Anno V - Numero 9 - Febbraio 2000

I film del mese


GIOVANNA D'ARCO
(JEAN D'ARC)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson, Andrew Birkin
Fotografia: Thierry Arbogast
Scenografia: Hugues Tissandier
Costumi: Catherine Letterrier
Musica: Eric Serra
Montaggio: Sylvie Landra
Prodotto da: Patrice Ledoux
(France, Usa, 1999)
Durata: 160'
Distribuzione cinematografica: Columbia Tristar

PERSONAGGI E INTERPRETI

Giovanna d'Arco: Milla Jovovich
Carlo VII: John Malkovich
Yolanda D'Aragona: Faye Dunuaway
La coscienza: Dustin Hoffman
Il Duca di Alencon: Pascal Gregory
Gilles De Rais: Vincent Cassel
Dunois: Thceky Karyo

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

1.jpg (13167 bytes)Cosa può avere in comune con Giovanna D'Arco un regista come Luc Besson che in Nikita, Leon e Il quinto elemento ci ha abituati ad opere tutte ritmo, azione e poca psicologia? Apparentemente nulla in realtà parecchio.  Giovanna infatti rientra in quella categoria di personaggi che Besson ama collocare al centro delle sue vicende: enigmatici, in bilico tra bene e male, forti, coraggiosi, ambigui. Dopo pochi minuti di proiezione dunque il dubbio si dissolve e si ha l'impressione di ritrovare tutti i temi cari al regista.

2.jpg (12945 bytes)Ennesima rivisitazione del mito della santa francese, già illustrato sullo schermo da Dreyer, Bresson, Rossellini e Rivette, questo Giovanna D'Arco di Besson si differenzia dalle precedenti opere per un approccio più spettacolare che mistico. Insomma questa Giovanna che, messaggera di Dio, libera la Borgogna in mano agli odiati inglesi, consentendo al debole Carlo VII di divenire Re di Francia, è più un Braveheart in gonnella che una santa pervasa da spirito divino. Da piccola è stata testimone della morte della sorella, uccisa e violentata dai britannici ed è dunque comprensibile che sia pervasa da un furore inarrestabile. Besson gioca abilmente sulle ambiguità del personaggio ma cade nel tranello dell'intellettualismo (lui che intellettuale non è) nell'ultima parte del film, quando porta sullo schermo Dustin Hoffman nei panni della coscienza della protagonista, con il compito di insinuare il dubbio che di santo ci sia ben poco nell'eroica Giovanna.

3.jpg (13271 bytes)Pregi e difetti nell'opera di Besson si dividono equamente. Tra i meriti ci sono la grande energia profusa in tutto il film, il ritmo, le inquadrature curate al dettaglio, molto impressionanti. Tra i demeriti una messa in scena compiaciuta (è come se ad ogni inquadratura Besson volesse dimostrarci la sua maestria) e, l'abbiamo detto, una caduta di stile nella terza parte, quella del processo per eresia e del conseguente rogo della santa. Restano impresse le sequenze delle battaglie (non all'altezza di Braveheart però) e una Milla Jovovich furibonda ed isterica.

Maurizio Imbriale


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