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DICERIE DELL'UNTORE
Torna restaurato Il terzo uomo.
Con il perenne mistero-Welles.
Chi fu Harry Lime, il diabolico Harry (prima che ci
fosse un "dirty" Harry). Con un nome appuntito, come l'ingrediente di un
cocktail, e un destino misterioso, di mai morto, e mai nato del resto. L'ansia
restauratoria riporta il Terzo uomo di Carol Reed alle
qualità, soprattutto fotografiche, dell'originale. Voluto da un direttore della
fotografia curioso, Robert Krasker, che era nato in Australia
e finì a completare Senso, quando il grande Aldò rimase ucciso in un incidente
automobilistico. Ma più che oscura fotografia, cetra di Anton Karas
fuori dalle filodiffusioni dei supermarket, rivoli di noir, reminiscenze di una guerra che
nessuno voleva dimenticare, Il terzo uomo è Orson Welles,
con il suo enorme fardello di enigmi. Fece meno di quanto la leggenda gli attribuì in
seguito, Welles. Non diresse scene, non sostituì per lunghi tratti il gran narratore
univoco Carol Reed, non integrò la sceneggiatura che Alexander
Korda aveva espressamente richiesto a Graham Greene.
Gli bastò forse l'essere coinvolto nell'ennesima indagine su se stesso, dopo Quarto
potere e prima di Rapporto confidenziale. Gli bastò entrare in scena a metà
film, dopo una buona dose di evocazioni, ed uscirne praticamente dopo sole tre
apparizioni. Gli bastò quella furbesca tiratina sui Borgia e gli svizzeri, rubata a una
vecchia commedia ungherese. Gli bastò essere il Male, e lasciare il resto a Joseph Cotten.
Il terzo uomo è un buon Bignami espressionista, frutto più del
lavoro grandangolare di Krasker che non dell'applicazione di Reed, senza
gran dimestichezza col "nero", certo più a suo agio con la totale mancanza di
misura. Dal gorgo delle deformazioni estatiche esce una storia persa ancora nell'abisso
della guerra, che è evaporata ma ha lasciato il suo figlio prediletto, il Male per
l'appunto, a governare l'Europa. Sotto le spoglie non mentite di un mercante di salvezza
avariata (i medicinali scaduti), che appesta come un untore ciò che il conflitto ha
lasciato in piedi, in un personale delirio di egoismo e onnipotenza. La religione di Harry
Lime, come quella del colonnello Kurtz in Apocalypse Now, trae la sua origine dal
delirio della guerra, dalle macerie di Vienna bombardata che Krasker fa crescere al centro
dello schermo. L'incubo ha attanagliato l'Europa per molto tempo, prima che si potesse
passare sotto le forche caudine della purificazione. Se ne ricorderà bene Lars Von Trier,
che a questo stesso incubo post-bellico dedicherà un film dal titolo, significativo, di Europa.
Giustamente sopravvalutato, Il terzo uomo. Non originale come costruzione, non
brillante come regia, troppo devoto al suo "vero" demiurgo. Ma mitizzabile come
ogni pessimo istinto, come ogni cosa che esca dall'ombra perché nell'ombra è nata. Senza
dimenticare lo sguardo perduto di Alida Valli (allora fresca
reduce dal Caso Paradine), fotogenicamente perfetta, anche lei, incredibilmente,
appartenente al buio.
Riccardo
Ventrella
IL TERZO UOMO
(THE THIRD MAN)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia:
Carol Reed
Sceneggiatura: Graham Greene, Alexander Korda
Fotografia: Robert Krasker
Musica: Anton Karas
Montaggio: Oswald Hafenrichter
Prodotto da:
Alexander Korda, Carol Reed, David O' Selznick
(Gran Bretagna, 1949)
Durata: 104'
Distribuzione cinematografica: Bim
PERSONAGGI E INTERPRETI
Holly Martins: Joseph
Cotten
Anna Schmidt: Alida Valli
Maj. Calloway: Trevor Howard
Harry Lime: Orson Welles
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Ordina
il Dvd di The Third Man
Contiene:
Il film Regione 1, Ntsc, Bianco & Nero
Sottotitoli Closed-captioned
Note di produzione
Theatrical trailer(s)
Introduzione video del regista Peter Bogdanovich
Registrazione del trattamento di Graham Greene
Sequenza d'apertura alternativa per la versione americana con la voce narrante di
Joseph Cotten
Materiale di archivio di Anton Karas
The Third Man alla radio: L'episodio A Ticket to Tangiers
dal dramma radiofonico del 1951 e la serie The Lives of Harry Lime, scritto
e prodotto by Orson Welles. |
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