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THE SKULLS
(THE SKULLS)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia:
Rob Cohen
Sceneggiatura: John Pogue
Fotografia: Fred Caruso
Scenografia: Bob Ziembicki
Costumi: Marie-Sylvie Deveau
Musica: Randy Edelman
Montaggio: Peter Amundson
Prodotto da: Neahl H. Moritz, John Pogue
(USA, 2000)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Key Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Luke McNamara: Joshua Jackson
Caleb mandrake: Paul Walker
Will Beckford: Hill Harper
Chloe: Leslie Bibb
Martin Lombard: Christopher McDonald
Detective Sparrow: Steve Harris

La trama sembrerebbe intrigante. Uno studente americano
nato e cresciuto povero che per le sue capacità intellettive viene adocchiato da una
ambigua quanto sconosciuta loggia interna alluniversità. La quale svolge un
capillare controllo delle posizioni logisticamente vitali per una contea come
tribunali, college, ecc. - con i suoi ex-alunni, denominati Skulls. Il giovane viene così
a contatto con i maestri di cerimonia e con un suo coetaneo e novizio pari a lui, a cui
secondo le regole degli Skulls - lo lega un patto di fedeltà eterna. Fino a quando
un suo amico non morirà per aver filmato i luoghi di ritrovo della setta. Allora il
ragazzo tenterà di fuggire, ma il recente passato proverà ad eliminarlo con ogni mezzo.
Lo scarto tra soggetto e messa in scena è
paradigmatico in questa pellicola di Rob Cohen. Dove ad una trama antica e tuttavia fitta
di intrecci, silenzi e lampi di azione, come lo è una storia di loggie inaccessibili,
caverne e fiaccole, risponde per contro una sequenza narrattiva frettolosa. La prima parte
della pellicola schizza dritta dentro il nucleo della storia. Con un impeto del tutto
privo però, su un piano stilistico, della sintesi narrativa e della scioccante rapidità
controllata di Kubrick, o di Spielberg. Il seguito è in ordine decrescente rispetto al
principio: una serie di coup de theatre, melensi come la parola che li definisce, con un
finale sbrigativo, che spezza lesile trama, meritevole almeno di una conclusione
coerente con la storia narrata.
Quel
che è del tutto assente nel film è quellaurea di opaco pulviscolo grigio
onnipresente nelle immagini, nelle parole e negli sguardi dei protagonisti e degli
ambienti dei film o della narrativa di questo genere. Quando Conan Doyle, Tolstoj, Kubrick
descrivono società segrete, sette o loggie, lasciano che il totalitarismo di queste
seducano, a tutta prima, il protagonista come il lettore. Mentre nel film di Cohen la
loggia è in prima battuta condensata nel fluido maligno: chiaro. Evidente. Persino ai
passanti. Con il logo del teschio incastonato nella torre delluniversità. A riprova
di quanto risulti confuso nella pellicola il confine tra vero e apparente. Tra vita alla
luce del sole e vita sotterranea: in senso fisico e concettuale. Tutto è manicheo.
Lelemento Diabolico rimane esposto allattacco dello spettattore dalla prima
sequenza. Un lusso che solo Alfred Hitctkock poteva permettersi.
Luigi
Senise
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