Anno V - Numero 10 - Aprile  2000

I film del mese


BEATIFUL PEOPLE

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Jasmin Dizdar
Fotografia: Barry Ackroyd
Scenografia: Jon Henson
Costumi: Louise Page
Musica: Garry Bell
Montaggio: Justin Krish
Prodotto da: Ben Woolford
(Inghilterra, 2000)
Durata: 107’
Distribuzione cinematografica: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Portia Thornton: Charlotte Coleman
Dr. Mouldy: Nicholas Farrell
Nora Thornton: Julian Firth
Pero: Edin Dzandzanovic
Roger Mide: Roger Sloman
Griffin Midge: Danny Nussbaum

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Londra,1993, la vigilia del match calcistico a Rotterdam tra Olanda ed Inghilterra, valevole per la qualificazione ai mondiali di USA ’94, è il fulcro intorno a cui ruotano le storie che animano Beautiful People: storie di profughi della guerra in Bosnia-Erzegovina e del loro rapporto con la patria che li ospita, La Gran Bretagna. E’ il caso dell’hooligans Griffin (Danny Nussbaum) che si addormenta all’aeroporto di Rotterdam all’interno dei container di viveri per le popolazioni bosniache, e con tanto di maglia di Gary Lineker (centravanti del Totenham) come uniforme si risveglia in pieno conflitto bosniaco. E qui, per via di una dose di eroina che possiede, anestetizza un ferito cui i medici stanno per segare una gamba a vivo. Da questo evento la vita del giovane londinese cambierà, con l’adozione di un bambino del luogo rimasto cieco.

Questo frammento della pellicola è anche la storia più paradigmatica per spiegare lo spirito del film, nonché anche quella più riuscita sul piano contenutistico e formale. Il regista bosniaco quarantenne Jasmin Dizdar scrive e filma dunque il suo primo lungometraggio con un racconto dallo aspetto comico, tragico, brillante. E’ un film corale con numerosi personaggi sparpagliati in diverse storie che si intrecciano in continuazione – oltre l’hooligans c’è un medico alle prese con una donna incinta per via di uno stupro etnico, un giocatore di basket serbo che sposa la figlia di un deputato Tory, un serbo ed un bosniaco che si picchiano a Londra per tutto il film.

Se quindi Beatiful People tenta di muovere alla riflessione mediante un riso contenuto, l’obiettivo preposto è raggiunto, sebbene sul piano testuale la storia in alcuni punti risulti goffa e macchiettistica – il serbo che viene snobbato dalla famiglia alto-borghese inglese, o i due litiganti che si rincorrono per tutta la pellicola. Ciononostante si tratta di un’opera contrassegnata comunque da uno stile in fieri , sospinto da una vitalità espressiva che promette buoni auspici per le prossime opere. Beautiful People riporta alla mente non tanto il cinema di Kusturica (regista preso a modello dalla critica per qualsiasi filmaker slavo!), piuttosto il Roman Polansky di Cul de Sac – con le dovute proporzioni - con il suo umorismo nero e una ricerca quasi antropologica delle psicologie dei personaggi.

Luigi Senise


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