PERSONAGGI E INTERPRETI
Bob Rueland: David Duchovny
Grace Briggs: Minnie Driver
Joe Dayton: James Belushi
Megan Dayton: Bonnie Hunt
Jeff: Chris Burns

Il ritmo, nella commedia, è un determinante complesso,
ce lo insegnava Frank Capra. Di frequente è assistito da una recitazione brillante e da
una minuziosa selezione delle scene, dalla loro disposizione e dallincastro che ne
decide lequilibrio filmico (il lavoro in fase di découpage, per intendersi). Nelle
prove più recenti, anche, molte commedie hanno frequentemente arricchito il plot
ricorrendo allinserimento di abili caratteristi, sconosciuti attori dindubbio
talento comico che, se non hanno sollevato la qualità del prodotto cinematografico,
quanto meno lo hanno scosso dalla piattezza dei protagonisti, come è accaduto in
"Paura damare" o in "Nothing Hill". Un "trucco"
sapientemente estorto al teatro shakespeariano (pensiamo a Feste, o ancor più al buffone
del Re Lear), anche se siamo ben distanti da ruoli così organici e orchestrali.
Il film della Hunt, purtroppo, non ha nulla di tutto
questo a venire in suo soccorso. Piuttosto, è penalizzato da una sceneggiatura
scarna e abusata, da un Duchovny goffo ed inadeguato al ruolo, da una
sovrabbondanza di tempi morti e di scene del tutto accessorie che rallentano il film oltre
misura, dalla mancanza di un personaggio marginale in grado di temperarne la leziosità.
Eppure, siccome anche André Bazin concedeva che persino ad un opera mediocre, si potesse
riconoscere un momento dinattesa ispirazione, almeno una scena merita di essere
citata: al ricevimento per la raccolta dei fondi, concluso il discorso della moglie,
Duchovny chiede allorchestra di suonare la celebre canzone di Dean Martin che darà
il titolo al film. Poi, in una sequenza girata sfruttando una forma piuttosto classica
(primi e primissimi piani che seguono dolcemente il ritmo della coppia), i due ballano
raggianti alle note della musica. Tempestivamente, mentre la canzone prosegue ininterrota,
la scena stacca di colpo su unaltra, inquadrando il volto turbato (ma grottesco) di
Duchovny, e in un secondo tempo la sua camicia bianca violata da numerose macchie di
sangue, mentre un gruppo di medici trasporta la moglie su una portantina. La
sovrapposizione escogitata tra la continuità della musica, e il movimento inatteso da un
contesto pacato e rassicurante ad uno più brusco, descritto dal tragico destino della
donna, modifica rapidamente il baricentro emotivo dello spettatore attraverso un
affascinante meccanismo di montaggio, che rende superflua la rappresentazione degli
avvenimenti temporalmente interposti tra le due scene, lasciando alla musica
lappropriato compito di scandire un "tempo emotivo".
Se si esclude questa sequenza, rimangono 115
minuti deludenti e superflui.