Anno V - Numero 8 - Gennaio 2000

I film del mese


L'ESTATE DI KIKUJIRO

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Takeshi Kitano
Fotografia: Katsumi Yanagishima
Scenografia: Norihiro Isoda
Costumi: Fumio Ywasaki
Musica: Joe Hisaishi
Montaggio: Takeshi Kitano, Yoshionori Ota
Prodotto da: Masayuki Mori, Takyo Yoshida
(Giappone, 1999)
Durata: 121’
Distribuzione cinematografica: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Kikujiro: "Beat" Takeshi Takeshi
Masao: Yusuke Sekiguchi
Moglie Kikujiro: Kayoko Kishimoto
Nonna Masao: Kazuko Yoshiuki

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2.jpg (15329 bytes)Ci sono cose che tutti possono fare. Altre che richiedono una qualche abilità, o carisma. Essere al cinema non dico favolistici, ma quantomeno surreali narratori di se stessi, costruendo semplici ma ingegnose macchine volanti, è compito noto a pochissimi. Il Kaurismaki di Juha, piccolo gioiello del dir tacendo. O l’estivo Kitano, maestro di haiku, sempre più investito della pesante e prestigiosa eredità di Ozu Yasujiro. Essere onnivoro, e ascetico digiunatore allo stesso tempo è la miglior virtù di quest’uomo politropo. Mette all’interno di ogni sua opera tutto il variegato background di uno showman consumato, ed asciuga fino ad ottenere una nettezza sorprendente. L’estate di Kikujiro gioca una nota carta narrativa, la ricerca di qualcosa che non si trova, e nel noto notissima, la ricerca di una madre. Si incrociano le mani di un bambino praticamente solo al mondo e di un teppista in là con gli anni, cafone più che cattivo, ridicolo nel suo claudicare e nel perenne esibizionismo di superiorità. E dove può andare un piccolo gangster che accompagna un bambino alla ricerca della genitrice, se non a scommettere sul keirin, la popolarissima specialità ciclistica nipponica?

1.jpg (13009 bytes)Si organizza per comodità in capitoli, Kitano, lasciando come firma una bella cartolina animata. Il resto è buffo, un po’ drammatico, talora soprannaturale. Colpisce quel che manca, e non quel che c’è. Non le campanelle in discesa controllata dal cielo, ma tutti gli spazi vuoti, i buchi nel tempo, le disinquadrature che Kitano lascia quando nulla più attraversa il campo, ma la macchina da presa continua ad osservare e registrare, imperterrita. Segno che la storia sta altrove, ma anche lì. Una capacità di meditare che non può sorprendere più di tanto in un cineasta che sa benissimo cosa sono i registri. Come Hana-bi, L’estate di Kikujiro è un paziente gioco di intersezioni, che lascia sempre qualcosa sottinteso, ed affida al silenzio quella parte di voce che non può sprecarsi. Alla musica, nel migliore dei casi, o semplicemente al mare, come nell’altro capolavoro di Kitano, A scene at the sea. È lo scontro tra un corpo comico e la realtà, orchestrata secondo una perfida legge di Murphy. Il dolce clinamen di due affollate solitudini, che si scelgono nella calura nascente. Sarebbe piaciuto a Serge Daney, che attribuiva ai film dove qualcuno sceglie un genitore il particolare valore di surrogati della cinefilia, che altro non è se non l’eleggere un regista a padre. Se Kitano è disposto ad accettare un ruolo materno, saremo felici.

Riccardo Ventrella

Il sito ufficiale del film


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