: Lucky
Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Tinle: Thillen Lhoudup
Pema: Lapka Tsamchoe
Karma: Gurgon Kyap
Norbu: Karma Tensing Nyama Lama
Pasang: Karma Wangiel



Siamo
a Dolo, un piccolo villaggio imprigionato nel cuore dell’Himalaya,
dove il sale è la merce che ogni anno un gruppo di scelti, ardimentosi
carovanieri, porta a valle per essere scambiata con le razioni di grano.
Al ritorno da una spedizione, il figlio del capo Tinle rimane ucciso per
aver preso un sentiero troppo accidentato, inviso agli dei e
perseguitato dall’ira dei demoni. Il vecchio attribuisce la colpa di
questa ingrata morte al compagno di suo figlio, Karma, accusandolo di
aver bramato il ruolo di capo che per successione doveva andare a suo
figlio. Si apre una frattura: i giovani abitanti di Dolo, affascinati
dal prestigio e dalla forza di Karma, scelgono di seguirlo nella
prossima traversata coinvolti dalla sua risolutezza, mentre i più
anziani, ancora fedeli a Tinle che oramai è accecato dall’odio,
improvvisano un improbabile gruppo di carovanieri guidati dalle loro
tradizioni e dai segnali divini. Pasang, il piccolo nipote di Tinle,
diverrà, insieme alla madre e allo zio, l’unico e disorientato
giovane della seconda carovana: coinvolto nell’impresa, l’occhio
documentarista di questo fanciullo sarà spinto prematuramente verso un
sentiero di osservazione e comprensione, che lo porterà ad equilibrare
le inevitabili discordanze sorte tra memoria e rinnovamento.
Lo
stesso lavoro che Eric Valli, documentarista di professione, dispone con
ineccepibile rigore sullo schermo, diluendo e mescolando i valori del
documentario di fantasia con quello concettuale, testimoniando una
tendenza tutta francese che, seppur con finalità diverse, si era già
mostrata qualche anno fa nelle morbide pulsioni che armonizzavano le
immagini di "Microcosmos". Mettendo da parte il tono delle
vicende umane che, nonostante il fascino perpetuo ritrovato nelle
evocazioni di un viaggio conradiano, di per sé potrebbero anche non
entusiasmare, siamo tuttavia davanti ad uno
splendido e trascinante esercizio di linguaggio fotografico.
I chiaroscuri che delicatamente, come avvolti in un letargo millenario,
ritmano i primi piani girati nel villaggio, si legano, con ineccepibile
eleganza, al contrasto di una natura intrisa della vitale sacralità che
ossessiona i dialoghi e il destino degli anziani mercanti. Un’ostinata
sproporzione, lucidamente accolta, tra l’insufficienza dell’uomo e
la luce che invade i lunghissimi piani dei dirupi innevati, davanti al
cui accecante biancore l’occhio è tentato a ritrarsi.
Questo
film, costato al suo esigente regista quindici anni di rigido impegno,
è un esempio meraviglioso di raccolta, di partecipazione e
testimonianza; è un riuscito tentativo di saziare l’inesausta
voracità dello sguardo che, attraverso la guida cosciente e selettiva
del cinema, vuole ancora essere sfiorato e commosso da ogni angolo del
mondo.