Anno V - Numero 12 - Giugno  2000

I film del mese


DICERIE DELL'UNTORE
Torna restaurato Il terzo uomo.
Con il perenne mistero-Welles.

2.gif (8802 bytes)Chi fu Harry Lime, il diabolico Harry (prima che ci fosse un "dirty" Harry). Con un nome appuntito, come l'ingrediente di un cocktail, e un destino misterioso, di mai morto, e mai nato del resto. L'ansia restauratoria riporta il Terzo uomo di Carol Reed alle qualità, soprattutto fotografiche, dell'originale. Voluto da un direttore della fotografia curioso, Robert Krasker, che era nato in Australia e finì a completare Senso, quando il grande Aldò rimase ucciso in un incidente automobilistico. Ma più che oscura fotografia, cetra di Anton Karas fuori dalle filodiffusioni dei supermarket, rivoli di noir, reminiscenze di una guerra che nessuno voleva dimenticare, Il terzo uomo è Orson Welles, con il suo enorme fardello di enigmi. Fece meno di quanto la leggenda gli attribuì in seguito, Welles. Non diresse scene, non sostituì per lunghi tratti il gran narratore univoco Carol Reed, non integrò la sceneggiatura che Alexander Korda aveva espressamente richiesto a Graham Greene. Gli bastò forse l'essere coinvolto nell'ennesima indagine su se stesso, dopo Quarto potere e prima di Rapporto confidenziale. Gli bastò entrare in scena a metà film, dopo una buona dose di evocazioni, ed uscirne praticamente dopo sole tre apparizioni. Gli bastò quella furbesca tiratina sui Borgia e gli svizzeri, rubata a una vecchia commedia ungherese. Gli bastò essere il Male, e lasciare il resto a Joseph Cotten.

1.jpg (12495 bytes)Il terzo uomo è un buon Bignami espressionista, frutto più del lavoro grandangolare di Krasker che non dell'applicazione di Reed, senza gran dimestichezza col "nero", certo più a suo agio con la totale mancanza di misura. Dal gorgo delle deformazioni estatiche esce una storia persa ancora nell'abisso della guerra, che è evaporata ma ha lasciato il suo figlio prediletto, il Male per l'appunto, a governare l'Europa. Sotto le spoglie non mentite di un mercante di salvezza avariata (i medicinali scaduti), che appesta come un untore ciò che il conflitto ha lasciato in piedi, in un personale delirio di egoismo e onnipotenza. La religione di Harry Lime, come quella del colonnello Kurtz in Apocalypse Now, trae la sua origine dal delirio della guerra, dalle macerie di Vienna bombardata che Krasker fa crescere al centro dello schermo. L'incubo ha attanagliato l'Europa per molto tempo, prima che si potesse passare sotto le forche caudine della purificazione. Se ne ricorderà bene Lars Von Trier, che a questo stesso incubo post-bellico dedicherà un film dal titolo, significativo, di Europa. Giustamente sopravvalutato, Il terzo uomo. Non originale come costruzione, non brillante come regia, troppo devoto al suo "vero" demiurgo. Ma mitizzabile come ogni pessimo istinto, come ogni cosa che esca dall'ombra perché nell'ombra è nata. Senza dimenticare lo sguardo perduto di Alida Valli (allora fresca reduce dal Caso Paradine), fotogenicamente perfetta, anche lei, incredibilmente, appartenente al buio.

Riccardo Ventrella

IL TERZO UOMO
(THE THIRD MAN)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Carol Reed
Sceneggiatura: Graham Greene, Alexander Korda
Fotografia: Robert Krasker
Musica: Anton Karas
Montaggio: Oswald Hafenrichter
Prodotto da: Alexander Korda, Carol Reed, David O' Selznick
(Gran Bretagna, 1949)
Durata: 104'
Distribuzione cinematografica: Bim

PERSONAGGI E INTERPRETI

Holly Martins: Joseph Cotten
Anna Schmidt: Alida Valli

Maj. Calloway: Trevor Howard
Harry Lime: Orson Welles

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Contiene:
• Il film Regione 1, Ntsc, Bianco & Nero
• Sottotitoli Closed-captioned
• Note di produzione
• Theatrical trailer(s)
• Introduzione video del regista Peter Bogdanovich
• Registrazione del trattamento di Graham Greene
• Sequenza d'apertura alternativa per la versione americana con la voce narrante di Joseph Cotten
• Materiale di archivio di Anton Karas
The Third Man alla radio: L'episodio A Ticket to Tangiers dal dramma radiofonico del 1951 e la serie The Lives of Harry Lime, scritto e prodotto by Orson Welles.