Tempi Moderni

I film del 1999


VENTI DI GUERRA
"La sottile linea rossa", e Terence Malick

Non è sbagliato dire che il "nuovo cinema americano" di fine anni’60, quello che ha ricostruito le fortune di Hollywood partendo dall’autorialità, si è sempre diviso in due parti equidistanti. I Coppola, gli Spielberg, gli Scorsese, i Lucas, quelli che nel sistema hanno trovato una morbida culla, e i Cimino e i Malick, quelli che dal sistema sono stati (o si sono volontariamente) allontanati. 3.jpg (10807 bytes)Ma il fiume, nonostante tutto, torna sempre al mare, per chi cerca di risalirne la corrente, e per chi, semplicemente, si ferma ad osservare il ritmo dell’acqua che scorre. Il caso di Terence Malick è tanto clamoroso, che ormai si sa già tutto. Regista di culto con soli due film girati (Badlands e I giorni del cielo), esiliato di sua sponte, infotografabile, inintervistabile. Ora tornato al cinema, con un film di guerra già mitico prima che ne fosse stato proiettato un solo metro. A ragione. Metterlo a confronto con Salvate il soldato Ryan di Spielberg è il gesto più semplice. Due episodi della Seconda Guerra Mondiale, Normandia e Guadalcanal, un grado di realismo simile nelle sequenze di combattimento, il fragore di esplosioni lontano e vicino, la stessa insensatezza denunciata. Ma Terence Malick sprofonda i suoi soldati nel paesaggio, nella natura tropicale, dove un centimetro può decidere delle vita e della morte. Attraverso la campagna pianeggiante correva la "rabbia giovane" di Martin Sheen e Sissy Spacek in Badlands. Qui la vegetazione lussureggiante è anche simbolo di una condizione primigenia, verde e purissima, dalla quale la guerra allontana i soldati. Un film ad altezza d’uomo, che ricorda tanto l’episodio delle paludi padane in Paisà di Rossellini: la stessa erba, dalla quale emergono occhi impauriti. Eccentrico, visionario, Malick mescola le piste narrative, spiazza continuamente lo spettatore trascinandolo in un crogiolo dove eventi e personaggi si fondono. Costruisce sequenze di combattimento vorticose e allucinatorie. Si è detto che tutti i migliori attori si sono messi in fila per avere una parte ne La sottile linea rossa. E che Malick ne ha relegati due molto famosi, come John Travolta e George Clooney, in piccoli ruoli, apparizioni più che altro. Ma non è questo che stupisce, anche se fa tanto off Hollywood. E’ la capacità che questo film ha di parlare un lingua classica, di essere visivamente incisivo senza il clamore di morti e feriti, l’esaltazione del sangue, che popola (anche con fini nobili) Salvate il soldato Ryan. Capacità che ha reso un culto il cinema di Malick. Anche con due soli film. I numeri, spesso, non fanno inquadrature.

Riccardo Ventrella