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INSIDER - DIETRO LA
VERITA
(THE INSIDER)CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Eric Roth & Michael Mann, ispirata
allarticolo di Marie Brenner "The men who knew too much", pubblicato da
"Vanity Fair".
Fotografia: Dante Spinotti
Scenografia: Brian Morris
Costumi: Anna Sheppard
Musica: Lisa Gerrard & Pieter Bourke
Montaggio: William Goldenberg, Paul Rubell, David
Rosenbloom
Prodotto da: Peter Jan Brugge, Michael Mann
(USA, 1999)
Durata: 157'
Distribuzione cinematografica: Buena Vista
PERSONAGGI E INTERPRETI
Lowell Bergman: Al Pacino
Jeffrey Wigand: Russell Crowe
Mike Wallace: Christopher Plummer
Liane Wigand: Diane Venora
Don Hewitt: Philip Baker Hall
  
Capo ricercatore e dirigente aziendale della Brown
& Williamson, una delle multinazionali del tabacco, Jeffrey Wigand viene licenziato
dai suoi superiori perchè rifiutatosi di dare lavallo al mantenimento nella
nicotina duna sostanza pericolosa per la salute dei consumatori.
Contattato da Lowell Bergman, reporter investigativo del celebre programma
televisivo statunitense "60 minutes", egli concede unintervista esplosiva
nella quale si svelano i retroscena dellallontanamento dal suo incarico e vengono
messe in piazza le magagne degli industriali del settore: ma la messa in onda è bloccata
dalla CBS e Wigand viene citato in giudizio, fatto oggetto di continue diffamazioni,
lasciato dalla moglie. Bergman, tuttavia, non molla la presa, e cerca in ogni modo di
costringere la CBS a rivedere la propria decisione...
Non sarebbe giusto rivelarvi come la storia andrà a
finire, giacché Insider - Dietro la verità ha pur sempre
landamento e la struttura di un thriller: ed è, soprattutto, un film di Michael Mann, uno dei pochi cineasti americani in attività a
potersi fregiare a ragione del titolo di autore.
Se la struttura da Davide vs. Golia in ambito giudiziario non è nuova nel cinema
americano, come dimostrano pellicole quali Il verdetto (1982) di Sidney Lumet o Conflitto di classe (1990) di Michael Apted, inedito è invece il ritratto dun paese dove
il potere del danaro fa ormai barcollare anche il baluardo della libertà
dinformazione ("è la stampa, bellezza", ghignava Bogart nel 56 alla
fine de "Il colosso dargilla"): se vittoria oggi si ottiene, ciò è
soltanto frutto del caso o dellostinazione del singolo, ma resta comprovata una
volta per tutte linaffidabilità del sistema.
Da sempre narratore di storie duomini alle
prese con un dilemma morale (il poliziotto disilluso e nevrotizzato di Manhunter,
lirruento Hawkeye de Lultimo dei mohicani, lo sbirro dalla
famiglia disastrata di Heat), Mann propone stavolta una variazione sul
tema, ove la giustizia può esser per paradosso ristabilita infrangendo le regole
delletica in luogo di rispettarle.
Ne nasce una sorta di dramma intimista con venature
di detective story, dallandamento solenne e dai tempi volutamente dilatati:
cose che appesantiscono un po la seconda parte, afflitta inoltre da un eccesso di
verbosità e da un sentor di didattico, ma non inficiano il risultato complessivo.
E eccellente, come duso, il livello delle interpretazioni: se Pacino sembra talvolta stazionare tra manierismo e ritualità,
magistrale risulta Russell Crowe nellesprimere la
dolorosa stupefazione di chi si sa colpevole soltanto di verità aggravata.
Francesco Troiano
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