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THE MILLION
DOLLAR HOTEL CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia:
Wim Wenders
Sceneggiatura: Nicholas Klein, Bono, Deepack Nayar
Fotografia: Phedon
Papamichael (II)
Scenografia: Robbie Freed
Costumi: Nancy Steiner
Musica: Bono, U2, Lou Reed, Brian Eno, Jon Hassell, Daniel Lanois, Hal Willne
Montaggio: Tatiana S. Riegel
Prodotto da:
Bruce Davey, Nicholas Klein, Wim Wenders
(Germania, Uk, USA, 2000)
Durata: 122'
Distribuzione cinematografica: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Tom Tom: Jeremy Davies
Eloise: Milla Jovovich
Skinner: Mel Gibson
Geronimo: Jimmy Smits
Dixie: Peter Stormare
Vivien: Amanda Plummer

LUomo da un milione
di dollari era assai simpatico. Correva veloce, vedeva dove gli altri non vedevano,
risultava piuttosto utile quando si dovevano spostare oggetti pesanti. Lalbergo che
ha fondato, invece, di utilità pare averne ben poca. Eufemistica maniera di biasimare
"limperfetta tenuta", come la definisce una recensione, appena sfogliata
tra sceneggiatura e impianto visivo nellultima creazione di Wim Wenders. Imperfetta tenuta è definizione complimentevole per una vicenda
del tutto sconclusionata, in parte sprofondata in una fantascienza di
maniera aggiornata con influssi gibsoniani, in parte ancorata su reminescenze noir.
Possiede il senso del ritmo di Solaris, e la tendenza
allantiquariato di Blade Runner. Chissà se la
responsabilità è da attribuire più a Bono, che della vicenda ha avuto lidea, a
Nicholas Klein, che ha steso il copione, o allo stesso Wenders. Resta il fatto che il regista tedesco continua da Il Cielo sopra Berlino a
prendersi troppo sul serio, a confezionare guazzabugli incomprensibili,
rivolti ad una élite spettatoriale inesistente.
Cosa funzioni nel dedalo di
stanze che costituisce il Milion Dollar Hotel, nei mille personaggi strani che lo popolano
risulta incomprensibile. Cè una morte misteriosa, di un misterioso figuro legato al
mondo dei media. Cè un mercante darte, lidiota del villaggio, una
prostituta affascinante. E un agente federale. Peccato che lagente sia Mel Gibson, qui dotato di una sola ieratica espressione, e che
dietro langolo continuino a far capolino interpreti del calibro di Julian Sands. Alla fine, della vicenda non conta più nulla. Non il
suo risvolto poliziesco, non il lato umano, non laspetto morale. Rimane una
giustapposizione di quadri, sostenuta da una musica certo di valore, e agita forse solo
per giustificarne la ripresa. Perché una capacità va attribuita a Wenders. Quella di saper nobilitare tutto con la macchina da presa.
Dote rarissima, al giorno doggi, quella di magnificare il mondo con la visione.
Quando inquadra Milla Jovovich, o la città dallalto,
sa far vibrare il piano di unemozione che forse nessun altro, con la sola forza
dellobiettivo, riesce a regalare. Peccato che questi istanti vaghino sperduti nella
jungla di una narrazione sfilacciata, spesso sconclusionata.
È un cinema del tutto inattuale, in senso negativo. Sbilanciato su unepoca
che non esiste più, e della quale si sono perse anche le tracce. A Wenders non rimane che
darsi al purovisibilismo, o concedersi alcuni istanti di riflessione e viaggio, come
quelli di Buena Vista Social Club. Della sua solennità, invece, neppure
luomo da un milione di dollari saprebbe cosa farsene.
Riccardo
Ventrella
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