Anno V - Numero 13 - Luglio  2000

I film del mese


THE SKULLS
(THE SKULLS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Rob Cohen
Sceneggiatura: John Pogue
Fotografia: Fred Caruso
Scenografia: Bob Ziembicki
Costumi: Marie-Sylvie Deveau
Musica: Randy Edelman
Montaggio: Peter Amundson
Prodotto da: Neahl H. Moritz, John Pogue
(USA, 2000)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Key Film

PERSONAGGI E INTERPRETI

Luke McNamara: Joshua Jackson
Caleb mandrake: Paul Walker
Will Beckford: Hill Harper
Chloe: Leslie Bibb
Martin Lombard: Christopher McDonald
Detective Sparrow: Steve Harris

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1.jpg (10694 bytes)La trama sembrerebbe intrigante. Uno studente americano nato e cresciuto povero che per le sue capacità intellettive viene adocchiato da una ambigua quanto sconosciuta loggia interna all’università. La quale svolge un capillare controllo delle posizioni logisticamente vitali per una contea – come tribunali, college, ecc. - con i suoi ex-alunni, denominati Skulls. Il giovane viene così a contatto con i maestri di cerimonia e con un suo coetaneo e novizio pari a lui, a cui – secondo le regole degli Skulls - lo lega un patto di fedeltà eterna. Fino a quando un suo amico non morirà per aver filmato i luoghi di ritrovo della setta. Allora il ragazzo tenterà di fuggire, ma il recente passato proverà ad eliminarlo con ogni mezzo.

2.jpg (10251 bytes)Lo scarto tra soggetto e messa in scena è paradigmatico in questa pellicola di Rob Cohen. Dove ad una trama antica e tuttavia fitta di intrecci, silenzi e lampi di azione, come lo è una storia di loggie inaccessibili, caverne e fiaccole, risponde per contro una sequenza narrattiva frettolosa. La prima parte della pellicola schizza dritta dentro il nucleo della storia. Con un impeto del tutto privo però, su un piano stilistico, della sintesi narrativa e della scioccante rapidità controllata di Kubrick, o di Spielberg. Il seguito è in ordine decrescente rispetto al principio: una serie di coup de theatre, melensi come la parola che li definisce, con un finale sbrigativo, che spezza l’esile trama, meritevole almeno di una conclusione coerente con la storia narrata.

3.jpg (10296 bytes)Quel che è del tutto assente nel film è quell’aurea di opaco pulviscolo grigio onnipresente nelle immagini, nelle parole e negli sguardi dei protagonisti e degli ambienti dei film o della narrativa di questo genere. Quando Conan Doyle, Tolstoj, Kubrick descrivono società segrete, sette o loggie, lasciano che il totalitarismo di queste seducano, a tutta prima, il protagonista come il lettore. Mentre nel film di Cohen la loggia è in prima battuta condensata nel fluido maligno: chiaro. Evidente. Persino ai passanti. Con il logo del teschio incastonato nella torre dell’università. A riprova di quanto risulti confuso nella pellicola il confine tra vero e apparente. Tra vita alla luce del sole e vita sotterranea: in senso fisico e concettuale. Tutto è manicheo. L’elemento Diabolico rimane esposto all’attacco dello spettattore dalla prima sequenza. Un lusso che solo Alfred Hitctkock poteva permettersi.

Luigi Senise

Il sito ufficiale di The skulls


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