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IL
TREDICESIMO PIANO
(THE THIRTEEN FLOOR)CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: Josef Rusnak
Sceneggiatura: Daniel F. Galouye, Josef Rusnak, Ravel
Centeno-Rodriguez
Fotografia: Wedigo von Schultzendorff
Scenografia: Kirk M. Petruccelli
Costumi: Joseph A. Porro
Musica: Harald Kloser
Montaggio: Henry Richardson
Prodotto da: Roland Emmerich, Ute Emmerich, Marco Weber
(USA, 1999)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Columbia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Douglas Hall: Craig Bierko
Hannon Fuller: Armin Mueller-Stahl
Jane Fuller: Gretchen Mol
Whitney/Ashton: Vincent D'Onofrio
Detective Larry McBain: Dennis Haysbert
Zev Bernstein: Steve Schub
Tom Jones: Jeremy Roberts
Joe: Rif Hutton
Jane's Lawyer: Leon Rippy
 
Il leader di un
rivoluzionario progetto di realtà virtuale, che ricostruisce la Los Angeles del 1937
completa di persone "pensanti" e ignare di trovarsi allinterno di un
computer, viene trovato morto e tutti gli indizi sembrano accusare il socio Hall.
Luomo, in realtà, non ricorda nulla della notte in cui hanno ucciso il suo amico e
lentamente inizia a sospettare di aver effettivamente compiuto lomicidio. Un
messaggio del socio sulla segreteria telefonica, lasciato poco prima di morire, lo informa
di una scoperta incredibile di cui ha lasciato traccia allinterno del programma.
Lunico modo per sbrogliare la matassa è quello di collegarsi alla macchina e
ripercorrere i luoghi frequentati dalluomo, ma in gran fretta: il collegamento,
infatti, non può andare oltre le due ore e la polizia ha in mano tutti gli indizi che
servono per arrestarlo.
Esordio alla regia
dellaustriaco Josef Rusnak (fortemente voluto dal
produttore Roland Emmerich), "Il tredicesimo piano"
ha una genesi produttiva che potrebbe assimilarlo ad opere ben più celebri (e riuscite)
come "Dark City" o "Matrix". In realtà il soggetto del film nasce in
tempi non sospetti e, dati i tempi morti dovuti allimportazione hollywoodiana di un
progetto europeo, non è da escludere che sia esso stesso la primaria fonte
dispirazione di altre opere. Definirlo un thriller fantascientifico pare riduttivo:
linterazione fra la Los Angeles del 1937 e i giorni nostri è infatti collegata da
brevi sequenze nella "stanza dei computer", dove pochi (e non milionari) effetti
di computer grafica assolvono a tutti gli aspetti visivi che giustificano la sua natura
dopera fantascientifica, lasciando alla trama ben
congegnata e avvincente (malgrado il ritmo narrativo rilassato e
riflessivo) il compito di catturare lo spettatore e far scattare il meccanismo della
sospensione dellincredulità, necessario per gustare appieno sia gli aspetti
investigativi in stile noir anni 40 della vicenda sia quelli fantastici.
Loperazione è riuscita, a dimostrazione che non bisogna sperperare miliardi nei
"soliti" divi e farcire ogni sequenza con effetti mai visti per confezionare una
buona storia, e il finale è di quelli che restano nel cuore.
Luigi
De Angelis
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