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GIOVANNA
D'ARCO
(JEAN D'ARC)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson, Andrew Birkin
Fotografia: Thierry Arbogast
Scenografia: Hugues Tissandier
Costumi: Catherine Letterrier
Musica: Eric Serra
Montaggio: Sylvie Landra
Prodotto da: Patrice Ledoux
(France, Usa, 1999)
Durata: 160'
Distribuzione cinematografica: Columbia Tristar
PERSONAGGI E INTERPRETI
Giovanna d'Arco: Milla Jovovich
Carlo VII: John Malkovich
Yolanda D'Aragona: Faye Dunuaway
La coscienza: Dustin Hoffman
Il Duca di Alencon: Pascal Gregory
Gilles De Rais: Vincent Cassel
Dunois: Thceky Karyo
 
Cosa può avere in comune con Giovanna D'Arco un
regista come Luc Besson che in Nikita, Leon
e Il quinto elemento ci ha abituati ad opere tutte ritmo, azione e poca
psicologia? Apparentemente nulla in realtà parecchio. Giovanna infatti rientra in
quella categoria di personaggi che Besson ama collocare al centro delle sue vicende:
enigmatici, in bilico tra bene e male, forti, coraggiosi, ambigui. Dopo pochi minuti di
proiezione dunque il dubbio si dissolve e si ha l'impressione di ritrovare tutti i temi
cari al regista.
Ennesima rivisitazione del mito della santa francese,
già illustrato sullo schermo da Dreyer, Bresson, Rossellini e Rivette, questo Giovanna
D'Arco di Besson si differenzia dalle precedenti
opere per un approccio più spettacolare che mistico. Insomma questa
Giovanna che, messaggera di Dio, libera la Borgogna in mano agli odiati inglesi,
consentendo al debole Carlo VII di divenire Re di Francia, è più un Braveheart in
gonnella che una santa pervasa da spirito divino. Da piccola è stata testimone della
morte della sorella, uccisa e violentata dai britannici ed è dunque comprensibile che sia
pervasa da un furore inarrestabile. Besson gioca abilmente
sulle ambiguità del personaggio ma cade nel tranello dell'intellettualismo
(lui che intellettuale non è) nell'ultima parte del film,
quando porta sullo schermo Dustin Hoffman nei panni della
coscienza della protagonista, con il compito di insinuare il dubbio che di santo ci sia
ben poco nell'eroica Giovanna.
Pregi e difetti
nell'opera di Besson si dividono equamente. Tra i meriti ci sono la grande
energia profusa in tutto il film, il ritmo, le inquadrature curate al dettaglio, molto
impressionanti. Tra i demeriti una messa in scena compiaciuta (è come se ad ogni
inquadratura Besson volesse dimostrarci la sua maestria) e, l'abbiamo detto, una caduta di
stile nella terza parte, quella del processo per eresia e del conseguente rogo della
santa. Restano impresse le sequenze delle battaglie (non all'altezza di Braveheart
però) e una Milla Jovovich furibonda ed isterica.
Maurizio
Imbriale
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