Anno V - Numero 9 - Febbraio 2000

I film del mese


UNA STORIA VERA
(THE STRAIGHT STORY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: David Lynch
Sceneggiatura: John Roach, Mary Sweeney
Fotografia: Freddie Francis
Scenografia: Jack Fish
Costumi: Patricia Norris
Musica: Angelo Badalamenti
Montaggio: Mary Sweeney
Prodotto da:
USA, Francia 1999)
Durata: 111'
Distribuzione cinematografica: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Alvin Straight: Richard Farnsworth
Rose: Sissy Spacek
Lyle: Harry Dean Stanton

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3.jpg (10988 bytes)Alvin Straight aveva settantatré anni, vedeva poco, deambulava con l’ausilio di due bastoni allorquando prese la decisione, nel 1994, di percorrere oltre cinquecento miglia su un vetusto tosaerba a motore per recarsi in visita dal fratello Lyle, colpito da infarto: i due non si parlavano da più di dieci anni.
Alvin viaggiò per sei settimane, da Laurens nello Iowa a Mt.Zion nel Wisconsin, trascinandosi dietro un rimorchio carico di fusti di carburante e wurstel, accampandosi per la notte in prossimità dei cimiteri, nei boschi, presso i garage di gente del luogo: solo per rivedere il congiunto lontano, "sedere con lui e guardare le stelle, come facevamo tanto tempo fa".

2.jpg (10185 bytes)Su questa vicenda dal sapore antico, riportata dal New York Times, Mary Sweeney ha avuto l’idea di scrivere una sceneggiatura e proporre al proprio compagno David Lynch di tradurla in immagini: ne è nato un film, "The straight story" (la traduzione italiana è abbastanza corretta, ma riduttiva), tra i più belli nella carriera di questo cineasta geniale e discontinuo, analista impietoso dell’anima nera degli States fattosi qui cantore commosso dei suoi lati più edificanti.
Non si equivochi, però; in un film esposto ai ricatti della commozione, dove l’esazione della lacrima facile pare essere evento pressoché inevitabile, Lynch è bravissimo nell’evitare ogni sottolineatura eccessiva, ogni annotazione di troppo: il suo Alvin (magistrale l’interpretazione di Richard Farnsworth, ma anche Sissy Spacek ed Harry Dean Stanton sono strepitosi) incarna il mito, connaturale alla cultura americana da Whitman a Kerouac, della strada.

1.jpg (10560 bytes)Se è ormai impossibile per il viaggiatore, causa gli acciacchi e l’età, il "running on empty" cui esortava Jackson Browne nell’omonima canzone, si può però ancora faticosamente procedere: tra il bagliore accecante dei campi di mais, i prati verdi intorno alle case di provincia, il fuoco d’un bivacco ed il movimento lento delle nuvole. Per tornare infine a sedersi, come una volta, sotto il portico d’una baracca con Lyle: scambiare uno sguardo, levare gli occhi e lasciarsi inghiottire dall’infinità del cielo stellato.

Francesco Troiano


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