Anno V - Numero 9 - Marzo  2000

I film del mese


8 DONNE E 1/2
(8 1/2 WOMEN)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Peter Greenaway
Fotografia: Sacha Vierny
Scenografia: Wilbert Van Dorp
Costumi: Emi Wada
Montaggio: Elmer Leupen
Prodotto da: Kees Kasander
(
GB, 1999)
Durata: 121'
Distribuzione cinematografica: Cecchi Gori Group

PERSONAGGI E INTERPRETI

Philip Emmenthal: John Standing
Storey Emmenthal: Matthew Delamere
Kito: Vivian Wu
Beryl: Amanda Plummer
Palmira: Polly Walker
Griselda: Toni Collette

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Divenuto proprietario d’una serie di case da gioco in Giappone, le Pachinko Parlors, frequentate principalmente da donne, il maturo uomo d’affari Philip Emmenthal - prostrato dalla recente vedovanza - accetta la proposta avanzata da suo figlio Storey di creare, nella loro gigantesca dimora ginevrina, qualcosa di più e qualcosa di meno d’un bordello: una sorta di harem, popolato da sterotipate fantasie maschili (la monaca, l’orientale, la femmina in cinta, l’amazzone) in carne ed ossa, messo insieme per celebrare i fasti dell’Eros secondo un’ottica spregiudicata e libertina...

Letto così, lo spunto per quest’ultima fatica registica di Peter Greenaway (che rende omaggio a Fellini, oltre che nel titolo, nell’idea centrale d’un luogo in cui s’adunino svariati esemplari muliebri prescelti in base alle proprie predilezioni presenti e passate) pare bizzarro e sfizioso: adatto, oltre tutto, al gusto colto e provocatorio del 58enne regista inglese, da sempre incline ad inscenar vicende ove l’eleganza compositiva procede di pari passo con la straziante fisicità (sesso, violenza, morte, addirittura cannibalismo) degli argomenti trattati.
Purtroppo, al Nostro stavolta il gioco non riesce né punto né poco: il film appare lento, concettoso, ripetitivo, intriso di cascami sadiani ed anche formalmente sciatto, per non parlar della banalità di contenuti che paion presi di peso dalla Réage di "Histoire d’O".

Un brutto scivolone, davvero: l’unica sequenza per la quale il film potrà esser ricordato è quella dell’incesto fra padre e figlio, dove il contrasto fra i corpi del giovane e del vecchio, l’incontro delle loro carni, provoca un forte senso di disagio. Ma è un lampo, che non salva in alcun modo una pellicola nella quale - per la prima volta nel corso della propria carriera - Greenaway sembra rifare, malinconicamente, il verso a se medesimo.

Francesco Troiano


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