Anno V - Numero 4 - Settembre 1999

Editoriale


Cari lettori, Tempi Moderni questo mese compie cinque anni di vita. Penso sia un record per un web magazine italiano, certamente per la nostra rivista, apparsa sulla rete per prima rispetto ai tanti concorrenti nel settore affacciatisi in questi ultimi anni.
Il mese di settembre ci porta tutte le novità cinematografiche americane e tantissimi film italiani. I risultati per questi ultimi sono stati sconfortanti. Incassi magri, sale semideserte mentre La mummia, kolossal americano senz'anima ma divertente, batte tutti i record d'incassi. Si riapre dunque la polemica sul nostro cinema, il Ministro Giovanna Melandri ha provocatoriamente proposto un embargo sui prodotti hollywoodiani che, a suo dire, penalizzerebbero la rinascita del nostro cinema. A dire il vero, a costo di essere brutali, il cinema italiano è morto da un pezzo come industria e quindi ci sarebbe bisogno più che di un embargo di qualche rito voodoo per farlo riemergere. Purtroppo è sgradevole ma è la pura verità. Salvo rarissime eccezioni (e non ingannino gli Oscar a Benigni) i film italiani prima ancora che poveri di idee sono poveri di mezzi. La mancanza di audacia da parte dei produttori privati, incapaci di finanziare un lungometraggio con le proprie tasche come facevano i vari De Laurentiis, Rizzoli, ecc, negli anni d'oro del nostro cinema, ha portato ad una serializzazione del prodotto che spesso si esprime in desolanti storie minimaliste o neoneoreliste da due camere e cucina, ambientate in qualche borgata o sulle spiagge autunnali di Ostia con attori esordienti od emergenti di scarso appeal (e qualche volta di talento) per il pubblico. Certo ci sono anche delle eccezioni (è il caso ad esempio di Un amore di Gianluca Tavarelli) ma nella maggior parte dei casi questi film non offrono alcuna attrattiva, anzi sono respingenti. C'è poi un vile problema di portafoglio. Faccio un semplice esempio: una famiglia (padre, madre, bambino) decide un sabato pomeriggio di andare al cinema. La spesa prevista è intorno alle cinquantamila lire (tre biglietti, parcheggio, gelato o pop corn). Ebbene secondo Voi questa famiglia spenderà questa cifra per andare in una piccola sala con un piccolo schermo, spesso senza Dolby, per vedere un film italiano, oppure preferirà andare al Warner Village o all'Arcadia di Melzo per vedere La mummia o Star Wars?
Concludo con una provocazione, perché invece di piangersi addosso non ci convinciamo di avere tra le mani un prodotto interessante ma scarsamente competitivo sul mercato e non abbassiamo il prezzo d'ingresso dei film italiani? D'altronde accade la stessa cosa nel mercato home video. Per acquistare la cassetta del Titanic in THX, WideScreen occorrono 39.900 lire, per prendere quella di un film normale (o italiano) ne occorrono 17.900...

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