Ishmael Chambers: Ethan Hawke
Arthur Chambers: Sam Shepard
Carl Heine Jr.: Eric Thal
Hatsue Miyamot: Youki Kudoh
Kazuo: Rick Yune
Nels Gudmundsson: Max von Sydow

1950. San Piedro, a nord-ovest del
Pacifico. Muovendosi a fatica nella nebbia della notte Carl Heine cerca di fissare la sua
lanterna ad un traballante albero maestro. Pessimo tempo per pescare. Ma su quella
sperduta isola si può fare solo questo. La nebbia è insostenibile, come la pioggia.
Poche ore dopo un timido sole, proponendo una pallida tregua, si affaccia sul villaggio
addormentato. Ma Carl Heine non fa ritorno a casa. Perché è stato ucciso. Il principale
imputato è un suo amico d'infanzia, di origine nipponica, il che, in un villaggio che
vive nello strascico di Pearl Harbour, significa qualcosa. Al via il processo. Che apre
scenari inaspettati, con personaggi-fantasmi riesumati dal passato, una tormentata storia
d'amore inspiegabilmente legata all'omicidio, una spessa coltre di neve che cade sui
cedri.
Pubblicato nel 1995, il romanzo di David Guterson ha venduto oltre quattro milioni di copie. Si lega
ad un periodo delicato della storia degli Stati Uniti: l'atmosfera di psicosi nazionale
succeduta al bombardamento di Pearl Harbour. Ma al di sotto di questo innesta una serie
infinita di sottotrame. Scott Hicks (Shine,
1996) regista e co-sceneggiatore, tenta di tradurne ogni aspetto attraverso continui
flashback che partono dai ricordi dei singoli personaggi per approdare alla realtà più
importante che è quella del processo. È qui che si costruisce la rivelazione di ciò che
avverrà. Nel corso dell'intera narrazione si avverte che un mistero sta per essere
svelato, che il vero capo d'accusa non è un omicidio, ma un intero comportamento sociale.
Ed è questa la parte più riuscita del film, perché nel processo ciascuno si misura con
il proprio passato, con i pregiudizi razziali e con le atrocità della guerra. Ed è anche
l'unica parte definita e conclusa. Gli altri temi, tutti
ugualmente importanti, sono solo accennati, sovrapposti, confusi. Il
rapporto inter-razziale, da cui tutto ha origine, è collocato al centro della storia
senza sostegno, quando invece nasconde uno spessore di natura maniacale imprenscindibile.
E ancora l'internamento dei nippo-americani nei campi di concentramento e lo scontro tra
tradizioni culturali tanto differenti, personaggi che sono esseri umani a tutto tondo, con
un passato ed un futuro, ed uno spazio troppo angusto per manifestarsi. Troppo di tutto, nonostante un cast di stelle.