Anno V - Numero 10 - Aprile  2000

I film del mese


17 ANNI

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Zhang Yuan
Sceneggiatura: Yu Hua, Ning Dai, Zhu Wen
Fotografia: Zhang Xigui
Scenografia: Zhao Xiaoyu
Musica: Zhao Jiping
(Cina, 1999)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Tao Lan: Liu Lin
Chen Jie: Li Bingbing
La madre: Li Yeping
Il padre: Liang Song
Yu Xiaoqin: Li Juan

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Due sorelle adolescenti. Irrequieta e curiosa Tao Lan, diligente e doverosa Yu Xiaoqin. Una casa povera in un quartiere povero. I soldi bastano appena per la spesa e le speranze di una vita migliore si spengono insieme a giorni sempre uguali. Una lite furiosa dovuta ad un equivoco cambia radicalmente il destino di questa famiglia come tante. Tao Lan uccide involontariamente la sorella maggiore e viene condannata a diciassette anni di reclusione nel carcere di Tianjin, una delle principali città della Cina. Ma la sua tragedia più grande diventeranno il silenzio dei genitori, impietriti dal dolore e dallo shock ed il difficile reinserimento in una società estranea. Diciassette anni dopo Tao Lan ritroverà, grazie alla compassione di una secondina, la lunga strada verso casa e forse potrà ricominciare a vivere tra le prime, timide manifestazioni d'affetto di una famiglia che esiste ancora.

"Diciassette anni" si ispira ad una figura reale che il regista Zhang Yuan ha conosciuto nel carcere che fa da sfondo alla storia. Ma non è il racconto di una donna condannata alla prigione. È una tragedia umana sulla fragilità dei sentimenti, sull’assurdità delle circostanze che possono travolgere le persone conducendole sull’orlo del baratro esistenziale. È ancora un film dal taglio documentaristico, secondo lo stile di Yuan, girato in una vera prigione ed in un vero ospedale psichiatrico. Con una vera casa, squallida ed invivibile, delle vere cene cinesi che abbondano in riso e delle vere porte prive di serratura perché non temono violazione alcuna. Con uno stuolo di professionisti non-professionisti provenienti dai Centri Sperimentali di Teatro e Cinema di Pechino, al loro primo lungometraggio. Una sceneggiatura stesa da alcuni dei principali scrittori della Cina contemporanea ed una regia che si è vista piombare addosso una pioggia di premi illustri: la vittoria alla 56a Mostra Internazionale di Venezia, il Premio Speciale per la Regia o quello Speciale OCIC, solo per menzionarne alcuni. Consuetudine ormai tradizionale per Yuan che colleziona riconoscimenti dal 1990, anno del suo primo lungometraggio, "Mamma". Sempre alla ricerca ostinata della verità, ma con un’attenta dose di distacco, quasi per dimenticare che la verità è nella realtà e che quest’ultima va vista senza filtri. Perché dalla realtà nasce la poesia. Quella degli interni, dei volti raccolti attorno ad una tavola apparecchiata, dell’amore coniugale consumato in fretta come per sfuggire ad una senso di colpa, delle parole non dette. Ci sono la delicatezza ed il rancore sordo della fatica di vivere del nostro Neorealismo, con un silenzio maggiore, pungente, incredibilmente poetico.

Elisabetta Marino


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