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DIETRO LE QUINTE
La NASA ha stipulato con la
produzione di "Mission To Mars" un contratto per partecipare al film. Per più
di un anno la produzione ha lavorato quindi in stretta collaborazione con la NASA,
affidandosi alla preziosissima consulenza dei suoi esperti, garantendo con gli autori e
gli interpreti la ricercata autenticità.
I consulenti tecnici del film sono Story Musgrave, ex astronauta della NASA che detiene il
record di maggiore anzianità di servizio e di maggior numero di ore di passeggiate
spaziali, e Joe Allen, già consulente tecnico di "Armageddon - Giudizio
finale". Il loro lavoro ha avuto inizio durante la fase di preparazione del film, con
la rilettura della sceneggiatura, poi Musgrave ed Allen si sono incontrati con il cast
degli interpreti prima dell'inizio delle riprese, per parlare della loro personale
esperienza nello spazio.
La partecipazione della NASA ha dato un importante contributo in termini di disponibilità
degli scienziati e di visite a Houston e in Florida per conoscere cosa si progetta e cosa
sia già realtà.
In "Mission To Mars" la navetta viene lanciata dalla World Space Station,
disegnata sul modello della vera stazione spaziale attualmente in progettazione alla NASA,
con l'aggiunta di un elemento circolare roteante nello spazio che ospita la missione di
controllo.
La stazione spaziale internazionale, il progetto più ambizioso mai tentato dalla NASA,
coinvolge sedici paesi, sarà poco più grande di un campo di football e orbiterà intorno
alla Terra a una distanza di circa 380.000 chilometri.
Capo tecnico della missione Pathfinder, atterrata su Marte il 4 luglio 1997, Matt Golombek
lavora al JPL (Jet Propulsion Laboratory) di Pasadena, il centro della NASA addetto al
volo spaziale senza equipaggio, a cui fanno capo tutte le sonde che attualmente esplorano
il nostro sistema solare.
Golombek ha fornito la sua consulenza sulla sceneggiatura e in fase di post produzione ha
lavorato con il reparto degli effetti visivi per garantire che l'immagine di Marte fosse
realistica.
Il suo contributo è stato fondamentale quando si è dovuto stabilire che aspetto avesse
il cielo di Marte. "Una sorta di giallo-bruno, non proprio rosso ma molto vicino al
rosso," lo descrive Golombek. "Siamo quasi certi che questo colore sia dovuto a
una polvere di grana finissima che si solleva durante le tempeste. Ma deve anche esserci
qualche altra spiegazione. Sono stati osservati piccoli cicloni che sollevano il
pulviscolo fin su nell'atmosfera. E' una polvere talmente leggera che impiega moltissimo
tempo a ricadere, e anche se l'atmosfera è molto rarefatta, è sufficientemente densa da
tenerla sospesa e così ha sempre questo aspetto rossastro.
Infatti, il sessanta per cento della luce che illumina il pianeta è filtrata dalle
particelle di polvere sospese nell'atmosfera. Di conseguenza, ogni cosa che non sia
illuminata direttamente, ogni ombra, ogni zona in ombra, appare rossastra. E' molto
diverso dalla Terra. Qui, anche se ci mettiamo all'ombra, possiamo sempre dire che
indossiamo una camicia blu. Su Marte apparirebbe rossa."
Fra i set più imponenti che
siano mai stati costruiti per un film, la superficie di Marte è stata realizzata alle
dune sabbiose di Fraser, poco a sud di Vancouver. I cinquantacinque acri di terreno sono
stati modellati sulla sabbia delle dune e poi coperti per migliaia di metri quadrati di
'shotcrete', un particolare tipo di calcestruzzo da nebulizzare. Per colorare il terreno
ci si è serviti di manichette antincendio, che hanno spruzzato più di 350 litri al
minuto di vernice di latex atossica rosso Marte, per un totale di 454.200 litri.
Per il produttore esecutivo Sam Mercer la sfida maggiore era rappresentata dal set
degli esterni di Marte: "Che aspetto avrebbe dovuto avere Marte, come avremmo
riprodotto quel suo cielo vagamente somigliante ai tramonti inquinati di Los Angeles? E
dove avremmo trovato lo spazio sufficiente ad effettuare le riprese?"
Dopo aver valutato tutte le possibilità, inclusa quella, improbabile, di trovare un set
insonorizzato di dimensioni tali da soddisfare le esigenze della produzione, la scelta è
caduta sulle dune sabbiose di Fraser. "Su Marte gli spazi sembrano senza fine,"
fa notare Mercer. "La Valle Marineris è lunga quanto tutti gli Stati Uniti. Ma le
dune erano quattro volte più estese delle altre location che stavamo considerando, e il
lato che dà sul fiume, privo di alberi, è diventato il nostro orizzonte infinito."
"Era come giocare in un enorme recinto di sabbia," dice Verreaux, "abbiamo
portato delle enormi ruspe e abbiamo creato il nostro ambiente." Così è nata la
superficie di Marte.
"Eravamo tutti d'accordo sul fatto che Marte dovesse avere un aspetto
verosimile," aggiunge il direttore della fotografia Stephen Burum, che insieme a
Verreaux ha lavorato alla mappatura del pianeta. Con l'aiuto di un software che traccia un
grafico del tragitto del sole in base a una data e un luogo, spiega Burum, "Ed è
riuscito a orientare le colline in modo da avere sempre la luce migliore. Così siamo
riusciti a rendere meglio il senso di vastità degli spazi e abbiamo potuto utilizzare
l'intero giorno di ripresa, avendo sempre qualche punto ben illuminato. E' stato
utilissimo avere i bulldozer, che hanno rimodellato il territorio esattamente come serviva
a noi in base al grafico del percorso del sole."
Per essere certi che il paesaggio e le
condizioni ambientali di Marte descritti nel film non discordassero dai dati attualmente
in possesso della scienza, gli autori si sono rivolti agli esperti della NASA. Su Marte le
tempeste di polvere possono durare fino a sei mesi. Per ricreare una di queste tempeste
marziane, Elmendorf e il suo team di tecnici degli effetti speciali hanno realizzato
alcuni generatori di vento che soffiavano sulle dune una polvere di silice rosa.
Gli oltre quattrocento effetti visivi del film hanno richiesto l'esperienza di due
studi specializzati in questo: la Dream Quest Images e l'Industrial Light and Magic (ILM).
Tutte le riprese degli esterni di Marte sono state trattate al computer perché, spiega
Jacobson, "il cielo di Marte non è come quello della Terra."
Gli effetti visivi hanno incluso inoltre la tecnica più tradizionale delle riprese con i
modelli in miniatura, effettuate in studio a Los Angeles, e l'inserimento di fondi
stellati o dell'immagine di Marte nelle sequenze ambientate nello spazio. La produzione è
anche ricorsa all'uso dei mascherini dipinti e della grafica computerizzata, utilissima
per le scene di un catastrofico vortice.
Il modello in miniatura di
Mars Recovery, progettato da Ed Verreaux, è stato realizzato negli studi della Dream
Quest Images da un gruppo di venticinque costruttori. Il veicolo, lungo circa sette metri
e molto elaborato, ha richiesto dieci settimane di lavoro, mentre per la realizzazione
delle sezioni esplose del modello e di un grosso plastico con uno scorcio del paesaggio
marziano ci sono volute altre quattro settimane.
Per dare a Mars Recovery il tipico look NASA sono occorsi appositi 'accessori' come i
serbatoi sferici per il carburante, i pannelli solari, le antenne e l'elemento rotante. La
struttura di supporto meccanizzata della navetta aveva un secondo asse di rotazione che
permetteva alla ruota di girare indipendentemente dall'astronave.
Alla ILM il responsabile degli effetti visivi John Knoll, con un team di una sessantina di
persone, ha realizzato circa trecento inquadrature, incluse la sequenza di uno space
walking degli astronauti per recuperare il modulo di rifornimento (REMO) e quella in cui
gli astronauti visitano un planetario spaziale dove è illustrata l'evoluzione della
terra.
L'escursione sulla superficie di Marte ha presentato parecchie difficoltà per gli artisti
della ILM, che dovevano ricreare un'ambientazione verosimile ma allo stesso tempo un po'
onirica in cui i protagonisti incontrano un alieno che mostra loro l'evoluzione della
Terra. Dopo l'atterraggio su Marte, gli astronauti entrano in un planetario olografico in
cui è possibile percorrere a piedi tutto il sistema solare. La sequenza è stata
realizzata creando l'immagine digitale e tridimensionale di un planetario e poi
aggiungendo le immagini degli attori, ripresi separatamente su un fondale neutro. Poco
dopo appare sulla scena un alieno che mostra agli astronauti l'immagine bielicoidale del
DNA, che poi comincia a trasformarsi dall'una all'altra nelle creature che rappresentano
l'evoluzione del pianeta Terra. La sequenza, un morphing di sette diverse creature con
strutture corporee differenti (paramecio, pesce, lucertola, coccodrillo, dinosauro, mammut
e buffalo) è stata, per animatori e direttori tecnici, straordinariamente impegnativa e
ha richiesto una lavorazione di cinque mesi.
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