Anno V - Numero 12 - Giugno  2000

I film del mese


MOLOCH
(MOLOKH)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Alexander Sokurov
Sceneggiatura: Yury Arabov, Marina Koreneva
Fotografia: Aleksei Fyodorov, Anatoli Rodionov
Scenografia: Sergei Kokovkin
Costumi: Lidiya Kryukova
Montaggio: Leda Semyonova
Prodotto da: Thomas Kufus, Rio Santanai, Viktor Sergeyev
(Germania, Russia, Giappone, Francia, Italia, 1999)
Durata: 102'
Distribuzione cinematografica: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Adolf Hitler: Leonid Mozgovoy
Eva Braun: Elena Rufanova
Jospeh Goebbels: Leonid Sokol
Magda Goebbels: Yelena Spiridonova
Martin Boorman: Vladimir Bogdanov
Il prete: Anatoli Shvedersky

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1.jpg (8975 bytes)Primavera del 1942. Una giornata qualsiasi del fuhrer nel suo rifugio prediletto in quel di Berchtesgaden (il nido dell'aquila), circondato dai suoi collaboratori più fidati: il piccolo Goebbels, ministro della propaganda e la sua consorte Magda, il numero due del terzo Reich Martin Boorman e, naturalmente, Eva Braun.
Avvolti dalle nubi e dalla nebbia i personaggi sono isolati dal mondo, è vietato infatti parlare del fronte orientale e di politica. Il regista Alexander Sokurov, regista russo non amato dal potere negli anni '80 e di cui in Italia è arrivato solo "Madre e figlio", ci mostra il dittatore nella sua veste più privata approfittandone per applicare una lente deformante sulla normalità attraverso la quale tuttavia è possibile intuire le mostruosità intellettuali di un uomo preso da se stesso e circondato da marionette sempre pronte ad adularlo. Inutili monologhi sul cibo, pazzesche considerazioni sulla famiglia, pseudo interpretazioni scientifiche sulle origini delle razze; ce ne è abbastanza per capire cosa si celi nell'animo dell'uomo, seppure occultato da una educazione e una gentilezza pronte a mutare repentinamente in un furore incontrollato. L'unica in grado di controllare il suo fuhrer sembra essere  Eva Braun, che chiama affettuosamente il suo amante Adi, che lo sferza con la sua insolenza, pronta addirittura a prenderlo a calci nel privato, ma allo stesso tempo innamorata di lui, alla ricerca di una normalità che, intuitivamente, sa che non potrà mai avere. E, alla fine della giornata, resta in lei solo la consapevolezza che alla morte non ci può essere rimedio. Nonostante ciò che afferma il suo Adi.

2.jpg (10626 bytes)Un film sul dittatore tedesco, realizzato da un regista russo e interpretato da attori russi doppiati in tedesco potrebbe sembrare quantomeno bizzarro ma Moloch al contrario è un film riuscito, gelido e implacabile. Il regista russo, che già aveva affrontato la materia con un cortometraggio del 1979 dal titolo "Sonata per Hitler", opta per una messa in scena teatrale, in cui i silenzi esagerati si accoppiano alle inquadrature statiche, sgranate. La fotografia a colori richiama alla mente i cinegiornali dell'epoca con i colori a volte desaturati, a volte in bianco e nero. Un film molto distante dal linguaggio al quale ci ha abituato il cinema di questi anni (sopratutto quello statuinitense), una boccata d'aria cinematografica diversa che, per una volta, meriterebbe più attenzione dei soliti kolossal digitali.

Maurizio Imbriale


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