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L'ESTATE DI
KIKUJIRO CAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Takeshi Kitano
Fotografia: Katsumi Yanagishima
Scenografia: Norihiro Isoda
Costumi: Fumio Ywasaki
Musica: Joe Hisaishi
Montaggio: Takeshi Kitano, Yoshionori Ota
Prodotto da: Masayuki Mori, Takyo Yoshida
(Giappone, 1999)
Durata: 121
Distribuzione cinematografica: BIM
PERSONAGGI E INTERPRETI
Kikujiro: "Beat" Takeshi Takeshi
Masao: Yusuke Sekiguchi
Moglie Kikujiro: Kayoko Kishimoto
Nonna Masao: Kazuko Yoshiuki
  
Ci sono cose che tutti
possono fare. Altre che richiedono una qualche abilità, o carisma. Essere al cinema non
dico favolistici, ma quantomeno surreali narratori di se stessi, costruendo semplici ma
ingegnose macchine volanti, è compito noto a pochissimi. Il Kaurismaki
di Juha, piccolo gioiello del dir tacendo. O lestivo Kitano, maestro di haiku, sempre più investito della
pesante e prestigiosa eredità di Ozu Yasujiro. Essere
onnivoro, e ascetico digiunatore allo stesso tempo è la miglior virtù di questuomo
politropo. Mette allinterno di ogni sua opera tutto il variegato background
di uno showman consumato, ed asciuga fino ad ottenere una nettezza sorprendente. Lestate
di Kikujiro gioca una nota carta narrativa, la ricerca di qualcosa che non si
trova, e nel noto notissima, la ricerca di una madre. Si incrociano le mani di un bambino
praticamente solo al mondo e di un teppista in là con gli anni, cafone più che cattivo,
ridicolo nel suo claudicare e nel perenne esibizionismo di superiorità. E dove può
andare un piccolo gangster che accompagna un bambino alla ricerca della genitrice, se non
a scommettere sul keirin, la popolarissima specialità ciclistica nipponica?
Si organizza per comodità
in capitoli, Kitano, lasciando come firma una bella cartolina animata. Il resto è buffo,
un po drammatico, talora soprannaturale. Colpisce quel che manca, e non quel che
cè. Non le campanelle in discesa controllata dal cielo, ma tutti gli spazi vuoti, i
buchi nel tempo, le disinquadrature che Kitano lascia quando nulla più attraversa
il campo, ma la macchina da presa continua ad osservare e registrare, imperterrita. Segno
che la storia sta altrove, ma anche lì. Una capacità di meditare che non può
sorprendere più di tanto in un cineasta che sa benissimo cosa sono i registri. Come Hana-bi,
Lestate di Kikujiro è un paziente gioco di intersezioni, che
lascia sempre qualcosa sottinteso, ed affida al silenzio quella parte di voce che non può
sprecarsi. Alla musica, nel migliore dei casi, o semplicemente al mare, come
nellaltro capolavoro di Kitano, A scene at the sea. È lo scontro
tra un corpo comico e la realtà, orchestrata secondo una perfida legge di Murphy. Il
dolce clinamen di due affollate solitudini, che si scelgono nella calura nascente. Sarebbe piaciuto a Serge Daney, che attribuiva ai film dove
qualcuno sceglie un genitore il particolare valore di surrogati della cinefilia,
che altro non è se non leleggere un regista a padre. Se Kitano è disposto ad
accettare un ruolo materno, saremo felici.
Riccardo
Ventrella
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