Anno V - Numero 10 - Aprile  2000

I film del mese


HURRICANE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Norman Jewison
Sceneggiatura: Armyan Bernstein, Dan Gordon
Fotografia: Roger Deakins
Scenografia: Philip Rosenberg
Costumi: Aggie Guerard Rodgers
Musica: Christopher Young
Montaggio: Stephen Rivkin
Prodotto da: Armyan Bernstein, John Ketcham
(USA, 1999)
Durata: 140'
Distribuzione cinematografica: Buena Vista

PERSONAGGI E INTERPRETI

Rubin Carter: Denzel Washington
Lesra: Vicellous Reon Shannon
Lisa: Deborah Kara Unger
Sam: Liev Schreiber
Terry: John Hannah
Della Pesca: Dan Hedaya

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

1.jpg (15587 bytes)Il 17 giugno 1966, due uomini irrompono armi in pugno nel bar Lafayette di Paterson e fanno repentinamente fuoco, ferendo mortalmente tre persone.
Le testimonianze parlano di individui di colore, e la macchina della giustizia travolge il pugile Rubin Carter ed un suo giovane fan, John Artis: il 27 maggio 1967, una giuria composta da soli bianchi dichiara i due imputati colpevoli dei reati loro ascritti e li condanna alla pena dell’ergastolo.
Finisce qui la carriera sportiva di Carter, soprannominato "Hurricane", vincitore di storici incontri (quello con Emile Griffith, pugilatore noto anche dalle nostre parti per i suoi combattimenti con Nino Benvenuti) e candidato alla corona dei pesi medi, nero scomodo e politicamente inquieto, perciò inviso a reazionari ed autorità cui non par vero d’avere un’occasione per fargliela pagare: l’interessamento al caso di personaggi pubblici (Cassius Clay, Joan Baez e Bob Dylan, che gli dedica una delle sue canzoni più belle) porta nel ‘75 ad un processo d’appello in cui le sentenze vengono confermate, e solo nell’88 il giudice federale Lee Sarokin pone rimedio all’ingiustizia, restituendo Hurricane alla libertà.

2.jpg (19322 bytes)Nel trasporre sullo schermo codesta dolorosa vicenda, Norman Jewison si basa su due libri - "The 16th Round", firmato dallo stesso Carter, e "Lazarus and the Hurricane" di Sam Chaiton e Terry Swinton - oltre che sulla bravura di Denzel Washington, candidato all’Oscar per la sua interpretazione: è grazie alla fervente mediazione dell’attore che si riesce ad entrare nella psicologia del personaggio, ad appassionarsi ad una vicenda che si svolge per gran parte all’interno di un penitenziario.
Le due ore e venti di durata, per contro, giocano a sfavore del ritmo della pellicola: dando allo spettatore l’impressione di assistere ad un lungo biopic d’impostazione televisiva, nobile per intenti ma un po’ tedioso nell’esito finale.

Francesco Troiano


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