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GIOCO D'AMORE
(FOR THE LOVE OF THE GAME)CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura: Dana Stevens
Fotografia: John
Bailey
Scenografia: Neil Spisak
Costumi: Judianna Makovsky
Musica: Basil Poledouris
Montaggio: Eric L. Beason
Prodotto da: Armyan Bernstein, Amy Robinson
(USA, 2000)
Durata: 138
Distribuzione cinematografica: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Billy Chapel: Kevin Costner
Jane Aubrey: Kelly Preston
Gus Sinski: John C. Reilly
Heather: Jena Malone
Gary Wheeler: Brian Cox
Frank Perry: J. K. Simmons

Il team prometteva
bene: Sam Raimi, genio (?) del new- horror (La casa);
Kevin Costner, attore spesso sconfitto e comunque ancora
inserito nello star-system di Hollywood; il direttore della fotografia John Bailey (due film su tutti: Gente Comune di
Robert Redford e Il Grande Freddo di Lawrence Kasdan). Anche la storia lasciava sperare: un film
sul Baseball, sport nazionale e patrimonio culturale degli USA (Cuba
permettendo). E, a conti fatti, il risultato è spiazzante. La sceneggiatura di Dana Stevens tenta di esprimere la tensione di un campione dei Tigers
Detroit, Billy Chapel, quasi al crepuscolo, che in quello che sarà forse l'ultimo match
della sua vita riesamina il proprio bilancio, di uomo, di sportivo, di amante. Con una
serie di flash-back il grande Billy Chapel rivede tutta la sua vita: dalle immagini
amatoriali filmate dal padre con lui piccolo che impugna un guantone da gioco, alle sue
prime vittorie. E allamore più lontano, come a quello più vicino -con la
giornalista e fan dei Tigers- Jane Aubrey-Kelly Preston-, che si frantuma in
maniera definitiva proprio alla immediata vigilia della partita della sua vita. Detto
così, suona come un capolavoro.
Srotolata la pellicola, quel
che rimane nella mente è linterpretazione di Costner e, in parte, la regia estrosa
di Raimi. E qui il dubbio diviene inquietudine: come è possibile che un autore del suo
calibro e del suo talento firmi un film dove le uniche note interessanti sono solo delle
soluzioni registiche originali (il pubblico "fuori fuoco", e Costner in primo
piano che si concentra prima del lancio della palla), mentre il
resto della sceneggiatura è sconcertante. A cominciare dal finale che è
una summa dei luoghi classici del melodramma. In sintesi non vi è
nulla che crei una poetica dello sport -nonostante questo cerchi di essere lo spirito del
del film -o analizzi una relazione sentimentale come una partita di baseball, se
preferite. Le due realtà rimangono parallele per incrociarsi nelle immagini e per
dissolversi nella percezione dello spettatore. Quel che è assente nella storia è
linterazione fra partita e sfera privata di Costner: sono due dimensioni distinte,
che non riescono fondersi e fare, come invece vorrebbero, del personaggio di Costner quel Grande
Gatsby (dal finale variato però) del mondo incantato del Baseball.
Luigi
Senise
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il Dvd di For The Love of the game
Contiene:
Regione 1, Ntsc, Widescreen
Note di produzione
Theatrical trailer(s)
Featurette
Scene tagliate
Giochi interattivi: The Perfect Game & Baseball Trivia Game On the Mound
Film Highlights |
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