Tempi Moderni

I film del 1999


SLAM

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Marc Levin
Sceneggiatura: Marc Levin, Richard Stratton
Fotografia: Mark Benjamin
Musica: D. J. Spooky
Montaggio: Emir Lewis
Prodotto da: Marc Levin, Richard Stratton
(USA, 1998)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ray Joshua: Saul Williams
Lauren Bell: Sonja Sohn
Hopha: Bonz Malone
Big Mike: Lawrence Wilson
Jimmy Huang: Beau Sia

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Vincitore del Premio della Giuria al Sundance Film Festival '98 e della Camera d'Or a Cannes '98, "Slam" è il film d'esordio del documentarista americano Marc Levin. La storia è quella di Raymond Joshua (Saul Williams), un ispirato poeta-rapper (nel 1996 ha vinto il campionato di Slam nel Nuyorican Café di New York), che vive negli "slummers" neri di Washington, parla un linguaggio dirompente, fuori da ogni accademismo e per questo bene ha fatto la Lucky Red a distribuirlo nella versione originale sottotitolata. Lo slam , un misto di rap, hip-hop e versi, è la poesia "orale" a cui si dedica Raymond per passione (negli Stati Uniti esistono dei veri e propri campionati di quest'arte affabulatoria). Raymond ha un suo talento nell'improvvisare rime a mezza strada tra il rap e la poesia. E' uno slammer, ma anche un piccolo spacciatore di hashish che finisce in galera. Folgorato da un'assistente sociale insegnante di letteratura, Lauren Bell (Sonja Sohn), Raymond viene spronato ad usare la forza dei suoi componimenti letterari, pieni di rabbia, ritmo e speranza sulla via della poesia in musica, per uscire dalla prigione.
La fascinazione di "Slam" sta tutta nella veridicità drammatica: i protagonisti sono veri performance poets, e le poesie recitate sono composte da loro stessi, nel cast figura anche Bonz Malone (prima condanna a 16 anni per graffiti sul muro, scrittore ed editorialista della rivista "Spin"). "Slam" è girato dentro una prigione nel territorio libero degli "slam poetici". Nel suo mirino, un sistema carcerario che rinchiude adolescenti - in genere neri poveri, per reati minori. Il film soprattuto nella prima parte, non ha nulla di tradizionale o didascalico. Il paesaggio urbano e la colonna sonora completano la musicalità delle struggenti e visionarie liriche metropolitane. Il film si perde un po' quando il protagonista esce dal carcere. L'esigenza di dare un segnale positivo attraverso la fiction stride con il realismo dato in partenza, ma almeno fa respirare lo schermo.
Su una storia di Marc Levin e Richard Stratton (un poeta di Washington condannato a più di 20 anni per possesso di erba), Saul Williams e gli altri del cast hanno scritto i testi dei loro dialoghi-poesia. Girato a basso costo, con una macchina da presa dinamica e aggressiva che insegue la sensibilità di ogni variazione di tono e di linguaggio, il film è sostenuto da un montaggio frammentario e frenetico che lascia dietro di sé molte suggestioni formali e un messaggio "liberatorio", carico di speranze e di illusioni. La poesia come salvezza etica?

Memmo Giovannini

Il disco

"Slam", è una delle colonne sonore più effervescenti in circolazione. Il frammento musicale che chiude il film, "Slam-The Soundtrack" ha l'effetto spiazzante di un musical senza una nota. Saul Williams recita come un disperato, rimanda ai poeti neri come Langston, Hughes o ai versi rivoluzionari neri di strada quali i Last Poets. Williams si accompagna a Kris One, guru dell'hip hop più pensato, intelligente e colto.Gli slammer nel film sono concentrati solo sulla parola e sul suono naturale che ne scaturisce. Le parole degli slammer "suonano", al contrario di quelle dei rapper che utilizzano la musica per suonare.
Ecco che allora il disco accorpa superstar nella new-skool come Big Punisher (con Next), Goodie Mob, Busta Rhymes e nuovi artisti radicali come Noreaga. Sono presenti anche Old Dirty Bastard (Wu Tang) in coppia con Coollo, il fantastico Dj Spooky, Pras, The Product dei Fugees, Cappadonna (Wu Tang) e Q-Tip (ex A Tribe Called Quest). Pezzo dopo pezzo il disco si rivela uno spaccato efficacissimo delle ultime avanguardie hip-hop. Se Dj Spooky si presenta con una vertigine di ritmi jazz, qui e là abbondano interiezioni (uh,ah) alla Puff Daddy e ritmi notturni e pesanti alla Wu Tang.

M. G.