Anno V - Numero 13 - Luglio  2000

I film del mese


LA LETTERA
(A CARTA)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Manuel de Oliveira
Sceneggiatura: Manuel de Oliveira (liberamente tratto da "La Principessa di Cléves", di Mm de Lafayette; consulente letterario: Jacques Parsi)
Fotografia: Edmond Machel
Scenografia: Ana Vaz da Silva
Costumi: Judy Shrewbury
Musica: Pedro Abrunhosa
Montaggio: Valmir Loiseux
Prodotto da: Paulo Branco
(Portogallo-Francia, 1999)
Durata: 105’
Distribuzione cinematografica: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mme de Cléves: Chiara Mastroianni
Pedro Abrunhosa: Pedro Abrunhosa
M. de Cléves: Antoine Chappey
Mme de Chartres: Francoise Fabian
La suora: Leond Silweire
Maria Joao Pires: Maria Joao Pires

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Manuel de Oliveira firma un film alla veneranda età di 92 anni. La storia è tratta da un racconto di Mm de Lafayette. Mme de Cléves (Chiara Mastroianni) è una giovane nobile. Incontra un ricco francese e lo sposa, a dispetto di un ragazzo innamorato di lei, come lo è un cantante (Pedro Abrunhosa), che durante un ricevimento è folgorato dalla ragazza. Lei a tutta prima rimuove la figura del cantante dalla sua mente, poi, quando lui è in pericolo, riconosce di amarlo. Così, il marito è messo al corrente dalla stessa moglie della passione che la infiamma, e, deluso, muore. Inizia allora una fuga dal rimorso e dal cantante, ombra di tentazione.

La trama appare retrò, ma de Oliveira ha il polso ancora fermo, e alcune inquadrature riescono a concretizzare l’atteggiamento morale delle situazioni nel corso del dramma. Quel che appare invece irrimediabilmente obsoleto è il dialogo. Letteratio tout court, che dalle labbra di personaggi di questo secolo (la storia è ambientata infatti ai nostri giorni) esce forzato. Anche la storia, tutta vissuta dai due protagonisti per allusioni, sguardi, silenzi, piani sequenza è ancorata ad un artificio narrativo, cui la trama calza perfettamente, poiché di fatto è una storia d'amore non consumata (tutta di testa), ma rievoca un cinema, sì, "impegnato", ma che oggi non riscontra nei flussi di pensiero che spazzano il nostro pianeta più adepti, o quasi. Se nei ’70 un cinema composto di sfumature poteva ambire ad essere il trait d’union tra realtà e finzione, perché la realtà necessitava di mezze misure, oggi il sussurro non basta più allo spettatore. Che è più svezzato di un tempo. Ed ha bisogno di racconti limpidi, salvo che non si tratti di storie dall’impianto metafisico, ora così in voga.

La Lettera è un film splendidamente fotografato tuttavia e, nonostante il dialogo iperletterario, rimane un’opera di discreto livello stilistico, proponendo inoltre Chiara Mastroianni come una attrice misurata (spesso troppo). Peccato che non si cambia mai le scarpe per tutto il film.

Luigi Senise


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