Anno V - Numero 12 - Giugno 2000 |
I film del mese |
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| MISS JULIE CAST TECNICO ARTISTICO Regia: Mike Figgis PERSONAGGI E INTERPRETI Miss Julie: Saffron Burrows
Miss Julie fu scritto nel
1888 da August Strinberg. Il film di Figgis
è fedele al dramma dello scrittore svedese. Girato in interni una ampia cucina e un
giardino (ricreato in studio)- narra la storia di Julie, nobildonna, dalla genealogia
oscura, che si invaghisce, nella sua magione nella campagna svedese, durante la
tradizionale Festa di Mezza Estate, del valletto Jean Peter Mullan. I due ballano e
bevono tutta la notte, e persino la fidanzata di Jean una cuoca- teme di opporsi ai
capricci della padrona. Prima dellalba, i due consumano un fugace rapporto, e Jean
propone alla donna di rubare i soldi del padre per fuggire insieme in Italia. Il dialogo
tra i due assume una foggia bizzarra: lei non è sicura dellamore di Jean, e crede
che sia il denaro a muoverne lo spirito. Inoltre, in un crescendo verbale sempre più
spietato, i due si rinfacciano i propri ruoli: lui pensa che lei sia una sgualdrina priva
di classe, lei, che lui sia un rozzo ladro. Sul piano visivo, il film ricorda il primo Herzog (LEnigma di Kaspar Hauser), con ambienti nobili e austeri. Sul piano testuale, se Strinberg dipinge il personaggio di Julie come una donna contraddittoria, classista, e comunque fragile, Figgis non si discosta dal testo, mantiene i dialoghi integri, ma risolve il personaggio di Julie con più femminilità e modernità. La protagonista assume dignità: in altri termini, Figgis rende Julie una donna attuale, e il valletto Jean risulta più fastidioso di lei. Con quella maniacale cura per la forma dietro cui si nasconde invece un uomo privo di scrupoli spirituali, che non comprende come sia solo una richiesta di amore il comportamento sfacciato di Julie. E si intuisce che dietro la larvata antipatia di Jean ci sia la direzione di Figgis, che in tal modo ha compensato la riottosità della bella Julie-Saffron Burrows. Che sarebbe e lo è- una credibile incarnazione di Miss Julie fragile, isterica, sola e disperata- se non parlasse con della labbra in odore di silicone: unico anacronismo, in un film che concentra linterazione tra forma-testo, in un vortice visivo la cui fonte è alla morte del film. E con sinfonie dello stesso Mike Figgis, connaturate con le situazioni emotive della storia. Film difficile da creare senza annoiare. E Figgis usa il linguaggio-cinema per mettere in scena una storia che sembrerebbe unicamente scritta per il teatro.
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