|
IL TALENTO DI
MR RIPLEY
(THE TALENTED MR. RIPLEY)CAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Anthony
Minghella, dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith
Fotografia: John Seale
Scenografia: Roy Walker
Costumi: Ann Roth, Gary Jones
Musica: Gabriel Yared
Montaggio: Walter Murch
Prodotto da: William Horberg, Tom Sternberg
(USA, 2000)
Durata: 150'
Distribuzione cinematografica: Buena Vista
PERSONAGGI E INTERPRETI
Tom Ripley: Matt Damon
Marge Sherwood: GwYneth Paltrow
Dickie Greenleaf: Jude Law
Meredith Logue: Cate Blanchett
Freddie Miles: Philip Seymour Hoffman
Ispettore Roverini: Sergio Rubini
James Rebhorn: Herbert Greenleaf
Jack Davenport: Peter Smith-Kingsley
Philip Baker Hall: Alvin McCarron
Colonnello Verrecchia: Ivano Marescotti
Fausto: Rosario Fiorello
Silvana: Stefania Rocca
  
"Se uno scrittore
thriller deve raccontare di assassini e vittime, e di persone catturate nel vortice di
questo spaventoso corso di eventi, deve far molto di più che descrivere la brutalità e
il sangue. Deve considerare la giustizia o la mancanza di questa nel mondo, buono o
cattivo, come pure la codardia umana ed il coraggio - ma non unicamente come forze per far
procedere la trama del suo racconto verso una direzione. In sostanza la sua gente fittizia
deve sembrare reale."
Le regole essenziali per la scrittura di un thriller alla Highsmith sono proprio quelle
descritte nel suo celebre saggio "Suspense. Pensare e scrivere un giallo". E in
effetti la scrittrice americana è sempre stata interessata più alle psicologie legate al
crimine che all'intreccio tradizionale. Non è un caso che lo stesso Hitchcock abbia
realizzato uno dei suoi film migliori, "Delitto per delitto", dal celebre
"L'altro uomo", opera narrativa d'esordio della scrittirce, datata 1951. Anche
in quel caso era la relazione morbosa ed ambigua tra i due protagonisti a creare
quell'effetto suspense così abilmente orchestrato dal maestro del brivido.
Tra le molteplici fatiche letterarie la "saga" dedicata al personaggio di Tom
Ripley è certamente la più conosciuta dal pubblico. I quattro romanzi sono stati fonte
d'ispirazione per il cinema molte volte, in alcuni casi con risultati più che
apprezzabili, si pensi a L'amico americano diretto da Wim Wenders e allo stesso A pieno sole di René Clement, di cui questo Il talento di Mr. Ripley
di Anthony Minghella costituisce il remake.
Delle atmosfere languide e melassose de Il paziente
inglese, multivincitore di oscar, non è rimasto nulla e questa è già una bella
sorpresa. Il talento di Mr. Ripley è infatti un racconto
forte, a tratti sgradevole, mai consolatorio, diretto con mano felice dal regista
italo-inglese.
La storia dovrebbe essere
nota: siamo alla fine degli anni '50 e il giovane Tom Ripley si barcamena facendo il
cameriere o suonando a qualche party dell'upper class di Manhattan. Durante una di queste
feste viene scambiato erroneamente dal magnate Herbert Greenleaf per un compagno di
college del figlio Dickie. Quest'ultimo si è trasferito in Italia da un paio di anni e si
rifiuta di tornare in patria. Per il padre ciò costituisce un cruccio, per questo propone
al giovane Tom di recarsi in Italia, spesato, per convincere il figlio a tornare in
patria. Ripley accetta e si trasferisce a Mongibello (luogo immaginario in cui si
riconosce Ischia e a tratti Procida) sulla costiera amalfitana dove riesce a conoscere
Dickie, fidanzato con la miliardaria Marge Sherwood. Dickie rappresenta tutto ciò che Tom
ha sempre sognato: è ricco, affascinante, bellissimo ma anche volubile nei sentimenti,
pronto a tradire alla prima occasione. Tom s'innamora di Dickie e, vistosi ripudiato, lo
uccide. A questo punto Ripley inizia un gioco pericoloso decidendo di prendere le
sembianze del ricco miliardario, dando vita così ad una serie di situazioni sempre più
complicate che, in viaggio tra Roma e Venezia, lo porteranno verso un (apparente) cul de
sac. "Preferisco essere un un altro qualcuno che un
perfetto nessuno" spiegherà nell'epilogo prima di vedersi riflesso
nello specchio senza riconoscersi.
Per descrivere le complesse
vicende Minghella si prende tutto il tempo necessario realizzando una prima parte solare e
felice, per virare poi verso toni più cupi. Lo stile è quello del cinema anni '50 con la
musica d'epoca a fare da contrappunto ironico o drammatico alle vicende. Un complesso
puzzle musicale supervisionato dallo stesso Minghella e dal suo abituale compositore
Gabriel Yared, il tutto ambientato in un'Italia dalla bellezza mozzafiato, ricreata
accuratamente dallo scenografo Roy Walker, dai costumisti Ann Roth e Gary Jones, e dal direttore della fotografia John Seale.
Aiutano nella esemplare riuscita di questo thriller gli attori tutti in parte,
dall'impassibile Matt Damon, all'ambiguo Jude Law (una vera scoperta), alla nevrotica Gwyneth
Paltrow. Ma anche tutti i comprimari italiani sono all'altezza a partire da Sergio Rubini (che recita la parte dell'investigatore italiano in
un fluente inglese) passando per Ivano Marescotti, Stefania Rocca e per finire con
Fiorello. Poco più di una comparsata per lui in una versione karaoke insieme a Damon e
Law di "Tu vo fa' l'americano" di Carosone, destinata ad entrare nella memoria
dell'immaginario cinematografico.
Maurizio
Imbriale
Acquista i libri, i
video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più
fornito negozio interattivo della rete!
|