Anno V - Numero 9 - Marzo  2000

I film del mese


BOYS DON'T CRY

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Kimberly Peirce
Fotografia: Jim Denault
Scenografia: Michael Shaw
Costumi: Victoria Farrell
Musica: Nathan Larson
Montaggio: Lee Percy, Ace Tracy Granger
Prodotto da: Jeffrey Sharp, Johm Hart, Eva Kolonder, Christine Vachon
(USA,  1999)
Durata: 114'
Distribuzione cinematografica: 20TH Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Brandon Tena: Hilary Swank
Lana: Chloe Sevigny
John: Peter Sarsgaard
Tom: Brendan Sexton
Kate: Alison Folland
Madre di Lana: Jeannetta Arnette

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1.jpg (11855 bytes)Boys don’t cry è un film di Kimberley Pierce, una regista che scoprì il caso Brandon Teena durante il corso dei suoi studi universitari. Dalla ricerca sulla vita di questa ragazza la Kimberley ne ha tratto un film (quindi diretto e sceneggiato) che scoperchia la grezza provincia americana nascosta sotto la fragile coltre del puritanesimo. Più che Badlands, di Malick (1973), film spesso accostato a BDC, è La Caccia, di A rthur Penn (1966), che può aver ispirato il film. Perché Brandon Teena ha catturato e ossessionato la capacità creativa della talentuosa film-maker Kimberly Pierce? Perché la protagonista, nei primi anni ’90, nello sconfinato mid-west del ’grande paese’, è una deliziosa, vivace ragazza priva di famiglia, che percepisce una naturale pulsione per le sue coetanee e, costretta ad occultare un attegiamento diabolico, per via degli alcolisti reazionari del Nebraska, si veste da maschio, si tuffa nella vita di una famiglia di simpatici sbandati come fosse una nuova sorellina, vive la strada da scaltro teppista. Finché non sarà scoperto il suo segreto, non prima di avere flirtato con le ragazze del posto, instillando invidia nei suoi compagni di strada.

2.jpg (13946 bytes)Il film, più che per alcune sequenze di smaccato amore saffico, è tagliente nelle menti degli spettatori per l’ansante, vitale messa in scena di Teena: una ragazza che per non morire con la propria identità rischia la vita. E il coraggio di Teena nel perseguire una missione di sopravvivenza nel cuore ottuso dell’America, la regista lo evidenzia ad ogni inquadratura in cui il volto da bel ragazzo della credibile e giovane attrice Hilary Swank aggrotta gli occhi da duro o freme di terrore al pensiero di essere scoperta. La storia è il veicolo su cui scorre la sinnedoche del coraggio, che è l’emblema fregiato sulla fronte di Hilary-Teena, è un monito per tutte quelle persone che si ritrovano in un corpo che non è il corrispettivo di quel che le loro menti auspicano. Le immagini compiono dunque un ampio giro realistico sulla country-side del Mid-West, dove al centro, come l’obelisco della Casa Bianca di Washington, spicca il momumento di Brandon Teena.

3.jpg (14537 bytes)Se ogni storia esemplare sul piano antropologico trovasse registi capaci di riassumerla visivamente con sintesi e intensità come la pellicola della Kimberley, forse in futuro nascerà un cinema che tenterà di rappresentare il dolore della umanità – più che allentargli le borse. In America anche i più piccoli, accompagnati dai genitori, possono vedere e discutere questo film mentre in Italia è stato vietato ai minori di 18 anni.

Luigi Senise


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