: Cecchi
Gori Group
PERSONAGGI E INTERPRETI
Woody Allen: Ray
Tracey Ullman: Frenchy
Michael Rapaport: Denny
Hugh Grant: David
Elaine May: May



L’accusa
che - da più parti e gran tempo - viene mossa a Woody
Allen, vale a dire ch’egli continui a riproporre sempre il
medesimo film, può esser facilmente smentita scorrendo la sua più
recente filmografia. Ad un musical della più bell’acqua quale
"Tutti dicono I love you" (1996) segue l’autoanalisi
criptobergmaniana di "Harry a pezzi" (1997), dalle ambizioni
fellinian-affrescali di "Celebrity" (1998) si passa alla
biografia d’un immaginario chitarrista jazz in "Accordi e
disaccordi" (1999): mentre con quest’ultimo Criminali da
strapazzo, il Nostro sembra volersi rifare agli stilemi della screwball
comedy, sulla falsariga dell’ormai lontano esordio di
"Prendi i soldi e scappa" (1969).
La
trama è semplice: il lavapiatti Ray affitta un negozio vuoto,
attraverso il quale giungere al caveau d’una banca per depredarlo. La
progettata rapina si risolve in un nulla di fatto, ma l’attività
fittizia - una rivendita di biscotti fatti in casa - messa in piedi da
sua moglie Frenchy a copertura delle illecite intenzioni riscuote un
enorme successo: i due finiscono per divenir ricchi ugualmente, si
vestono ed abitano come presumono il loro stato richieda, vanno a
concerti e serate di gala. Tornati in miseria per la disonestà d’un
amministratore, si ritrovano quasi con sollievo e riprendono il loro
consueto tran tran: non sempre il denaro rende felici, è più
importante che ciascuno viva in sintonia con la propria natura.
Prendendo
le mosse da una situazione che ricorda lo spunto iniziale del
monicelliano "I soliti ignoti" (1958), "Criminali da
strapazzo" si avvia poi per sentieri diversi, ricordandosi del
"Pigmalione" (1914) di G.B.Shaw - il rapporto tra Frenchy e l’azzimato
mercante d’arte David - e di "Nata ieri" (1950) di Cukor,
anche se tutto viene poi dal regista ricondotto alle proprie esigenze. Più
mossa e ricca di verve nella prima parte, la vicenda perde
qualcosa nel ritmo con lo scorrer dei minuti ed assume coloriture
sentimentali in dirittura d’arrivo: poco male, accadeva anche a
Chaplin, col quale Allen condivide pure l’affettuosa simpatia per i
perdenti, la carezza conclusiva riservata a coloro che non hanno. Senza
sdolcinature, tuttavia, ma in linea con un sentimento dell’esistenza
quale prova da affrontar con un bagaglio leggero, giusto come piacerebbe
a Ray: il necessario per vivere, gli amici con cui giocare a carte, la
partita da vedere in televisione. Insomma, scappa dai soldi che prendi.