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NEW ROSE HOTEL CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Abel Ferrara
Sceneggiatura: Abel Ferrara, Christ Zois
(basata sull'omonimo racconto di William Gibson)
(USA, 1998)
Durata: 98'
Distribuzione cinematografica: BIM
PERSONAGGI E INTERPRETI
Fox: Christopher Walken
X: Willem Dafoe
Sandii: Asia Argento
 
Ce ne siamo accorti da molto tempo: Abel Ferrara è un
regista dal grandissimo potenziale. Due anni fa portò alla mostra quello che a tutt'oggi
rimane forse il suo capolavoro, "Fratelli", che sebbene fosse di gran lunga il
film migliore del concorso, venne pressoché ignorato dalla giuria. Ora affronta una
storia tratta dallo scrittore di fantascienza William Gibson, una sorta di noir ambientato
in un futuro dove il mondo è dominato dalle multinazionali e il dominio delle più
sofisticate ricerche scientifiche è alla base del potere. In questo scenario si muovono
Fox (Walken) e X (uno splendido Dafoe), che assoldano Sandii (una convincente Asia
Argento) affinché seduca il prezioso scienziato giapponese Hiroshi e lo convinca ad
abbandonare la propria multinazionale. Le cose non andranno però come previsto...
Nella prima ora del film Ferrara compone uno scenario rarefatto e allucinante, omettendo
qualsiasi scena d'azione e lasciando grande spazio ai tempi morti, alla pianificazione, ai
dialoghi tra i personaggi, guidandoci in un futuro completamente privo di ogni punto di
riferimento, dominato dal denaro e dal cinismo. In questo la sua messa in scena è
efficace: non è il Ferrara più radicale (quello de "Il cattivo tenente") né
quello più esistenziale e filosofico (lo splendido "The addiction") quello di
"New Rose Hotel", ma la messa in scena è ipnotica e terribilmente suggestiva, e
il disagio di fronte a quello che è un mondo completamente spersonalizzato ci porta nei
territori delle più turbanti narrazioni postmoderne. Tuttavia, nella parte finale del
film (una buona mezz'ora), il regista italoamericano opta per una soluzione stilistica
francamente incomprensibile, una sorta di riassunto della vicenda visto dagli occhi del
tradito X, che non rivela niente di più di quanto non si sapesse già, e anzi toglie
molto del mistero e del fascino di una storia che ci si vede così raccontare due volte e
con gli stessi strumenti. Con il risultato di appesantire inutilmente una vicenda che
aveva vissuto fino allora di pause, frasi evitate, sospensioni. Un grosso peccato per
quello che sarebbe stato probabilmente un bellissimo film, e che si ferma così alla
soglia dell'incompletezza.
Simone Sabattini |