Anno V - Numero 13 - Luglio  2000

I film del mese


SONATINE

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Takeshi Kitano
Fotografia: Katsumi Yanagishima
Scenografia: Osamu Sasaki
Costumi: Osamu Sasaki
Musica: Joe Hisaishi
Montaggio: Takeshi Kitano
Prodotto da: Masayuki Mori, Hisao Nabeshima, Takio Yoshida
(Giappone, 1993)
Durata: 94’
Distribuzione cinematografica: Lucky Red

PERSONAGGI E INTERPRETI

Murakawa: Beat Takeshi (Takeshi Kitano)
Miyuki: Aya Kokumai
Uechi: Tetsu Watanabe
Ryoji: Ren Ohsugi
Kitajima: Kenichi Yajma
Killer: Eiji Minakata

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Sonatine (1993) di Takeshi Kitano ha riproposto di nuovo l’autore nipponico al pubblico romano. Già vincitore e Venezia nel 1997 con Hana-Bi e lo scorso anno presente con L’Estate di Kikujiro (opera decisamente minore -come Kids Return del 1996. Da Furyo di Nagisa Oshima, in cui recitava da coprotagonista accanto a David Bowie, ad Hana-Bi, la sua opera stilsticamente più compiuta, in Italia l’ Autore Kitano ha riscosso interesse seguendo un'assimilazione rapsodica. La sua opera si è disseminata in frammenti che anacronisticamente si sono depositati sulla cinefilia italiana.

Sonatine è un gangster movie, sbozzato da lampi di black-umor e di poesia secca, formata sul contrasto visivo –la prima immagine è un variopinto e fiabesco pesce trafitto da una fiocina-  fra l’azione implacabile e la percezione magica della natura.
Murakawa (Kitano) è un boss della Yakuza, la mafia giapponese. Il suo capo gli ingiunge di recarsi ad Okinawa per pacificare una lite intestina alla organizzazione. Nell’isola, lui, e i suoi uomini, cui si affilia una ragazza, capiranno di trovarsi in una trappola tesa ad eliminarli; lui, infatti, è considerato troppo potente per il suo capo. Murakawa si insedia in una casa in riva al mare e medita la vendetta.

Immune dallo standard del bandito occidentale, dove il Cattivo è consapevole della sua dannazione e spesso animato da un’ombra di riscatto morale, il criminale Kitano non tratta la sua scelta di vita come un fatto personale fra se stesso e la società. Lui è un samurai sbandato, artistoide, persino ingenuo quando non spara. L’impostazione formale, tesa ed asciutta, nel film è costante, che tuttavia ha il ritmo scandito dalla camminata sciatta di Kitano, dai suoi sguardi assenti e decisi, dalle immagini limpide e atroci, unite dai silenzi delle basse coste giapponesi e dallo stridere della sabbia unta di sangue sulle suole delle scarpe. Su questo assunto narrativo si fonda Sonatine, che non è un capolavoro, ma un prodotto fitto di trovate drammaturgiche, sorretto da uno sguardo dichiaratamente pittorico. E il personaggio di Murakawa spiccherebbe per originalità, se non passeggiasse, così di frequente, nelle pellicole del genialoide Beat–Takeshi.

Luigi Senise


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