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UNA STORIA
VERA
(THE STRAIGHT STORY)CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: David Lynch
Sceneggiatura: John Roach, Mary Sweeney
Fotografia: Freddie Francis
Scenografia: Jack Fish
Costumi: Patricia Norris
Musica: Angelo Badalamenti
Montaggio: Mary Sweeney
Prodotto da:
USA, Francia 1999)
Durata: 111'
Distribuzione cinematografica: BIM
PERSONAGGI E INTERPRETI
Alvin Straight: Richard Farnsworth
Rose: Sissy Spacek
Lyle: Harry Dean Stanton
   
Alvin Straight aveva settantatré anni, vedeva poco,
deambulava con lausilio di due bastoni allorquando prese la decisione, nel 1994, di
percorrere oltre cinquecento miglia su un vetusto tosaerba a motore per recarsi in visita
dal fratello Lyle, colpito da infarto: i due non si parlavano da più di dieci anni.
Alvin viaggiò per sei settimane, da Laurens nello Iowa a Mt.Zion nel Wisconsin,
trascinandosi dietro un rimorchio carico di fusti di carburante e wurstel, accampandosi
per la notte in prossimità dei cimiteri, nei boschi, presso i garage di gente del luogo:
solo per rivedere il congiunto lontano, "sedere con lui e guardare le stelle, come
facevamo tanto tempo fa".
Su questa vicenda dal sapore antico, riportata dal
New York Times, Mary Sweeney ha avuto lidea di scrivere
una sceneggiatura e proporre al proprio compagno David Lynch
di tradurla in immagini: ne è nato un film, "The straight story" (la traduzione
italiana è abbastanza corretta, ma riduttiva), tra i più
belli nella carriera di questo cineasta geniale e discontinuo, analista
impietoso dellanima nera degli States fattosi qui cantore commosso dei suoi lati
più edificanti.
Non si equivochi, però; in un film esposto ai ricatti della commozione, dove
lesazione della lacrima facile pare essere evento pressoché inevitabile, Lynch è bravissimo nellevitare ogni sottolineatura
eccessiva, ogni annotazione di troppo: il suo Alvin (magistrale
linterpretazione di Richard Farnsworth, ma anche Sissy Spacek ed Harry Dean Stanton
sono strepitosi) incarna il mito, connaturale alla cultura americana da Whitman a Kerouac,
della strada.
Se è ormai impossibile per il viaggiatore, causa gli
acciacchi e letà, il "running on empty" cui esortava Jackson Browne nellomonima canzone, si può però ancora
faticosamente procedere: tra il bagliore accecante dei campi di mais, i prati verdi
intorno alle case di provincia, il fuoco dun bivacco ed il movimento lento delle
nuvole. Per tornare infine a sedersi, come una volta, sotto il portico duna baracca
con Lyle: scambiare uno sguardo, levare gli occhi e lasciarsi inghiottire
dallinfinità del cielo stellato.
Francesco Troiano
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