Anno V - Numero 4 - Settembre 1999

I film del mese


IL TREDICESIMO PIANO
(THE THIRTEEN FLOOR)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Josef Rusnak
Sceneggiatura: Daniel F. Galouye, Josef Rusnak, Ravel Centeno-Rodriguez
Fotografia: Wedigo von Schultzendorff
Scenografia: Kirk M. Petruccelli
Costumi: Joseph A. Porro
Musica: Harald Kloser
Montaggio: Henry Richardson
Prodotto da:  Roland Emmerich, Ute Emmerich, Marco Weber
(USA, 1999)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Columbia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Douglas Hall: Craig Bierko
Hannon Fuller: Armin Mueller-Stahl
Jane Fuller: Gretchen Mol
Whitney/Ashton: Vincent D'Onofrio
Detective Larry McBain: Dennis Haysbert
Zev Bernstein: Steve Schub
Tom Jones: Jeremy Roberts
Joe: Rif Hutton
Jane's Lawyer: Leon Rippy

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1.jpg (26601 byte)Il leader di un rivoluzionario progetto di realtà virtuale, che ricostruisce la Los Angeles del 1937 completa di persone "pensanti" e ignare di trovarsi all’interno di un computer, viene trovato morto e tutti gli indizi sembrano accusare il socio Hall. L’uomo, in realtà, non ricorda nulla della notte in cui hanno ucciso il suo amico e lentamente inizia a sospettare di aver effettivamente compiuto l’omicidio. Un messaggio del socio sulla segreteria telefonica, lasciato poco prima di morire, lo informa di una scoperta incredibile di cui ha lasciato traccia all’interno del programma. L’unico modo per sbrogliare la matassa è quello di collegarsi alla macchina e ripercorrere i luoghi frequentati dall’uomo, ma in gran fretta: il collegamento, infatti, non può andare oltre le due ore e la polizia ha in mano tutti gli indizi che servono per arrestarlo.

2.jpg (23976 byte)Esordio alla regia dell’austriaco Josef Rusnak (fortemente voluto dal produttore Roland Emmerich), "Il tredicesimo piano" ha una genesi produttiva che potrebbe assimilarlo ad opere ben più celebri (e riuscite) come "Dark City" o "Matrix". In realtà il soggetto del film nasce in tempi non sospetti e, dati i tempi morti dovuti all’importazione hollywoodiana di un progetto europeo, non è da escludere che sia esso stesso la primaria fonte d’ispirazione di altre opere. Definirlo un thriller fantascientifico pare riduttivo: l’interazione fra la Los Angeles del 1937 e i giorni nostri è infatti collegata da brevi sequenze nella "stanza dei computer", dove pochi (e non milionari) effetti di computer grafica assolvono a tutti gli aspetti visivi che giustificano la sua natura d’opera fantascientifica, lasciando alla trama ben congegnata e avvincente (malgrado il ritmo narrativo rilassato e riflessivo) il compito di catturare lo spettatore e far scattare il meccanismo della sospensione dell’incredulità, necessario per gustare appieno sia gli aspetti investigativi in stile noir anni ’40 della vicenda sia quelli fantastici. L’operazione è riuscita, a dimostrazione che non bisogna sperperare miliardi nei "soliti" divi e farcire ogni sequenza con effetti mai visti per confezionare una buona storia, e il finale è di quelli che restano nel cuore.

Luigi De Angelis


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