Anno VI - Numero 17 - Dicembre 2000

I film del mese


BIBO PER SEMPRE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Enrico Coletti
Sceneggiatura: Tonino Guerra, Teo Teocoli, Alessandro Pondi, Riccardo Irrera (da un soggetto di Tonino Guerra e Teo Teocoli)
Fotografia: Blasco Giurato
Scenografia: Luca Gobbi
Costumi: Rossella Scanagatta
Musica: Marco Forni
Montaggio: Danilo Perticara
Prodotto da: Massimo Vigliar e Elena Fachini
(Italia, 2000)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bibo Cedrelli: Teo Teocoli
Marisa: Anna Galiena
Barbone: Luis Sepulveda
Le Mans: Marco Della Noce

Bibo (Teo Teocoli) ha una bella moglie (Anna Galiena), tre figlie e un lavoro (è un comico televisivo) che lo rende realizzato sul piano professionale. Eppure è pervaso da un’ansia apparentemente inspiegabile. Alle prime problematiche professionali, cui si aggiungono quelle familiari, Bibo è ossessionato dalla vita di un barbone che staziona sotto il suo elegante appartamento nel centro di Milano. Il clochard (lo scrittore cileno Luis Sepulveda, qui al suo esordio come attore) diviene per Bibo così un punto di riferimento prima intuitivo, poi tangibile: Bibo interroga il barbone sulla sua esistenza: se sia felice; il Barbone risponde di quanto sia consistente lo scarto che passa dalla sua felicità alla malinconia dei passanti, ben vestiti, ma divorati da un effimero appagamento materiale e, spesso, incapaci di confessare reconditi desideri. Bibo proverà a seguire le orme del barbone per due giorni...

Bibo per Sempre è una sorta di autoritratto di Teo Teocoli come uomo e come artista. Solo Woody Allen e Mel Brooks hanno filmato una storia simile. Il che non allinea il film di Coletti alle battute da cabaret del comico newyorkese (né al marito di Anne Bancroft), ma crea una storia semplice e poetica a un tempo, costellata da eccessi di recitazione e sottigliezze di sceneggiatura, alcune sin troppo celate, ma che rivelano la vergatura nello script di Tonino Guerra. Teocoli è perfetto nella parte di se stesso, ma soprattutto a dispetto dei suoi precedenti film (ricordiamo "Sturmtruppen" o "Croce e Delizia") scavalca la tipica maschera macchiettistica indossata in televisione (con un sopravvalutato successo) per incarnarsi invece in un personaggio convincente, capace di comunicare sensazioni, lievi ma efficaci. E connaturato nell’attitudine naturale a mutare in condizione surreale anche i gesti quotidiani e consueti, ammantando di un’aurea ingenua e confusa i bagliori brevi e fugaci di una vita da star.

Luigi Senise


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