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L'apparenza e lo sguardo in Hitchcock
Apparenza Fin dai primi film Hitchcock rivela la sua curiosità per la
dialettica delle apparenze: le sue storie, i suoi protagonisti, sono degli individui
mediocri, si staccano nettamente da alcuni cliché contemporanei del divismo americano,
sembrano quasi trascelti a caso da una folla anonima (la presentazione della coppia di Rich
and Strange è esemplare in questo senso, in quanto il protagonista è collocato
nella massa degli impiegati della City abituati a compiere automaticamente, tutti i
giorni, le stesse operazioni e gli stessi movimenti), ma ognuno presenta un comportamento
che non interessa tanto per la sua tipicità, quanto per la quantità di sintomi e di
indizi che suggeriscono la presenza costante di un mondo
represso, che la pura rappresentazione comportamentistica lascia appena
intravedere.
Morale Per quanto mostruosi e anormali siano i comportamenti o le azioni
rappresentate, Hitchcock, in genere, non prende mai una
posizione moralistica di condanna o di assoluzione, poiché è convinto che tra il Bene e
il Male sia impossibile stabilire una linea di demarcazione. La vera
vocazione di Hitchcock, è quella voyeuristica, che lo porta ad identificarsi con il
protagonista di Rear Window, e che lo spinge a evidenziare e sottolineare
l'importanza di ogni gesto, per captarvi, dietro all'apparenza di normalità, quel tanto
di anomalo che consente all'azione di andare avanti.
Sguardo Lo sguardo che entra in contatto per la prima volta con un
personaggio, registra la molteplicità di elementi e di segni che lo caratterizzano,
cercando di informare con tutti i materiali interni alla scena. La realtà non è
deformata mediante sistemi ottici o scenografici per portare alla luce il volto autentico,
semmai è scomposta in modo da recuperare il più possibile degli elementi che compongono
gli insiemi.
Hitchcock appartiene a quella categoria di registi che sanno cogliere l'essenzialità
nell'inessenziale, che riescono a privilegiare ogni dettaglio e a promuoverlo al rango di
necessità assoluta. Il suo stile si caratterizza per la
capacità selettiva, per la ricerca di quegli elementi unici, di
quell'unico movimento della macchina da presa che potenzi al massimo i significati
dell'immagine.
Personaggi In Hitchcock la posizione nei confronti della sua storia non è
sempre completamente estraniata. In genere il suo prevalente voyeurismo produce il piacere
di veder sballottati i suoi personaggi da una situazione all'altra, condiviso anche dallo
spettatore, ma questo atteggiamento non è costante, in quanto si nota quasi sempre
l'aspirazione ad abbandonare la propria posizione privilegiata di distacco, ed entrare
nella storia demandando a uno dei personaggi il ruolo di narratore in prima persona.
Quando all'occhio del regista si sostituisce quello di un suo personaggio, di colpo
l'immagine si carica di significati drammatici. Da una parte c'è il regista, con l'ironia
che lo caratterizza lo protegge, e, in un certo senso, lo salva, consentendo così allo
spettatore quell'azione, anche se non immediata, di razionalizzazione dei fatti portandolo
a un giudizio che si spinge oltre la storia. Dall'altra c'è l'angoscia, l'inquietudine,
la ricerca della verità al di là delle apparenze, che porta in primo piano un
personaggio affidandogli il compito di io-narrante.
Racconto Il racconto di Hitchcock, pur così fortemente strutturato, è al
di fuori delle strutture mitiche che caratterizzano la fiaba e che permetterebbero un tipo
di analisi delle funzioni narrative del tutto analoga a quella fatta da Propp. Hitchcock,
invece, nella sua favola moderna, in una società senza miti, elimina ogni elemento
narrativo ridondante: come il premio finale, le nozze dell'eroe o la celebrazione della
sua vittoria, e il suo racconto resta in piedi soprattutto per la tensione della sua
azione e per la rapidità con cui i fatti si succedono, come accade nella vita reale.
Immagine Nell'immagine di Hitchcock la vera selezione di messaggi e di
significati primari è attuata in direzione psicologico-affettiva, piuttosto che in quella
politica o sociale. Con questo egli non intende evitare i problemi del mondo
contemporaneo, ma crea il contatto mediante degli shock emotivi sullo spettatore che,
soltanto in un secondo momento e oltre l'opera osservata, possono essere condotti a
livello di coscienza confrontati con i loro riferimenti reali.
Tempo Il corso degli eventi prende il sopravvento in ogni suo film, o
meglio, coinvolge affetti e sentimenti, impedendo a questi di durare inalterati. Tutto
scorre, il tempo è un'astrazione in quanto non esiste un valore oggettivo e apprezzabile
della durata. Il tempo è un valore soggettivo, legato all'esperienza individuale e su
questa base la legge di trasformazione che investe tutto il mondo di Hitchcock gli
consente di concentrare in una durata minima il massimo di eventi, senza alcun rispetto
per la verosimiglianza.
Hitchcock è evidentemente un artista
inquieto e la sua visione del mondo non è ottimistica è, come dice giustamente Truffaut,
«uno di quegli artisti dell'ansietà che non ci può
aiutare a vivere perché vivere è già difficile per loro, ma la loro missione è quella
di renderci partecipi della loro esperienza».
Memmo Giovannini
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