Anno V - Numero 10 - Aprile  2000

I film del mese


GIOCO D'AMORE
(FOR THE LOVE OF THE GAME)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura: Dana Stevens
Fotografia: John Bailey
Scenografia: Neil Spisak
Costumi: Judianna Makovsky
Musica: Basil Poledouris
Montaggio: Eric L. Beason
Prodotto da: Armyan Bernstein, Amy Robinson
(USA, 2000)
Durata: 138’
Distribuzione cinematografica: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Billy Chapel: Kevin Costner
Jane Aubrey: Kelly Preston
Gus Sinski: John C. Reilly
Heather: Jena Malone
Gary Wheeler: Brian Cox
Frank Perry: J. K. Simmons

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1.jpg (11862 bytes)Il team prometteva bene: Sam Raimi, genio (?) del new- horror (La casa); Kevin Costner, attore spesso sconfitto e comunque ancora inserito nello star-system di Hollywood; il direttore della fotografia John Bailey (due film su tutti: Gente Comune di Robert Redford e Il Grande Freddo di Lawrence Kasdan). Anche la storia  lasciava sperare: un film sul Baseball, sport nazionale e patrimonio culturale degli USA (Cuba permettendo). E, a conti fatti, il risultato è spiazzante. La sceneggiatura di Dana Stevens tenta di esprimere la tensione di un campione dei Tigers Detroit, Billy Chapel, quasi al crepuscolo, che in quello che sarà forse l'ultimo match della sua vita riesamina il proprio bilancio, di uomo, di sportivo, di amante. Con una serie di flash-back il grande Billy Chapel rivede tutta la sua vita: dalle immagini amatoriali filmate dal padre con lui piccolo che impugna un guantone da gioco, alle sue prime vittorie. E all’amore più lontano, come a quello più vicino -con la giornalista –e fan dei Tigers- Jane Aubrey-Kelly Preston-, che si frantuma in maniera definitiva proprio alla immediata vigilia della partita della sua vita. Detto così, suona come un capolavoro.

2.jpg (10787 bytes)Srotolata la pellicola, quel che rimane nella mente è l’interpretazione di Costner e, in parte, la regia estrosa di Raimi. E qui il dubbio diviene inquietudine: come è possibile che un autore del suo calibro e del suo talento firmi un film dove le uniche note interessanti sono solo delle soluzioni registiche originali (il pubblico "fuori fuoco", e Costner in primo piano che si concentra prima del lancio della palla), mentre il resto della sceneggiatura è sconcertante. A cominciare dal finale che è una summa dei luoghi classici del melodramma. In sintesi non vi è nulla che crei una poetica dello sport -nonostante questo cerchi di essere lo spirito del del film -o analizzi una relazione sentimentale come una partita di baseball, se preferite. Le due realtà rimangono parallele per incrociarsi nelle immagini e per dissolversi nella percezione dello spettatore. Quel che è assente nella storia è l’interazione fra partita e sfera privata di Costner: sono due dimensioni distinte, che non riescono fondersi e fare, come invece vorrebbero, del personaggio di Costner quel Grande Gatsby (dal finale variato però) del mondo incantato del Baseball.

Luigi Senise

gioco.jpg (4892 bytes) Ordina il Dvd di For The Love of the game
Contiene:
• Regione 1, Ntsc, Widescreen
• Note di produzione
• Theatrical trailer(s)
• Featurette
• Scene tagliate
• Giochi interattivi: The Perfect Game & Baseball Trivia Game On the Mound
• Film Highlights