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PENE DAMOR
PERDUTE
(LOVE'S LABOUR'S LOST)CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia e Adattamento: Kenneth Branagh
Fotografia: Alex
Thomson
Scenografia: Tim Harvey
Costumi: Anna Buruma
Musica: Patrick Doyle
Montaggio: Neil Farrell, Dan Farrell
Prodotto da: David Barron, Kenneth Branagh
(UK - USA, 1999)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Berowne: Kenneth Branagh
Nathaniel: Richard Briers
Boyet: Richard Clifford
Maria: Carmen Ejogo
Mercade: Daniel Hill
Costard: Nathan Lane
Dumaine: Adrian Lester
  
Non si fa in tempo ad
archiviarne uno, chè già in arrivo un altro adattamento shakespeariano: davvero il
Bardo può considerarsi, come da celebre battuta, il più prolifico sceneggiatore
cinematografico non vivente sulla piazza.
Oltre a tutto, la sua opera viene ormai adoprata sempre più liberamente, sia pur
con esiti diseguali: se la fedeltà al testo poco giovava al recentissimo
"Titus", la libera trasposizione di "Pene damor perdute" messa
in atto da Branagh (un fedelissimo dello scrittore di Stratford-on-Avon, essendo egli al
suo sesto film ispirato a pagine sue: "Molto rumore per nulla",
"Amleto", "Enrico V" diretti in prima persona, un "Otello"
soltanto interpretato, oltre alla bizzarra fantasticheria di "Nel bel mezzo dun
gelido inverno") può invece dirsi del tutto riuscita, pervasa da una grazia ed una leggerezza divenute oggidì merce rara sul
grande schermo.
Spostata lazione del
testo dal 1578 al 1939, giusto fra le due guerre, il film prende la forma purtroppo
obsoleta del musical per inscenar la vicenda del quartetto di gentiluomini del regno di
Navarra che giurano castità per un triennio di studio, ma finiscono per innamorarsi
perdutamente della principessa di Francia e delle sue dame di compagnia: il tutto, fra
deliziosi numeri musicali commentati da una schidionata di splendide canzoni depoca,
da "Cheek to cheek" a "I"ve got a crush on you", da "They
cant take that away from me" a "Lets face the music and dance".
Se lidea dibridar Shakespeare con le sette note non è nuovissima (si
pensi a "Baciami, Kate!", dalla "Bisbetica domata", o a quel
"Romeo e Giulietta" apocrifo chè "West side story"), il piacere
della visione qui sesercita comè ormai infrequente che succeda: mentre la
favola è percorsa da baluginii di realtà e presagi dorrore (i finti cinegiornali
depoca, il fantasma grande del secondo conflitto mondiale) che la rendono più vera,
viva, struggente di quelle ubicate nei territori della fantasia pura.
Francesco Troiano
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