Anno V - Numero 13 - Luglio  2000

I film del mese


I CINQUE SENSI
(THE FIVE SENSES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Jeremy Podeswa
Fotografia: Gregory Middleton
Scenografia: Taavo Soodor
Costumi: Gersha Phillips
Musica: Alexina Louie, Alex Pauk
Montaggio: Wiebke von Carolsfeld
Prodotto da: Ted East, David R. Ginsburg, Charlotte Mickie, Jeremy Podeswa per Alliance Atlantis e Five Senses Production
(Canada, 1999)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: Key Films

PERSONAGGI E INTERPRETI

Rona: Mary-Louise Parker
Roberto: Marco Leonardi
Anna Miller: Molly Parker
Ruth: Gabrielle Rose
Rachel: Nadia Litz
Robert: Daniel MacIvor
Richard: Philippe Volter
Gail: Pascale Bussières
Raymond: Richard Clarkin
Rebecca: Tara Rosling
Rupert: Brendan Fletcher
Elise Francis Stolk: Amy Lee Miller

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Alcuni film, più che visti, vanno sentiti. Sentiti dentro. Capaci di evocare un’intera atmosfera a partire da pochi elementi, si impongono alla nostra attenzione nonostante il loro essere sottotono, a dispetto della loro natura sobria e minimalista, priva di cast dai nomi altisonanti. I cinque sensi è un film corale, solenne, introspettivo, a tratti quasi bergmaniano nell’esplorare i drammi della coscienza e la mancanza di comunicazione. Sviluppato con l’assistenza del Sundance Institute, premiato ai Genie Awards e al Toronto Film Festival, questa pellicola di Podeswa - promettente regista, canadese come il più noto Atom Egoyan – è strutturalmente articolata su più livelli paralleli e ha come punto focale unificante la scomparsa di una bambina. Tuttavia, è lungi dall’essere un thriller. E’ un film drammatico incentrato sul tema della ricerca: non solo e non tanto della bimba sparita, quanto di sensazioni autentiche, sottratte alla razionalizzazione logica. Una quest interiore, nel tentativo di recuperare qualcosa a cui aggrapparsi di fronte alla mancanza di certezze.

A ciascuno dei cinque personaggi principali, legati da rapporti di vicinato e di reciproca conoscenza, corrisponde uno dei cinque sensi. Una massaggiatrice (tatto) recupera il contatto con la figlia. Quest’ultima (vista) spia i momenti più intimi dell’esistenza altrui per soddisfare il suo desiderio di assumere un’altra identità. Una food stylist (gusto) decora torte bellissime ma insapori, così come insipida è la sua intransigenza. Un oculista in procinto di diventare sordo (udito) memorizza i suoni a cui tiene di più. Infine, un bisessuale è convinto che l’amore abbia un profumo (olfatto).
Ambizioso, il progetto di Podeswa. Combinare questi cinque subplots avrebbe potuto dar vita a un risultato troppo schematico e artificioso. Invece, "I cinque sensi" – a parte qualche smagliatura nella credibilità dello sviluppo drammatico – è un film delicato e suggestivo. Veicola un messaggio positivo (spetta a noi aprirci agli altri e all’ottimismo) senza facili moralismi o rigide coercizioni interpretative che sottrarrebbero il testo alla riflessione dello spettatore. I dialoghi non sono uniformi, adottano registri e toni diversi. E la regia procede in modo pacato, con misurati movimenti di macchina, senza eccessi di pathos e quasi con distacco emotivo.

Paola Daniela Orlandini


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