelebili nella magica storia del cinema siano sempre dei personaggi maschili. La risposta più ovvia, e questo film ne è in parte dimostrazione filmata, è la poca attrattiva dei su citati ruoli, troppo spesso incastrati nei gangli del femminismo a tutti i costi o, al contrario, in quelli sacrificali dell’angelo del focolare. 

In "Le cose che so di lei" cinque capitoletti intrecciano le vite di sei donne in un labirinto falsamente elaborato che fa sì che siano tutte legate dal filo rosso di una morte sospetta. Il primo incontro che si fa è quello con Elaine (Glenn Close), affermata ginecologa dalla vita affettiva arida, innamorata di un collega che non risponde ai suoi richiami telefonici e che permette ad una sgangherata cartomante di snocciolarle in forma di tarocchi tutta la sua incapacità di amare. Si passa poi ad una Holly Hunter versione donna in carriera, anche lei insoddisfatta amante di un uomo sposato e perseguitata dalle nefaste profezie di una barbona che ogni giorno staziona davanti alla banca che lei dirige. Il dramma della retorica va avanti con la storia di Rose, single madre di un figlio adolescente, che scopre nelle piccole dimensioni del suo nuovo dirimpettaio nano tutta la grandezza di un sentimento che non conosceva da tempo. Due le donne protagoniste del quarto episodio, Christine, la cartomante del primo racconto, e Lilly (Valeria Golino), sua compagna malata terminale, nell’ultima loro notte di parole strappalacrime prima della fine. E per finire la storia di Carol (Cameron Diaz), bella e non vedente, amatissima per poco dagli uomini, assistita 24 ore su 24 dalla sorella Kathy, detective tutta lavoro e famiglia che incontra alla fine del film l’amore per troppo tempo non cercato in nome del senso del dovere. 

Il tutto è condito da maldestre trovate registiche – per tutti l’incrocio di personaggi che si sfiorano senza mai incontrarsi nelle 5 storie - e tentativi di camuffare quella che in realtà altro non è che il trionfo della banalità. Non c’è nulla di nuovo o intrigante in questo debutto alla regia di Rodrigo Garcia, figlio del Premio Nobel Garcia Marquez, già stimato sceneggiatore e direttore della fotografia, che scivola inevitabilmente nel solito cliché del bene che vince sul male, della mancanza di amore che inaridisce gli animi, del sentimento che prima o poi arriva, basta lasciarsi andare, della libertà di essere donna punita irreversibilmnte con la solitudine. Il cast di tutto rispetto - Glenn Close, Holly Hunter, Cameron Diaz, Kathy Baker – regala un po’ di illusione in un film che implode nei suoi numerosi finali, lasciando insoddisfatti.

Fania Petrelli


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