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PREFERISCO IL
RUMORE DEL MARE CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: Mimmo Calopresti
Sceneggiatura: Mimmo Calopresti, Francesco Bruni
Fotografia: Luca
Bigazzi
Scenografia: Alessandro Marrazzo
Costumi: Silvia Nebiolo
Musica: Franco Piersanti
Montaggio: Massimo Fiocchi
Prodotto da: Biancafilm Mikado, Rai, Arcapix (Francia)
(Italia, 2000)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: Mikado
PERSONAGGI E INTERPRETI
Luigi: Silvio Orlando
Rosario: Michele Raso
Matteo: Paolo Cirio
Serena: Fabrizia Sacchi
Don Lorenzo: Mimmo Calopresti
  
"Al mondo non si è mai
del tutto soli. Alla peggio si ha la compagnia di un ragazzo, di un adolescente e via di
un uomo di fatto quello che siamo stati noi" Così scriveva Cesare Pavese ne
il Mestiere di vivere e con queste stesse parole Mimmo
Calopresti, regista di Preferisco il rumore del mare spiega lessenza
del suo nuovo film, che vuole raccontare la storia di due ragazzini diversissimi fra loro
uniti dal malessere di crescere. Il primo è Rosario, un giovane calabrese che, vittima di
una faida nel suo paese di origine, si sposta a Torino grazie allinteressamento di
Luigi (Silvio Orlando), dirigente dazienda di origine
calabrese e padre di Matteo. Questultimo è, invece, svogliato, scontroso, ma dietro
latteggiamento strafottente soffre per la separazione dei genitori e per il
conflittuale rapporto con il padre. Lamicizia che si instaura fra i due è il filo
conduttore della storia, un legame difficile, che nasce da basi diversissime: Rosario è
ospitato in una comunità di ragazzi a rischio, animata da un sacerdote che si fa in
quattro per loro (Mimmo Calopresti), Matteo ha una splendida
casa, molti soldi a disposizione eppure è infelice.
Risolvere il film nella
contrapposizione fra nord e sud, fra borghesia e popolo sarebbe troppo riduttivo, anche
perché è lo stesso Calopresti a spiegare che con il suo film desidera, invece,
affrontare la questione del cambiamento: "ho una grande ottimistica convinzione, che
ogni momento della nostra vita sia quello giusto per cambiare, per crescere, per
ricominciare". E proprio il rinnovamento e il desiderio di essere se stessi senza
più schemi è il tema fondamentale della pellicola: Matteo con la sua ansia di crescere e
di individuare la sua personalità, Rosario chiuso e cocciuto che dentro di sé avverte la
necessità del contatto con gli altri e infine Silvio Orlando che percepisce il bisogno di
essere se stesso e allontanarsi dai loschi affari del suocero, proprietario
dellazienda.
Ma il film non è una
pellicola a toni forti, daltronde Calopresti ci ha abituato già dai tempi de La
seconda volta (1995) e de La parola amore esiste (1997) alle mezze
tinte, ai personaggi dai contorni soffusi e dalle scelte
sempre incompiute. E il film risponde proprio a queste esigenze, nel senso
che non vuole proporre soluzioni di comodo, ma solo invitare lo spettatore a riflettere
sulla possibilità di dare una sterzata alla propria esistenza, ben sapendo: "che si
può venir sconfitti ammette Calopresti - non avendo capito nulla, ma è necessario
tentare di essere padroni del proprio destino, così da essere rispettati per quello che
si è". In questa suggestione di emozioni, sentimenti e sensazioni fondamentale è la
resa degli attori, tutti interessanti e convincenti. Naturalmente non avevamo dubbi su Silvio Orlando, che ci ha ultimamente proposto personaggi sempre
più complessi e contraddittori, a cominciare da Aprile (1997) per giungere al suo
penultimo film Fuori dal Mondo (1999), ma intensa risulta la prova di Fabrizia Sacchi, la fidanzata di Luigi, e di Michele
Raso e Paolo Cirio, rispettivamente Rosario e Matteo,
entrambi alla loro prima esperienza cinematografica.
Irene Fornari
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