Anno V - Numero 10 - Aprile  2000

I film del mese


LAKE PLACID

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Steve Miner
Fotografia: Daryn Okada
Scenografia: Willie Heslup
Costumi: Jori Woodman
Musica: John Ottman
Montaggio: Marshall Harvey
Prodotto da: David E. Kelley
(USA, 1999)
Durata: 92’
Distribuzione cinematografica: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jack Wells: Bill Pullman
Kelly Scott: Bridget Fonda
Hector Cyr: Oliver Platt
Sceriffo Hank Keough: Brendan Gleeson
Dolores Bickermann: Betty White
Kevin Campell: Adam Arkin

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

1.jpg (12773 bytes)Il film narra della presenza inspiegabile di un coccodrillo della lunghezza di dieci metri in un lago del Maine. E il bestione è il vero e unico protagonista del film, creato, costruito e animato da Stan Winston, già premio Oscar per gli effetti speciali (Jurassic Park). Perché la storia della presenza del predatore in un lago nordamericano che è nutrito da una vecchia pazza, e che viene braccato da una paleontologa (Bridget Fonda), da una guardia ambientale (Bill Pullman) e da un folle studioso di mitologia (Hector Cyr) contiene una struttura narrativa e drammaturgica pressoché ridicola. I protagonisti non rinunciano ad un sarcastico humour, mentre i loro amici vengono sbranati dal coccodrilo; la sceneggiatura vive solo di topoi consolidati e ampiamente sfruttati –il contrasto tra lo sceriffo e il genialoide professore di mitologia che sfuma in una amicizia fraterna; o il flirt evidente sin dal primo incontro fra Bridget Fonda e Pulmann strascicato sino all’happy-end; e infine i dialoghi: punteggiati da qualche sprazzo di sottile ironia, per il resto non sono sorretti dalla tensione che la vicenda richiede (Thomas Eliot avrebbe parlato della assenza del correlativo oggettivo). Cosa rimane allora di Lake Placid? Stan Winston e la sua creatura. Che sbrana cervi, uomini, ed un orso –ed è questa l’unica sequenza filmata con vigore.

2.jpg (9353 bytes)Questo spiega la differenza tra un film di un maestro come Steven Spielberg e e quello di un buon regista come Steve Miner. Perchè il primo, nel capolavoro Lo Squalo, diffonde panico anche –o sopratutto- nelle scene dove il pesce non appare; mentre, salvo qualche rapida sequenza nel bosco, nel film di Miner, finché non entra in scena il gigantesco coccodrillo, i personaggi non hanno alcuno spessore caratteriale e risultano comprimarie figurette in attesa del protagonista, della Star, e il pathos latita insieme con l’enorme bestia. E il paragone con il terzo film di Steven Spielberg è inevitabile, dal momento che Miner, invasato da una imitatio magistri, si espone a questo rischio, ispirandosi esplicitamente all’autore di Saving Private Ryan. Lake Placid è allora un ottimo film, per chi studia effetti speciali; un facile passatempo, per chi vuole distrarsi.

Luigi Senise


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