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BOYS DON'T
CRY CAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Kimberly Peirce
Fotografia: Jim Denault
Scenografia: Michael Shaw
Costumi: Victoria Farrell
Musica: Nathan Larson
Montaggio: Lee Percy, Ace Tracy Granger
Prodotto da: Jeffrey Sharp, Johm Hart, Eva Kolonder,
Christine Vachon
(USA, 1999)
Durata: 114'
Distribuzione cinematografica: 20TH Century Fox
PERSONAGGI E INTERPRETI
Brandon Tena: Hilary Swank
Lana: Chloe Sevigny
John: Peter Sarsgaard
Tom: Brendan Sexton
Kate: Alison Folland
Madre di Lana: Jeannetta Arnette
  
Boys dont cry è un film di Kimberley Pierce, una regista che scoprì il caso Brandon Teena
durante il corso dei suoi studi universitari. Dalla ricerca sulla vita di questa ragazza
la Kimberley ne ha tratto un film (quindi diretto e sceneggiato) che scoperchia la grezza
provincia americana nascosta sotto la fragile coltre del puritanesimo. Più che Badlands,
di Malick (1973), film spesso accostato a BDC, è La
Caccia, di A rthur Penn (1966), che può aver
ispirato il film. Perché Brandon Teena ha catturato e ossessionato la capacità creativa
della talentuosa film-maker Kimberly Pierce? Perché la protagonista, nei primi anni
90, nello sconfinato mid-west del grande paese, è una deliziosa, vivace
ragazza priva di famiglia, che percepisce una naturale pulsione per le sue coetanee e,
costretta ad occultare un attegiamento diabolico, per via degli alcolisti reazionari del
Nebraska, si veste da maschio, si tuffa nella vita di una famiglia di simpatici sbandati
come fosse una nuova sorellina, vive la strada da scaltro teppista. Finché non sarà
scoperto il suo segreto, non prima di avere flirtato con le ragazze del posto, instillando
invidia nei suoi compagni di strada.
Il film, più che per alcune sequenze di smaccato
amore saffico, è tagliente nelle menti degli spettatori per lansante, vitale messa
in scena di Teena: una ragazza che per non morire con la propria identità rischia la
vita. E il coraggio di Teena nel perseguire una missione di sopravvivenza nel cuore ottuso
dellAmerica, la regista lo evidenzia ad ogni inquadratura in cui il volto da bel
ragazzo della credibile e giovane attrice Hilary Swank
aggrotta gli occhi da duro o freme di terrore al pensiero di essere scoperta. La storia è
il veicolo su cui scorre la sinnedoche del coraggio, che è lemblema fregiato sulla
fronte di Hilary-Teena, è un monito per tutte quelle persone che si ritrovano in un corpo
che non è il corrispettivo di quel che le loro menti auspicano. Le immagini compiono
dunque un ampio giro realistico sulla country-side del Mid-West, dove al centro, come
lobelisco della Casa Bianca di Washington, spicca il momumento di Brandon Teena.
Se ogni storia esemplare sul
piano antropologico trovasse registi capaci di riassumerla visivamente con sintesi e
intensità come la pellicola della Kimberley, forse in futuro nascerà un cinema che
tenterà di rappresentare il dolore della umanità più che allentargli le
borse. In America anche i più piccoli, accompagnati dai genitori, possono vedere e
discutere questo film mentre in Italia è stato vietato ai minori di 18 anni.
Luigi
Senise
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