Anno V - Numero 8 - Gennaio 2000

I film del mese


LA NONA PORTA
(LA NEUVIEME PORTE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura: Enrique Urbizu, John Brownjohn, Roman Polanski, dal romanzo di Arturo Perez-Reverte "Il club Dumas", pubblicato in Italia da Marco Tropea Editore.
Fotografia: Darius Khondji
Scenografia: Dean Tavoularis
Costumi: Anthony Powell
Musica: Wojciech Kilar
Montaggio: Hervé De Luze
Prodotto da: Roman Polanski
(Francia - Spagna, 1999)
Durata: 132’
Distribuzione cinematografica: Cecchi Gori Group

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dean Corso: Johnny Depp
Liana Telfer: Lena Olin
Boris Balkan: Frank Langella
La donna: Emmanuelle Seigner
Bernie: James Russo

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1.jpg (11479 bytes)Esperto in libri antichi e specializzato in investigazioni riguardanti i medesimi, Dean Corso riceve dal facoltoso bibliofilo Boris Balkan l’incarico di verificare l’autenticità del volume (del quale possiede una copia) "Le nove porte del regno delle ombre": una sorta di manuale diabolico, pubblicato verso la metà del Seicento da uno stampatore veneziano condannato al rogo per stregoneria, forse illustrato da Satana in persona (le tavole portano infatti la sigla LCF, Lucifero).
Le ricerche conducono l’atipico detective da New York a Toledo, da Parigi a Cintra, sino alla biblioteca del Sant’Uffizio in Vaticano: nel corso dell’itinerario, si susseguono imprevisti, fatti cruenti, morti repentine che condurranno ad una grandguignolesca soluzione dell’enigma.

2.jpg (10786 bytes)In odore di zolfo sin dai tempi lontani di Rosemary’s baby (1968) e della terribile strage di Bel Air (ma, ad un attento esame della carriera registica del Nostro, risulta evidente che si tratta di luoghi comuni originati da sfortunate coincidenze), Polanski torna sul luogo del delitto e ripercorre gli antichi sentieri cercando di lucrar guadagni da una fama che certo gli è invisa: ma, nel trasporre sullo schermo le atmosfere da feuilleton del romanzo di Arturo Perez-Reverte "Il club Dumas", sbaglia il dosaggio degli elementi, caricando la materia narrativa d’una coltre di ironia che sterilizza le potenzialità emozionali della vicenda e ne stempera la misura di popolaresco divertimento.

3.jpg (11967 bytes)Il risultato è un curioso ibrido ove Johnny Depp si aggira con aria spaesata, i personaggi mai acquistano tridimensionalità, lo scioglimento narrativo risulta assai deludente: restano i contributi tecnici (la peculiare fotografia di Darius Khondji, le suggestive scenografie di Dean Tavoularis) a dar smalto ad un’opera di pura confezione, inficiata per soprammercato da un metraggio palesemente eccessivo.

Francesco Troiano


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