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VENTI DI GUERRA
"La sottile linea rossa", e Terence Malick
Non è sbagliato dire che il "nuovo
cinema americano" di fine anni60, quello che ha ricostruito le fortune di
Hollywood partendo dallautorialità, si è sempre diviso in due parti equidistanti.
I Coppola, gli Spielberg, gli Scorsese, i Lucas, quelli che nel sistema hanno trovato una
morbida culla, e i Cimino e i Malick, quelli che dal sistema sono stati (o si sono
volontariamente) allontanati. Ma il fiume, nonostante tutto, torna sempre al
mare, per chi cerca di risalirne la corrente, e per chi, semplicemente, si ferma ad
osservare il ritmo dellacqua che scorre. Il caso di Terence Malick è tanto
clamoroso, che ormai si sa già tutto. Regista di culto con soli due film girati (Badlands
e I giorni del cielo), esiliato di sua sponte, infotografabile, inintervistabile.
Ora tornato al cinema, con un film di guerra già mitico prima che ne fosse stato
proiettato un solo metro. A ragione. Metterlo a confronto con Salvate il soldato Ryan
di Spielberg è il gesto più semplice. Due episodi della Seconda Guerra Mondiale,
Normandia e Guadalcanal, un grado di realismo simile nelle sequenze di combattimento, il
fragore di esplosioni lontano e vicino, la stessa insensatezza denunciata. Ma Terence
Malick sprofonda i suoi soldati nel paesaggio, nella natura tropicale, dove un centimetro
può decidere delle vita e della morte. Attraverso la campagna pianeggiante correva la
"rabbia giovane" di Martin Sheen e Sissy Spacek in Badlands. Qui la
vegetazione lussureggiante è anche simbolo di una condizione primigenia, verde e
purissima, dalla quale la guerra allontana i soldati. Un film ad altezza duomo, che
ricorda tanto lepisodio delle paludi padane in Paisà di Rossellini: la
stessa erba, dalla quale emergono occhi impauriti. Eccentrico, visionario, Malick mescola
le piste narrative, spiazza continuamente lo spettatore trascinandolo in un crogiolo dove
eventi e personaggi si fondono. Costruisce sequenze di combattimento vorticose e
allucinatorie. Si è detto che tutti i migliori attori si sono messi in fila per avere una
parte ne La sottile linea rossa. E che Malick ne ha relegati due molto famosi, come
John Travolta e George Clooney, in piccoli ruoli, apparizioni più che altro. Ma non è
questo che stupisce, anche se fa tanto off Hollywood. E la capacità che
questo film ha di parlare un lingua classica, di essere visivamente incisivo senza il
clamore di morti e feriti, lesaltazione del sangue, che popola (anche con fini
nobili) Salvate il soldato Ryan. Capacità che ha reso un culto il cinema di
Malick. Anche con due soli film. I numeri, spesso, non fanno inquadrature.
Riccardo
Ventrella |