Kuki Gallmann: Kim Basinger
Paolo Gallmann: Vincent Perez
Emanuele: Garrett Strommen
Franca: Eva Marie Saint
Declan Fielding: Daniel Craig


La pagina dapertura di
"Sognavo lAfrica", il romanzo che Kuki Gallmann
ha pubblicato nel 1992, reca una dedica "In memoria di Paolo e di Emanuele" ed
una citazione significativa: "A hope beyond the shadow of a dream". "Una
speranza oltre lombra di un sogno", di John Keats.
A dire il vero tutti i capitoli sono introdotti da versi di autori famosi che vanno da
Milton a Pascoli, da Dante a Marcel Proust, segno della profonda cultura di una donna che
ha sfidato se stessa e la sua vita per rinascere e ritrovarsi.
Attratta dal sogno africano sin
dallinfanzia, grazie ad un padre dottore che le narrava storie di luoghi favolosi,
Kuki Gallmann cresce nella Venezia degli anni Sessanta, in una raffinata famiglia
borghese. Sposata, separata, con un figlio che adora, Kuki sente terribilmente la
necessità di dare un senso ad una vita troppo semplice e troppo vuota. Sarà Paolo a
mutare allimprovviso il suo destino: Paolo diventerà il suo amore immenso, il padre
adottivo di suo figlio, ma soprattutto la sua guida per la grande avventura africana.
L'Africa come regno della vita, della morte e della rinascita. Questa è lAfrica di
Kuki. La fonte della bellezza superiore e del dolore infinito, dei paesaggi sterminati e
delle ombre nemiche, dellamore totale ed inebriante e della tragedia più amara. Ma
è anche lAfrica della speranza, della forza e del coraggio, la terra a cui devi
darti per poi ottenere: la sua anima ti prende permettendoti di affermare tutto il tuo
essere e di trionfare sulle illusioni. Ma il tributo da pagare è altissimo perché non
esiste un paradiso terrestre senza un animo elevato in grado di costruirlo, un animo che
ha saputo sollevarsi al di sopra del dolore riconoscendone il significato.
Frutto di unaccurata
collaborazione fra il produttore Stanley Jaffe, il regista Hugh Hudson e lautrice del romanzo, "Sognando
lAfrica" segue fedelmente la biografia della protagonista, senza enfatizzarla
inutilmente, né appesantirla in maniera melodrammatica. Ma pur vincendo la battaglia fra
opera letteraria e trasposizione cinematografica, non può evitare di spostarne
lottica. Passi per la narrazione in prima persona, passi per lonnipresenza
della protagonista (che in due ore di programmazione si assenta dalla scena per due sole
volte), per la dose di sano romanticismo che appartiene al cliché dei due interpreti
principali, ma la vera protagonista di questa storia,
lAfrica, rischia di essere uno sfondo. Il film riprende uno dei temi
più cari a Hudson: laffermazione dellindividuo sulle avversità, sui
compromessi e sulle ostilità di ambienti difficilmente controllabili (il pluripremiato
"Momenti di gloria" del 1982, "Greystoke, la leggenda di Tarzan" del
1984, "Revolution" dellanno successivo). Ed è lecito che la figura
singola emerga, specie in una biografia, ma nel romanzo è la stessa Kuki a nascondersi
dietro le pagine del suo diario, divenendo una cosa unica con una terra che sente sua.
Bella fotografia e grandi emozioni per i temi di Maurice Jarre.