Anno V - Numero 11 - Maggio  2000

I film del mese


PENE D’AMOR PERDUTE
(LOVE'S LABOUR'S LOST)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia e Adattamento: Kenneth Branagh
Fotografia: Alex Thomson
Scenografia: Tim Harvey
Costumi: Anna Buruma
Musica: Patrick Doyle
Montaggio: Neil Farrell, Dan Farrell
Prodotto da: David Barron, Kenneth Branagh
(
UK - USA, 1999)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Berowne: Kenneth Branagh
Nathaniel: Richard Briers
Boyet: Richard Clifford
Maria: Carmen Ejogo
Mercade: Daniel Hill
Costard: Nathan Lane
Dumaine: Adrian Lester

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1.jpg (13761 bytes)Non si fa in tempo ad archiviarne uno, ch’è già in arrivo un altro adattamento shakespeariano: davvero il Bardo può considerarsi, come da celebre battuta, il più prolifico sceneggiatore cinematografico non vivente sulla piazza.
Oltre a tutto, la sua opera viene ormai adoprata sempre più liberamente, sia pur con esiti diseguali: se la fedeltà al testo poco giovava al recentissimo "Titus", la libera trasposizione di "Pene d’amor perdute" messa in atto da Branagh (un fedelissimo dello scrittore di Stratford-on-Avon, essendo egli al suo sesto film ispirato a pagine sue: "Molto rumore per nulla", "Amleto", "Enrico V" diretti in prima persona, un "Otello" soltanto interpretato, oltre alla bizzarra fantasticheria di "Nel bel mezzo d’un gelido inverno") può invece dirsi del tutto riuscita, pervasa da una grazia ed una leggerezza divenute oggidì merce rara sul grande schermo.

2.jpg (11738 bytes)Spostata l’azione del testo dal 1578 al 1939, giusto fra le due guerre, il film prende la forma purtroppo obsoleta del musical per inscenar la vicenda del quartetto di gentiluomini del regno di Navarra che giurano castità per un triennio di studio, ma finiscono per innamorarsi perdutamente della principessa di Francia e delle sue dame di compagnia: il tutto, fra deliziosi numeri musicali commentati da una schidionata di splendide canzoni d’epoca, da "Cheek to cheek" a "I"ve got a crush on you", da "They can’t take that away from me" a "Let’s face the music and dance".
Se l’idea d’ibridar Shakespeare con le sette note non è nuovissima (si pensi a "Baciami, Kate!", dalla "Bisbetica domata", o a quel "Romeo e Giulietta" apocrifo ch’è "West side story"), il piacere della visione qui s’esercita com’è ormai infrequente che succeda: mentre la favola è percorsa da baluginii di realtà e presagi d’orrore (i finti cinegiornali d’epoca, il fantasma grande del secondo conflitto mondiale) che la rendono più vera, viva, struggente di quelle ubicate nei territori della fantasia pura.

Francesco Troiano


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