Anno V - Numero 4 - Settembre 1999

I film del mese


Cercasi pubblico… disperatamente
I giovani cineasti italiani alla riscossa contro Hollywood. Ce la faranno?

Cercasi pubblico disperatamente: Stretto tra i kolossal hollywoodiani che già incassano miliardi (vedi La mummia) e la Mostra di Venezia (che farà il pieno sui giornali), il cinema italiano vive la riapertura di stagione come un incubo. Chi andrà a vedere i nostri film? E' vero che La donna lupo, potendo approfittare dell'aura di scandalo che l'avvolge e della disponibilità delle sale, è uscito in quasi novanta copie, al pari di Senza movente; ma non è detto che la cosa debba tradursi automaticamente in biglietti venduti. Questo perché i film italiani - piaccia o no - continuano a non essere percepiti come eventi, bensì come fondi di magazzino. E' triste ma è così. Figurarsi poi quando ci sono di mezzo i film d'autore, volentieri considerati noiosi dal pubblico, anche quando - come nel caso di Fuori dal mondo di Piccioni - non lo sono affatto.
Come invertire la sciagurata tendenza? I nostri cineasti, specie i più giovani, ci stanno provando: Reinventando i generi, come fa Stefano Incerti con Prima del tramonto; giocando la carta internazionale, oppure Giacomo Campiotti, con Il tempo dell'amore, o Antonello De Leo con La Vespa e la Regina, puntando sulla commedia degli equivoci a sfondo malizioso, o la coppia Bonifacci- Pellegrini con E allora mambo. Tutti film che usciranno tra il 3 e il 10 settembre prima che il nuovo Guerre stellari, con le sue seicento e passa copie, si distenda sull'Italia come l'enorme disco volante di Independence Day. Pronto a fare il pieno.

Un amore

Vent'anni di amore raccontati dal regista Gianluca Maria Tavarelli. Si comincia dal 19 giugno del 1982, nella discoteca dove Sara (Lorenza Indovina) e Marco (Fabrizio Gifuni) si sono dati appuntamento con qualche imbarazzo. Anno dopo anno, passando attraverso convivenze, litigi, furori, abbandoni e matrimoni falliti, i due continuano ad amarsi, spesso a distanza, magari sentendo di non essere fatti l'uno per l'altra. Lei è un medico, giovane, energica, vitale, appassionata e che non ha rinunciato agli ideali della sinistra, lui è un avvocato distratto, passivo, innamorato, che si ritrova a difendere politici corrotti.
Anche se gli episodi non sono sempre bene calibrati sul fronte della scrittura, Un amore si impone per la toccante verità delle situazioni e la bella prova degli interpreti.

Le complici

«Ho voluto dare una trama da thriller a un giallo dell'anima». Così Emanuela Piovano presenta Le complici. A far da spunto il romanzo di Maria Rosa Cutrufelli Complice il dubbio, rielaborato con Giorgio Arlorio e Paola Pascolini ed ambientato in una Ostia invernale, "fuori stagione". Le complici sono Anna e Marta. La prima - borghese, freddina, nordica - è un medico che trascina la sua storia d'amore con un uomo sposato; la seconda è una ladruncola che vive di espedienti. Il caso vuole che entrambe si ritrovino all'alba nella casa di un architetto cocainomane appena steso da un colpo di pistola alla testa. Anna, che con l'uomo finì a letto dopo essersi ubriacata, crede di averlo ucciso. Marta, lì per recuperare della droga nascosta, sa di essere una possibile indiziata. Ecco che l'indagine poliziesca a questo punto è solo un pretesto per raccontare la strana, ambigua amicizia.
Incuriosisce il ritratto delle due donne, chela  Piovano immerge in un contesto desolato ma
purtroppo il film talvolta scivola nel goffo, talvolta banalizza la  psicoanalisi.

La donna lupo

Non ulula alla luna La donna lupo di Aurelio Grimaldi, primo capitolo di una trilogia sulla sessualità femminile che dovrebbe proseguire con La donna antilope e La donna falco. Che cosa si vede di tanto hard nel film? Una fellatio in primo piano, una masturbazione femminile, un cunnilingus, vari membri maschili non in erezione, nonché un serpente che s'inabissa nel sesso della protagonista. Una maratona per Loredana Cannata, la ventitreenne siciliana esordiente. Nel film è una giovane borghese, alle prese con una misteriosa raccolta di testimonianze video, che di notte "cattura" i maschi per goderseli come una predatrice. Non è una ninfomane, piuttosto una ragazza senza inibizioni. Agli uomini dà nomi falsi, da loro vuole solo sesso. Ma qualcosa cambia quando Valerio, il più giovane e ingenuo delle "vittime", si innamora di lei…
L'occhio non è moralistico, tra una citazione da Tanner e una da Pasolini, il film si propone come una fantasia erotica più maschile che femminile.

E allora mambo

I due esordienti Lucio Pellegrini, autore del film insieme allo sceneggiatore Fabio Bonifacci, amano la commedia all'italiana, quella di Germi e Risi, e hanno messo insieme un cast di attori televisivi che comprende gli ex Cavalli marci di Ciro, Luca Bizzari e Paolo Kessisoglu più la star di Mai dire gol Luciana Littizzetto; unica straniera, la romana Maddalena Maggi.
Stefano è un trentenne con moglie, figlia, due mutui e un lavoro da caporeparto in fabbrica, che per un errore bancario si ritrova sei miliardi nel conto. Che farne? Inventarsi un'altra vita, seppure part-time, per recuperare il tempo perduto. Ma lo stressato finirà col mettere su una seconda famiglia con una giovane pittrice, dalla quale avrà pure un figlio, facendosi passare per un albanese. Un po' come succedeva a Dudley Moore in Micki & Maude il poveretto si ritrova a inventare ogni giorno una bugia più grossa per trarsi d'impaccio, specie dopo che le mogli, senza nulla sospettare, hanno fatto amicizia. Unica via d'uscita: la fuga o una terza famiglia… E allora mambo è una simpatica commedia degli equivoci che si distingue per ritmo e briosità.

La vespa e la regina

Frutto di una coproduzione italo-spagnola, La Vespa e la Regina racconta in forma di pochade l'innamorarsi a sorpresa di Ginevra e Renato, entrambi foggiani ed entrambi scappati a Roma per sfuggire all'ottusità della provincia. Lei, Claudia Gerini, suona il basso nella band lebso-rock Fucking Sisters; lui, lo spagnolo Pere Ponce, dirige la rivista d'orgoglio omosessuale The Gay After. Il caso vuole, un po' come nel Vizietto, che Renato debba travestirsi da macho per fare un piacere al padre, e proprio in quell'occasione incontra Ginevra, anch'essa travestita da donna fatale, alla Marlene Dietrich. Finiscono a letto insieme senza convinzione (lui per fare un piacere alla nonna malata, lei per fare un dispetto alla fidanzata), ma dopo non sarà più come prima…
Scandito dalla canzoncina "Fica in Costarica", il film - nelle intenzioni del regista esordiente Antonello De Leo - «lancia un messaggio di tolleranza, contro ogni pregiudizio sessuale». Vedendolo viene da pensare a Peccato che sia femmina della Balasco o anche a In & Out di Oz.

Prima del tramonto

Alla vigilia delle nozze con la figlia di un piccolo boss della malavita locale, l'immigrato marocchino Alì ci ripensa, rifiutando così la comoda integrazione che può ottenere e sparisce con Assia, sua splendida conterranea. Mentre gli scagnozzi del boss si mettono alla sua ricerca, in una vicina località di mare Domenico e Vito, due malavitosi "galantuomini" accolgono, rapinandoli ed uccidendo uno di loro, un gruppo di clandestini appena sbarcati da un gommone. Intanto nell'ufficio postale locale gli impiegati Luca e Matteo si scoprono amici per il comune odio verso il direttore.
Alì si trova ancora in albergo, quando i due sgherri del boss lo svegliano con un punteruolo conficcato nella mano. Riuscito a scappare, non riesce a non pensare ad Assia. Non può essere lei ad averlo tradito. Un orribile presentimento si fa strada nella sua mente, decide di ritornare in albergo…
Tra immigrazione, meridione e far-west
Prima del tramonto è un film disorientato, spiazzante, apolide, dove i percorsi spingono ogni volta verso un nuovo bivio ma i personaggi nel loro schematismo psicologico non funzionano.

Senza movente

Senza movente reinventa la tragica vicenda di Rita Squeglia, la ragazza di Recale (Caserta) che nella notte tra il 31 luglio e il 1 agosto del 1987 strangolò in un residence di Positano l'amante-padrone, Nicola Acconcia, e ne chiuse il cadavere in una valigia che trascinò giù da sola per 116 scalini: Omicidio apparentemente "senza movente", anche se la ragazza, oggi trentaseienne e in semilibertà dopo sette anni di reclusione, più tardi rivelò di aver riconosciuto nel manesco imprenditore uno dei tre uomini incappucciati che l'avevano stuprata qualche tempo prima. Una violenza mai denunciata, per paura, per vergogna, perché cosi vanno le cose al sud.
Nel rielaborare la delicata materia di cronaca il regista Luciano Odorisio tornato al cinema dopo dieci anni da Ne parliamo lunedì, comincia proprio dal delitto, un po' alla maniera di Hitchcock de Il Sipario strappato, per mostrare la fatica e il tempo che possono essere necessari per uccidere un uomo. Da lì, attraverso una complessa struttura temporale nella quale si intrecciano antefatto e indagine poliziesca, il film mette a fuoco la figura della "ragazza con la valigia": senza l'intenzione di assolverla, ma mostrando il clima di ipocrisia e meschinità maschile nel quale maturò l'insano gesto.
Senza movente si distingue per il montaggio serrato e la bella prova degli interpreti, non solo di Anita Caprioli, ma anche di Ennio Fantastichini, l'uomo sposato, e dei poliziotti (l'uno buono e l'altro cattivo) Massimo Bonetti e Antonio Iuorio.

Memmo Giovannini


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