Anno V - Numero 12 - Giugno  2000

I film del mese


UNDER SUSPICION

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Stephen Hopkins
Sceneggiatura: W. Peter Iliff, Lori Mc Creary e Anne Marie Gillen, ispirato al film "Guardato a vista" di Claude Miller
Fotografia: Peter Levy
Scenografia: Cecilia Montiel
Costumi: Francine Jamison-Thanchuck
Musica: BT
Montaggio: John Smith
Prodotto da: Lori Mc Creary, Anne Marie Gillen, Stephen Hopkins
(USA, 2000)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Henry Hearst: Gene Hackman
Victor Benezet: Morgan Freeman
Detective Feliz Owens: Thomas Jane
Chantal Hearst: Monica Bellucci

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1.jpg (10480 bytes)È la notte di Carnevale a Porto Rico e le strade della città sono gremite di turisti storditi dall’alcool e dall’euforia più sfrenata. Nell’afosa e poco illuminata stazione di polizia si consuma il duello psicologico e verbale fra il capitano Victor Benezet ed il facoltoso Henry Hearst, avvocato di grido cinico e spregiudicato. Presentatosi come testimone del ritrovamento del cadavere di una bambina stuprata ed assassinata è ora sospettato di essere l’artefice dell’efferato crimine. L’interrogatorio fra l’esponente della legge, umano, ma deciso, e il presunto colpevole, sempre più imprigionato in un’angoscia intrisa di ironia, si trasforma in un confronto intimo, viscerale, dai toni morbosi ed aberranti. Fino all’epilogo finale: epifanico, disarmante, assolutamente inaspettato.

2.jpg (9325 bytes)"Garde à vue" di Claude Miller (1981) è ancora oggi un’armonia di intimismo e toni sommessi, secondo i dettami del cinema francese. E questo anche in un poliziesco che lascia ben poco spazio all’afflato poetico. "Under Suspicion" di Hopkins, come il primo tratto dal romanzo "Brain Wash" di John Wainwright, ne è lo specchio inquietante e perverso, più che il remake. Un quadro dai tratti secchi e brevi, dai toni cupi ed uggiosi, costellato di flashbaks non tradizionali in quanto non relegati nel passato, ma ampliati fino all’azione presente, con uno scambio di personaggi che destabilizza la dimensione spazio-temporale. Miller aveva strutturato il suo racconto come un Kammerspielfilm (quasi tutta l’azione si svolge infatti in un’unica stanza): Hopkins la frantuma in barlumi di ricordi che illuminano ad intermittenza il buio degli interni. Ma la scelta di fondo è analoga: l’interesse non è rivolto agli intrecci, ma allo scandaglio dei personaggi, alle verità nascoste dietro alle parole che tagliano l’aria come lame di coltello, contraddicendosi, mettendo a nudo anime a disagio. Una confessione doppia che costringe entrambi i protagonisti a dire altro da ciò che vorrebbero, guidati da un occhio che possiede finezza d’introspezione ed intelligenza visiva. L’occhio di un regista che ha dimostrato maestria nei generi che lo hanno affermato, l’horror e la suspense ("Nightmare 5 – Il Mito"), con precedenti legati alla fantascienza ("Lost in space"): qui alle prese con due protagonisti cui lascia totale spazio d’azione, due figure invadenti, istrioniche, ma controllatissime.

Elisabetta Marino

Il sito ufficiale del film (in italiano)


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