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Cari
lettori, Tempi Moderni questo mese compie cinque anni di vita. Penso sia un record per un
web magazine italiano, certamente per la nostra rivista, apparsa sulla rete per prima
rispetto ai tanti concorrenti nel settore affacciatisi in questi ultimi anni.
Il mese di settembre ci porta tutte le novità cinematografiche americane e tantissimi
film italiani. I risultati per questi ultimi sono stati sconfortanti. Incassi magri, sale
semideserte mentre La mummia, kolossal americano senz'anima ma
divertente, batte tutti i record d'incassi. Si riapre dunque la polemica sul nostro
cinema, il Ministro Giovanna Melandri ha provocatoriamente proposto un embargo sui
prodotti hollywoodiani che, a suo dire, penalizzerebbero la rinascita del nostro cinema. A
dire il vero, a costo di essere brutali, il cinema italiano è morto da un pezzo come
industria e quindi ci sarebbe bisogno più che di un embargo di qualche rito voodoo per
farlo riemergere. Purtroppo è sgradevole ma è la pura verità. Salvo rarissime eccezioni
(e non ingannino gli Oscar a Benigni) i film italiani prima ancora che poveri di idee sono
poveri di mezzi. La mancanza di audacia da parte dei produttori privati, incapaci di
finanziare un lungometraggio con le proprie tasche come facevano i vari De Laurentiis,
Rizzoli, ecc, negli anni d'oro del nostro cinema, ha portato ad una serializzazione del
prodotto che spesso si esprime in desolanti storie minimaliste o neoneoreliste da due
camere e cucina, ambientate in qualche borgata o sulle spiagge autunnali di Ostia con
attori esordienti od emergenti di scarso appeal (e qualche volta di talento) per il
pubblico. Certo ci sono anche delle eccezioni (è il caso ad esempio di Un amore
di Gianluca Tavarelli) ma nella maggior parte dei casi questi
film non offrono alcuna attrattiva, anzi sono respingenti. C'è poi un vile problema di
portafoglio. Faccio un semplice esempio: una famiglia (padre, madre, bambino) decide un
sabato pomeriggio di andare al cinema. La spesa prevista è intorno alle cinquantamila
lire (tre biglietti, parcheggio, gelato o pop corn). Ebbene secondo Voi questa famiglia
spenderà questa cifra per andare in una piccola sala con un piccolo schermo, spesso senza
Dolby, per vedere un film italiano, oppure preferirà andare al Warner Village o
all'Arcadia di Melzo per vedere La mummia o Star Wars?
Concludo con una provocazione, perché invece di piangersi addosso non ci convinciamo di
avere tra le mani un prodotto interessante ma scarsamente competitivo sul mercato e non
abbassiamo il prezzo d'ingresso dei film italiani? D'altronde accade la stessa cosa nel
mercato home video. Per acquistare la cassetta del Titanic in THX, WideScreen occorrono
39.900 lire, per prendere quella di un film normale (o italiano) ne occorrono 17.900...
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