Anno V - Numero 9 - Febbraio 2000

I film del mese


La risposta del corpo.
La ribellione del corpo nell'era del virtuale.

1.jpg (13414 bytes)Ogni attimo dell'esistenza umana si è sempre svolto fra il reale e il possibile, fra ciò che accadeva e ciò che sarebbe potuto accadere. Fino all'era presente il confine era netto, non valicabile: non c'era osmosi, non c'era contaminazione, non c'era mutazione. Ciò che si faceva era concreto, reale, avvertibile coi sensi: il resto stava altrove, nei recessi della mente. Era una fantasia idealizzata, una pulsione dell'inconscio, un progetto razionale a venire. Il corpo agiva da padre-padrone: comprensivo, attento alle sollecitazioni mentali, pronto a raccoglierle e subito a isolarle nel limbo del possibile. Esse non prendevano mai il sopravvento e vivevano solo nella trasmissione del pensiero, nella poesia, nell'arte, nel racconto mitico di un passato che non era mai diventato futuro.

3.jpg (12020 bytes)Oggi avviene qualcosa di nuovo, di non contornabile, di non prevedibile, qualcosa che va oltre i confini, perché non li rispetta, ma mescola tutto in un'ambiguità che minaccia da vicino il processo di conoscenza primario dell'uomo: scomporre, dividere gli elementi del reale per capirlo, comprenderlo, dominarlo. Questo qualcosa è il mondo virtuale, che interagisce con il reale in maniera molto più attiva, concreta, sensibile. Così facendo ne mina il potere, non tanto il potere con la P maiuscola, quello che nelle teorie socio-politiche sta dentro ai parlamenti, alle banche, alle imprese, alle caserme, ma quello molto più presente e parcellizzato che sta dentro di noi e non accetta condivisioni, limitazioni. Questo si ribella, con quelle che sono le sue armi per eccellenza, quelle del corpo energetico: sesso e violenza. Oggi che "il reale è il possibile" esso deve fare in modo che tutto ritorni nell'ordine stabilito delle cose.

Di questo parlano molti film contemporanei che mettono in primo piano la carne (da Romance di Catherine Breillat a Fight Club di David Fincher), la esibiscono come un estremo sforzo fatico (urlo, mi agito, sudo, picchio, dunque esisto, perché il "cogito" è ormai passato al nemico). Di questo parla eXistenZ, l'ultimo film di David Cronenberg, che prosegue il discorso teorico del cineasta canadese, in maniera più accessibile di Crash: apparentemente meno inquietante, perché non tocca i misteri privati della carne; in realtà ben più estremo nelle conclusioni pubbliche dell'itinerario di una mente ossessiva, che non trova sbocchi, se non nell'annullamento e nella morte. 2.jpg (12401 bytes)Entrambi fanno parte delle risposte del corpo allo stato attuale della percezione virtuale, primo elemento di una contiguità delle anime che rende omogenei, tutti facenti parte dello stesso corpo collettivo (tutti collegati allo stesso utero), atomi vaganti nell'universo delle collisioni e degli incontri. Il film, che dà un'indicazione pressoché conclusiva sulla psicosi censoria relativa a una violenza virtuale che interferirebbe con il reale inducendo al delitto, mostra invece come proprio la realtà inquini la virtualità, la renda simile ai propri demoni. L'andamento ellissoidale di eXistenZ, il suo contenere se stesso rovesciato- ogni realtà (dalle avventure di Allegra Geller, l'inventrice di videogame, e del suo compagno nei meandri del gioco, agli sviluppi conclusivi della vicenda narrativa) non si presenta mai con connotati certi, sicuri ai sensi e alla mente - assomiglia terribilmente a quegli oggetti di cui Cronenberg stesso dissemina i suoi film: così efficaci, così reali, così irreali, così inafferrabili: videogame vagine, pulsanti clitoridei, pistole di carne e ossa, denti pallottole, porte d'accesso anali, cavi di collegamento ombelicali. Elementi di realtà che la mente adatta al suo piacere immaginario, elementi di immaginario che finiscono per incidere tragicamente sulla realtà. Confusi nel fluido digitale che invade i corpi, i momenti essenziali del vivere si fondono nel piacere e nel dolore. Ma il gioco, fatto per interagire, si converte ai fantasmi umani. Allora l'interazione diventa gioco del dominio, dell'eliminazione fisica. Sulla torre rimane uno solo. Il corpo non accetta condivisioni. Uccide e impera. Ancora una volta, la mente non coglie il frutto. Cacciata dal paradiso, è dannata a vagare per l'eternità nell'inferno dei microchip.

Memmo Giovannini


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