Anno V - Numero 11 - Maggio  2000

I film del mese


UNA NOTTE PER DECIDERE
(UP AT THE VILLA)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Philip Haas
Sceneggiatura e Montaggio: Belinda Haas (da una novella di W. Sonmerset Maugham)
Fotografia: Maurizio Calvesi
Scenografia e Costumi: Paul Brown
Musica: Pino Donaggio
Prodotto da: Geoff Stier, Arnon Milchan, Sidney Pollack
(USA, 2000)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mary Panton: Kristin Scott Thomas
Rowley Flint: Sean Penn
Principessa San Ferdinando: Anne Bancroft
Sir Edgard Swift: James Fox
Karl Richter: Jeremy Davies
Beppino Leopardi: Derek Jacobi

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1.jpg (9564 bytes)Una notte per decidere è un film della coppia Belinda e Philip Haas. La storia è desunta da una novella dello scrittore inglese Somerset Maugham. Durante i primi anni del fascsimo, in una villa fiorentina, vive una vedova inglese (Kristin Scott Thomas). E’ una donna affascinante, povera, di cui si innamora un lord inglese, e che le chiede di divenire sua moglie. Mentre aspetta il ritorno di lui, spinta da una bizzarra generosità, seduce un giovane per una notte. Egli però si illude che la storia abbia un seguito e alla freddezza di lei risponde con un tentativo di violenza carnale. E la tragedia prende vita. Con Sean Penn –una simpatica canaglia inglese- che tenterà di salvare la vedova.

2.jpg (10059 bytes)Interpretato da una ambigua Scott Thomas, da Sean Penn, calato a meraviglia nei panni dello avventuriero, e da Anne Bancroft nelle vesti di una contessa alcolizzata, Una notte per decidere si basa su un racconto di Maugham, che si presta alla traduzione cinematografica. Perché è una storia noir, perché è ambientata in Toscana. Che, dopo Io Ballo da sola di Bernardo Bertolucci, è divenuta il marchio di fabbrica per ogni vicenda à la page per la gaughe-caviar (i radical-chic, per capirci), ma sopratutto perché la penna di Maugham è sempre stata creatrice di donne fatali e perdute, ricordiamo una sua splendida novella Liza di Lambeth. Non è comunque un film in cui la tensione affiori con prepotenza: tutt’altro. Haas esprime una grammatica visiva torva, tenebrosa, ma superficiale: non spinge la sua indagine dentro i personaggi, fino alla loro anima contorta. Ciò si evince dalla regia quasi accademica, priva di impennate ardite, ma solo con una discreta direzione degli attori (e, peraltro, Penn, con il suo enorme talento, non necessita di troppi consigli), che rende il film senza dubbio un’opera di mediocre livello. Verrebbe da dire che la parte più accattivante sono i dialoghi, ma sarebbe un eccessivo encomio per una storia tratta da una oprea letteraria di un grande scrittore.

3.jpg (10786 bytes)In conclusione, un film privo di veemenza descrittiva, sin troppo accennato nelle continue sfumature narrative, che di certo non intellettualizzano un film; anzi lo impoveriscono. Per la cronaca, nel cast anche Massimo Ghini: è un gerarca fascista, dipinto con un pout-pourri di stereotipi, e tuttavia la sua interpretazione è attenta.

Luigi Senise


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