Mary Panton: Kristin Scott Thomas
Rowley Flint: Sean Penn
Principessa San Ferdinando: Anne Bancroft
Sir Edgard Swift: James Fox
Karl Richter: Jeremy Davies
Beppino Leopardi: Derek Jacobi

Una notte per decidere è un film della coppia Belinda e Philip Haas. La storia è
desunta da una novella dello scrittore inglese Somerset Maugham.
Durante i primi anni del fascsimo, in una villa fiorentina, vive una vedova inglese (Kristin Scott Thomas). E una donna affascinante, povera, di
cui si innamora un lord inglese, e che le chiede di divenire sua moglie. Mentre aspetta il
ritorno di lui, spinta da una bizzarra generosità, seduce un giovane per una notte. Egli
però si illude che la storia abbia un seguito e alla freddezza di lei risponde con un
tentativo di violenza carnale. E la tragedia prende vita. Con Sean
Penn una simpatica canaglia inglese- che tenterà di salvare la vedova.
Interpretato da una ambigua Scott Thomas, da Sean Penn,
calato a meraviglia nei panni dello avventuriero, e da Anne Bancroft
nelle vesti di una contessa alcolizzata, Una notte per decidere si basa su un
racconto di Maugham, che si presta alla traduzione cinematografica. Perché è una storia noir,
perché è ambientata in Toscana. Che, dopo Io Ballo da sola di
Bernardo Bertolucci, è divenuta il marchio di fabbrica per ogni vicenda à la page per
la gaughe-caviar (i radical-chic, per capirci), ma sopratutto perché la
penna di Maugham è sempre stata creatrice di donne fatali e perdute, ricordiamo una sua
splendida novella Liza di Lambeth. Non è comunque un film in cui la tensione
affiori con prepotenza: tuttaltro. Haas esprime una grammatica visiva torva,
tenebrosa, ma superficiale: non spinge la sua indagine dentro i personaggi, fino alla loro
anima contorta. Ciò si evince dalla regia quasi accademica,
priva di impennate ardite, ma solo con una discreta direzione degli attori (e, peraltro,
Penn, con il suo enorme talento, non necessita di troppi consigli), che rende il film
senza dubbio unopera di mediocre livello.
Verrebbe da dire che la parte più accattivante sono i dialoghi, ma sarebbe un eccessivo
encomio per una storia tratta da una oprea letteraria di un grande scrittore.
In conclusione, un film privo di veemenza descrittiva,
sin troppo accennato nelle continue sfumature narrative, che di certo non
intellettualizzano un film; anzi lo impoveriscono. Per la cronaca, nel cast anche Massimo
Ghini: è un gerarca fascista, dipinto con un pout-pourri di stereotipi, e tuttavia
la sua interpretazione è attenta.