Anno V - Numero 13 - Luglio  2000

I film del mese


28 GIORNI
(28 DAYS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Betty Thomas
Sceneggiatura: Susannah Grant
Fotografia: Declan Quinn
Scenografia: Marcia Hinds-Johnson
Costumi: Ellen Lutter
Musica: Richard Gibbs
Montaggio: Peter Teschner
Prodotto da: Celia D. Costas, Jenno Topping
(USA, 2000)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Columbia Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Gwen: Sandra Bullock
Lily: Elisabeth Perkins
Eddie Boome: Viggo Mortensen
Jasper: Dominic West
Cornell: Steve Buscemi

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

2.jpg (11866 bytes)Gwen beve. E molto. Non sa neanche più perché. Ha lasciato che la vita con il suo carico di ricordi ingombranti prendesse il sopravvento su ogni sua decisione, su ogni scelta quotidiana. Forse lo fa perché suo padre ha abbandonato la famiglia quando lei era solo una bambina, o forse perché le uniche immagini che ha di sua madre sono quelle di una donna sempre fuori di sé, sdraiata per terra priva di sensi, totalmente ubriaca. O più semplicemente, le piace. Gwen non è una sbandata. Passa le notti in discoteca è vero, consuma ore di sesso riconoscendo a malapena il suo partner e non si cura di nessuno, neanche della sorella perfetta, con il suo matrimonio perfetto ed il suo lavoro perfetto.
Ma guidare in stato di ebrezza è un reato e le uniche soluzioni sembrano essere la prigione o la comunità. E Gwen entra in comunità. Per vivere i 28 giorni più duri della sua vita. Le crisi di astinenza sono il male minore. Il tragico è il confronto con se stessi. Con un’interiorità che non è mai uscita allo scoperto, soffocata dalla solitudine e dall’abbandono, ma anche con un mondo fatto di "altri", di persone che guardano, giudicano, chiedono aiuto. Un mondo che costringe Gwen a ridimensionare il gigantesco Io che l’ha imprigionata, inducendola a vivere fuori di sé, verso parole che significano comunicazione, comprensione, conforto. Parole che la trasformano da vittima consapevole in una persona. Forse non in una vincente o in un’eroina da romanzo, ma in una persona.

1.jpg (11610 bytes)Prova drammatica per Sandra Bullock che ha ormai abituato il grande pubblico a personaggi strampalati e pasticcioni ("Un amore tutto suo", "Piovuta dal cielo"), alle prese con un tema scottante, anche se in America sempre attuale. Girato quasi interamente in una clinica di recupero per tossicodipendenti (la stanza dei pazienti, la sala mensa, il giardino), il film non ha nulla di morboso ed inquietante, nonostante la tragicità dei casi umani che presenta. Si avverte il tocco delicato di una mano femminile e la sincerità dell’approccio della protagonista nei confronti del suo personaggio. La Bullock riesce a dosare la sua recitazione senza scadere mai in atteggiamenti patetici o sdolcinati, anche davanti all’inevitabile redenzione del finale. Una soluzione che forse poteva essere evitata, non per inneggiare all’alcoolismo, ma per seguire la linea di coerenza che aveva caratterizzato l’intero personaggio e che rischia di banalizzarne la presa di coscienza e la riflessione.

Elisabetta Marino


Acquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete!

Search: Enter keywords...

logo.gif (1915 bytes)