Anno V - Numero 9 - Febbraio 2000

Speciale David Lynch


La pittura e i cortometraggi
"Six figures", "The alphabet", "The Grandmother"

Corpi, figure, flussi, rumori che sono, allo stesso tempo, suono e sensazione: è difficile circoscrivere il cinema di Lynch in una categoria precisa in quanto egli sembra voler sottolineare, ad ogni inquadratura, il bisogno quasi morboso di sottrarsi ad una classificazione. Le sue opere sono dichiaratamente estranee ad un secolo di cultura cinematografica (a parte piccoli, marginali dettagli), prive di qualsiasi memoria storica hanno come unico punto di riferimento le personali esperienze di vita dell'autore, filtrate nell'ottica distorta e visionaria di un surrealismo feroce e fortemente disturbante.

1.jpg (6235 bytes)Il primo approccio all'arte visiva Lynch lo ebbe attraverso la pittura e molto, di questo suo amore, è rimasto nella successiva produzione cinematografica. Il passaggio fra i due modi espressivi avvenne per il bisogno, quasi fisiologico, che l'artista sentiva di dover vedere le sue opere in movimento. I suoi primi lavori, infatti, sono da lui stesso definiti come "film painting", substrati scultorei o pittorici sui quali vengono proiettate immagini ripetitive ottenute con la tecnica dell'animazione. Così, ad esempio, per il famoso Six figures del 1967, dove un film rappresentante stomaci che si dilatano fino ad esplodere e teste che lentamente prendono fuoco viene proiettato ripetitivamente su di uno schermo televisivo-scultura adornato da immagini in rilievo di teste e braccia. Il tutto, come diverrà caratteristica dell'autore, accompagnato da un lancinante e ossessivo suono di una sirena impazzita, una efficace "texture" sonora a sottolineare l'angoscioso clima dell'opera. Il successo ottenuto con questo tentativo sperimentale di cinematografia spinge un mecenate (certo H. Barton Wasserman) a finanziare il giovane artista per un nuovo lavoro basato sulla tecnica di "Six Figures". Con i soldi avuti in donazione Lynch compra una cinepresa ma, malauguratamente, il fuoco della macchina si rivela difettoso, vanificando mesi di lavoro. Con i pochi soldi rimastigli riesce comunque a realizzare un cortometraggio intitolato The Alphabet avente come tema le difficoltà (così come i timori e le paure) legate all'apprendimento, personale idiosincrasia dell'autore da sempre restio ad un'educazione di tipo scolastico. Il breve filmato (dura solo 4 minuti) si apre con l'immagine di una donna (interpretata da Peggy, l'allora moglie del regista) sdraiata su un letto mentre delle inquietanti voci infantili ripetono in maniera ossessiva le prime tre lettere dell'alfabeto. Delle strane forme generano lettere che, a loro volta, sembrano partorire lettere più piccole, mentre una donna seduta in una stanza inizia a decomporsi lentamente. Una successiva inquadratura mostra una bocca in primo piano che pronuncia le parole "Please remember that you're dealing with the human form" (per favore ricordati che stai trattando la forma umana).
Nell'ultima parte, formata da una veloce successione di inquadrature, una donna protende istericamente le mani verso le lettere dell'alfabeto disposte disordinatamente. Il breve film si conclude con la donna dell'inizio rannicchiata sullo stesso letto mentre si copre freneticamente il volto con una mano. L'American Film Institute di Los Angeles, visionato il cortometraggio del giovane regista, gli concede un finanziamento per un'opera più articolata. Lynch decide di continuare nell'utilizzo della tecnica di animazione unita alla live-action, facendo anche ricorso alla "pixellation", una particolare tecnica di ripresa fotogramma per fotogramma in cui gli attori sono sovrapposti alle immagini di animazione con un risultato simile a quello della stop-motion.

2.gif (4479 bytes)Il cortometraggio (questa volta della durata più corposa di 34 minuti) si intitola The Grandmother (La nonna) e rappresenta una crescita ulteriore dell'immaginario fortemente disturbato del regista, presentando un'opera seminale sulla nascita e la vita che non esita ad affrontare temi scabrosi legati alla sessualità infantile e all'incesto. Al cortometraggio collabora anche il tecnico del suono Alan Splet, dando inizio ad un sodalizio con il regista che dura tutt'oggi. Nella storia di un ragazzino vittima di una famiglia insensibile e violenta che, piantando un seme nel materasso lurido della sua camera, fa "nascere" una nonna affettuosa e materna, troviamo molte delle ossessioni tipiche dell'autore. Lynch ha sempre dichiarato di essere terrorizzato dalla normalità. Le idilliache scene familiari, i tranquilli paesi della periferia americana tutti sorrisi e buoni sentimenti, nascondono, secondo l'autore, segreti inconfessabili e perversioni inimmaginabili (in seguito darà voce a queste ossessioni con film come Velluto Blu o Twin Peaks).
Un'altra caratteristica tipica del suo stile è rappresentata dal rapimento, quasi ipnotico, con cui descrive e osserva le macchine industriali e il ripetitivo moto degli apparecchi in una catena di montaggio. Infatti in "The Grandmother" la teoria astratta che regola le fasi e lo svolgimento della vita e' rappresentata come un montaggio elettrico-industriale. "The Grandmother" rappresenta una sintesi compatta delle problematiche e dello stile espressivo dell'autore ed ha il merito di proporre un Lynch non ancora corretto o censurato. Il film viene terminato con grandi difficoltà, ricorrendo ad ulteriori finanziamenti, ma non riscuote lo stesso grado di interesse dei suoi precedenti lavori.

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