Anno V - Numero 8 - Gennaio 2000

I film del mese


IL PESCE INNAMORATO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Leonardo Pieraccioni
Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi
Fotografia: Arnaldo Catinari
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Maurizio Millenotti
Montaggio: Mirco Garrone
Musica: Claudio Guidetti
Prodotto da: Vittorio Cecchi Gori
(Italia, 1999)
Durata: 90’
Distribuzione cinematografica: Cecchi Gori Group

PERSONAGGI E INTERPRETI

Arturo Vannino: Leonardo Pieraccioni
Primo: Paolo Hendel
Matilde: Jamila Diaz
Sig. na Benincasa: Patrizia Loreti
Autista sig.na Benincasa: Patrizia Loreti

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poster.jpg (21207 bytes)Dopo i grandi successi de I Laureati (1995), Il Ciclone (1996) e Fuochi d’artificio (1997) Pieraccioni ci riprova, ma qualcosa stavolta non funziona. A onor del vero la "macchina sfornasuccessi" del toscano si è inceppata da tempo, ma il pubblico finora ha continuato a dargli fiducia. Ne Il Pesce Innamorato la storia ricalca, per ammissione di Pieraccioni stesso, la parabola ascendente che il regista ha vissuto in prima persona e che sta tuttora vivendo.
Il Pesce innamorato racconta la vicenda di Arturo che di lavoro fa il falegname ma, da quando aveva dieci anni, coltiva la passione per la scrittura. Finalmente, un giorno, riesce a contattare la signorina Benincasa, proprietaria di una casa editrice e la sua vita prende tutto un altro verso: pubblicazione delle sue favole in varie lingue, incontri con il pubblico, ricevimenti…Proprio durante una delle innumerevoli promozioni Arturo incontra Matilde e i due si innamorano perdutamente l’uno dell’altro come nelle migliori favole, ma non tutto fila per il verso giusto ed Arturo viene a scoprire che Matilde è sposata, così, disilluso dall’amore e confuso dal successo raggiunto, decide di rifugiarsi in un bosco.

Pieraccioni afferma di aver girato un film che "affronta il tema di quello che si fa e quello che invece si è", insomma dichiara di voler scoprire la parte più vera e sincera di noi stessi. Ma Il Pesce innamorato è solo un bel "giocattolone", di quelli che i registi smaliziati allestiscono per sbancare i botteghini il giorno di Natale. Tutto nel film sembra essere stato confezionato in maniera frettolosa a partire dalla trama che avrebbe le carte per catturare l’attenzione dello spettatore, ma che fin dalle prime battute si rivela prevedibile e scontata. Arturo è un po’ quello che tutti sogniamo di essere: una persona normale che all’improvviso è baciata dalla fortuna, perde di vista se stessa, ma con un’azione di forza riesce a riacquistare la propria dimensione. Eppure il film, come si dice in gergo, non gira e il pubblico ha difficoltà ad identificarsi con il protagonista che, pur simpatico, non riesce a conquistarci. L’unico personaggio vincente del film  è Philippe Leroy, che si ritaglia una particina veramente speciale, una prova da grande attore di razza qual è. In poche parole, dobbiamo dire addio alle commedie garbate del Pieraccioni vecchia maniera che con il successo ha perso, come Arturo, la sua essenza più profonda?

Irene Fornari


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