Anno V - Numero 10 - Aprile  2000

I film del mese


THE MILLION DOLLAR HOTEL

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Wim Wenders
Sceneggiatura: Nicholas Klein, Bono, Deepack Nayar
Fotografia: Phedon Papamichael (II)
Scenografia: Robbie Freed
Costumi: Nancy Steiner
Musica: Bono, U2, Lou Reed, Brian Eno, Jon Hassell, Daniel Lanois, Hal Willne
Montaggio: Tatiana S. Riegel
Prodotto da: Bruce Davey, Nicholas Klein, Wim Wenders
(Germania, Uk, USA, 2000)
Durata: 122'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Tom Tom: Jeremy Davies
Eloise: Milla Jovovich
Skinner: Mel Gibson

Geronimo: Jimmy Smits
Dixie: Peter Stormare
Vivien: Amanda Plummer

ciak3.gif (1850 bytes)

1.jpg (11137 bytes)L’Uomo da un milione di dollari era assai simpatico. Correva veloce, vedeva dove gli altri non vedevano, risultava piuttosto utile quando si dovevano spostare oggetti pesanti. L’albergo che ha fondato, invece, di utilità pare averne ben poca. Eufemistica maniera di biasimare "l’imperfetta tenuta", come la definisce una recensione, appena sfogliata tra sceneggiatura e impianto visivo nell’ultima creazione di Wim Wenders. Imperfetta tenuta è definizione complimentevole per una vicenda del tutto sconclusionata, in parte sprofondata in una fantascienza di maniera aggiornata con influssi gibsoniani, in parte ancorata su reminescenze noir. Possiede il senso del ritmo di Solaris, e la tendenza all’antiquariato di Blade Runner. Chissà se la responsabilità è da attribuire più a Bono, che della vicenda ha avuto l’idea, a Nicholas Klein, che ha steso il copione, o allo stesso Wenders. Resta il fatto che il regista tedesco continua da Il Cielo sopra Berlino a prendersi troppo sul serio, a confezionare guazzabugli incomprensibili, rivolti ad una élite spettatoriale inesistente.

2.jpg (10519 bytes)Cosa funzioni nel dedalo di stanze che costituisce il Milion Dollar Hotel, nei mille personaggi strani che lo popolano risulta incomprensibile. C’è una morte misteriosa, di un misterioso figuro legato al mondo dei media. C’è un mercante d’arte, l’idiota del villaggio, una prostituta affascinante. E un agente federale. Peccato che l’agente sia Mel Gibson, qui dotato di una sola ieratica espressione, e che dietro l’angolo continuino a far capolino interpreti del calibro di Julian Sands. Alla fine, della vicenda non conta più nulla. Non il suo risvolto poliziesco, non il lato umano, non l’aspetto morale. Rimane una giustapposizione di quadri, sostenuta da una musica certo di valore, e agita forse solo per giustificarne la ripresa. Perché una capacità va attribuita a Wenders. Quella di saper nobilitare tutto con la macchina da presa. Dote rarissima, al giorno d’oggi, quella di magnificare il mondo con la visione. Quando inquadra Milla Jovovich, o la città dall’alto, sa far vibrare il piano di un’emozione che forse nessun altro, con la sola forza dell’obiettivo, riesce a regalare. Peccato che questi istanti vaghino sperduti nella jungla di una narrazione sfilacciata, spesso sconclusionata. È un cinema del tutto inattuale, in senso negativo. Sbilanciato su un’epoca che non esiste più, e della quale si sono perse anche le tracce. A Wenders non rimane che darsi al purovisibilismo, o concedersi alcuni istanti di riflessione e viaggio, come quelli di Buena Vista Social Club. Della sua solennità, invece, neppure l’uomo da un milione di dollari saprebbe cosa farsene.

Riccardo Ventrella


Acquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete!

Search: Enter keywords...

logo.gif (1915 bytes)