PERSONAGGI E INTERPRETI
Terl: John Travolta
Jonnie Goodboy Tyler: Barry Pepper
Ker: Forest Whitaker
Carlo: Kim Coates
Robert The Fox: Richard Tyson


Da molto tempo, il cinema di fantascienza è uno spazio
filmico costretto allabbandono, e un campo di reliquie visitato da malinconici
autori. Purtroppo, per una debolezza nella sua stessa struttura, è diventato un circo che
allestisce effetti frivoli e sbalorditivi, pronti, dopo pochi mesi, ad essere abbandonati
in una discarica. E una sorpresa, di conseguenza, venir smentiti. Questo film, pur
essendo ben lontano dal rappresentare una rinascita, è una prova evidente di quanto la
science finction non abbia alcun difetto, se non la mancanza di validi architetti. La
vicenda non ci regala nulla di fresco: una razza di oppressori alieni, una resistenza, una
guerra per riconquistare la libertà. Non a caso, il regista Roger
Christian ha lavorato in diversi ruoli al fianco di George Lucas, per la
realizzazione della trilogia di "Guerre Stellari", e non ne fa un segreto
(vedasi la battaglia finale tra una sgangherata aviazione ed una robusta flotta aliena,
dove il distacco tra citazione ed emulazione, si assottiglia vistosamente). E la sua
passione per questo genere nobile e dimenticato, si palesa nei riferimenti, dal bellissimo
"Luomo che visse nel futuro", a "Il pianeta delle scimmie",
transitando per molti altri. I cliché sono fitti, ma era un
connotato già osservabile nella fantascienza classica, senza che questo
influisse troppo sulla qualità del lavoro.
Il film, tratto dallomonimo romanzo di L. Ron Hubbard, è stato ostinatamente voluto da John Travolta (ne è anche il principale produttore) che ha
ritagliato per se la parte di un alieno diabolico ed astuto, accuratamente tratteggiato
con caratteri tanto umani, da renderlo un ideale centro di gravità per tutta la durata
della pellicola.
Spesso, la cattiva abitudine di chi paragona, sottovalutandola, la science-fiction degli
anni 50 a quella più colta e cerebrale che comparve tra la fine dei 60 e
linizio dei 70 (da molti corteggiata come la "vera fantascienza")
conduce ad ingiustificabili leggerezze valutative. Questo, che assai deve al capolavoro di
George Pal, è un film più che discreto, una prova vigorosa
di quanto sia difficile uccidere un genere meticolosamente arricchito dalla sua mitologia.
A sostenerlo poi, un delizioso finale in grado di sedurre con la promessa che sia ancora
possibile realizzare un bel film di fantascienza, risparmiando a chi esce da una sala,
apprezzamenti inessenziali che abbiano come unico destinatario fastosi e tronfi effetti,
il cui valore si lega soltanto al loro prezzo. La fantascienza, per tradizione, è molto
più che un miraggio di luci.