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THE OPENING NIGHT
Tutto il cinema di John Woo. Prima di Mission Impossible 2
Azione. Sempre
azione. Che si spari, o si faccia palleggiare Ronaldo. Il motto di John Woo è
chiarissimo. Fin da quando, giovinotto nato in Cina ma cresciuto ad Hong Kong, dirigeva
film di arti marziali come The Young Dragons o Countdown in Kung Fu. Le
molte facce ironiche davanti al gran numero di film del "Far East" iscritti
allultimo Festival di Cannes si son dovute mutare in facce ammirate. Il cinema
orientale ha veramente compiuto passi da gigante, qualitativamente parlando. E molti di
questi passi vanno attribuiti alla crescita del cinema di genere, vera miniera fantastica
capace di toccare punte filosofiche inedite. Adesso John Woo è una vera stella, che fa ad
Hollywood gli stessi film di uno dei suoi idoli, Sam Peckinpah. Che ad Hollywood ha fatto
arrivare una delle sue migliori scoperte, lineffabile Jackie Chan. John Woo è ad
Hollywood perché possiede la fantasia, e la filosofia, che ad Hollywood mancano. Perché
è il miglior assimilatore di generi diversi che si conosca. Velocità, innanzitutto.
Diaboliche sparatorie, lo sguardo stupito di fronte ad una violenza coreografica, numero
da musical più che evento accumulatorio (come avveniva nel caso del maestro Peckinpah).
Conflitti a fuoco come temporali estivi, o lucide tesi sul montaggio. A Better Tomorrow
II rimane un film-manifesto, per complessità dellevento "bellico". Ma
è loperazione di giustapporre inquadrature, spesso banalizzata nel cinema
contemporaneo incapace di darsi un ritmo, che caratterizza fortemente lopera di John
Woo, così esatta, ed imprevedibile allo stesso momento. Il montaggio diventa (o
ridiventa) veramente un principio esplosivo, la collisione di elementi coincidenti solo
per un istante. Sono proprio i suoi film americani, e Nome in codice: Broken Arrow
in modo particolare, a segnare questa differenza, a rendere il prodotto Woo così
riconoscibile. E poi cè la stilizzazione estrema della violenza, ristretta ed
isolata fino a farla diventare gesto riconoscibile, e poeticamente incompleto. È questa laltalena che John Woo divide con laltro
grande esteta dello straniamento del colpo di pistola, Takeshi Kitano. Che vira verso
losservazione della vita come teatro dellassurdo, là dove Woo fa della
violenza una questione di geometrie, un "metodo" per scavare a fondo i grandi
interrogativi dellesistenza. The Killer, la sua pellicola più melvilliana
(altro notevolissimo punto di riferimento) porta a galla lamarezza che si cela
dietro la scoperta di questa geometria. Gli eroi invecchiano, e non sono più eroi. Non
vanno verso il mare, come quelli di Kitano, ma rimangono in città, a fronteggiare la
babele. Riflessioni sempre venate di un istinto crepuscolare, che esaltano sentimenti
fondamentali come lamicizia e lamore, e li venano di unondata di
malinconia. Li rendono "fatti" cinematografici, usciti per onor di citazione da
un western, o da un melodramma classico. Woo è uno studente dalla diligenza a tutta
prova, pronto anche a fare un intricato testo metacinematografico come Face off,
paurosa "messa in abisso" che esalta il cinema come dispositivo divertendosi a
ribaltare le carte in tavola di uno dei suoi piatti più prelibati, il divismo. Ero io, o
eri tu il cattivo ? Adesso, le arti marziali sono ovunque, da The Matrix in avanti,
e rendono il mondo possibile. E Mission Impossbile ha trovato finalmente il suo
unico regista possibile.
Riccardo
Ventrella
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